Limitare le nuove restrizioni ai non vaccinati, seguendo il piano messo a punto in Austria. Le Regioni chiedono al governo di escludere chi si è immunizzato – ovvero la maggior parte della popolazione – dalle misure che scattano con l’uscita dalla zona bianca. Con fonti di Palazzo Chigi che per ora chiudono a questa possibilità e ricordano che le regole in vigore sono state volute dalle stesse Regioni. Perché adesso i governatori hanno paura delle restrizioni in arrivo? La stretta – seppure lievissima – prevista con la zona gialla già imporrebbe dei paletti alle festività natalizie e al loro giro d’affari. Ma il vero spauracchio è la zona arancione, con restrizioni più dure che di fatto comprometterebbero la stagione turistica invernale.

Il 9 marzo 2020. veniva annunciato lo stop alla stagione sciistica. Da quel giorno gli impianti sono rimasti fermi anche per tutto l’inverno seguente, con poche eccezioni. A 20 mesi di distanza sulle Alpi torna l’incubo per gli appassionati dello sci. Per il settore sarebbe un altro colpo durissimo: se il Covid ha finora “risparmiato” le ferie estive, le vacanze sugli sci sono state appunto vietate per tutto l’inverno scorso. Ad oggi le Regioni che temono il passaggio in zona gialla già entro novembre sono Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Liguria, Valle d’Aosta e provincia di Bolzano. Esclusa (in parte) la Liguria, per gli altri territori salvare il Natale e la stagione sciistica è vitale.

Con la zona gialla torna l’obbligo di mascherina anche all’aperto e nei locali il limite di commensali al tavolo è di quattro persone, con una deroga solamente per i conviventi. Già questo aspetto non è secondario, soprattutto pensando ai tradizionali cenoni di Natale e di Capodanno. Nelle Regioni in gialla, la tavolata con parenti e amici non sarebbe più possibile, anche mostrando il green pass. Secondo un’analisi della Coldiretti, rischia di ripetersi la situazione dello scorso anno, quando 10 milioni di italiani hanno rinunciato a viaggiare nel periodo delle feste di fine anno per via delle restrizioni. L’impatto negativo della reintroduzione della zona gialla si trasferisce a cascata sull’intera filiera, sottolinea la Coldiretti, con la riduzione di acquisti di prodotti alimentari e vino dalle aziende agricole ma anche di addobbi floreali. Senza dimenticare che un terzo della spesa turistica in Italia è destinato all’alimentazione con il cibo che rappresenta per molti turisti la principale motivazione del viaggio.

Un altro aspetto da non sottovalutare riguarda le restrizioni per teatri, cinema, concerti, musei e terme. In zona gialla queste strutture restano accessibili, ma la capienza consentita non può essere superiore al 50% di quella massima e il numero di spettatori non può comunque essere superiore a 2.500 per gli spettacoli all’aperto e a mille per gli spettacoli al chiuso. Per gli eventi sportivi la capienza consentita non può essere superiore al 25% e comunque non si possono sforare i 2.500 spettatori all’aperto (mille al chiuso). Un altro aspetto che può avere pesanti ricadute sul turismo. Anche i mercatini di Natale dell’Alto Adige sono osservati speciali e la situazione viene valutata di giorno in giorno. In Baviera sono già stati cancellati.

“La quarta ondata arriva da nord e di certo non si ferma al Brennero. Siamo ad un passo dal deragliamento, anche perché in Alto Adige abbiamo una bassa percentuale di vaccinati”, ha detto l’assessore alla sanità Thomas Widmann. “Le prenotazioni per la stagione invernale sono molte, ma siamo praticamente in zona gialla e il passo verso l’arancione è breve“, ha aggiunto l’assessore. È lo stesso timore manifestato oggi dal governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che a Il Giornale ha detto: “In questi giorni o nel giro di una settimana saremo in zona gialla. Mi auguro di non arrivare alla zona arancione. Con il giallo le restrizioni sono limitate come l’uso della mascherina all’esterno e in quattro al tavolo in ristorante. Se scivolassimo verso l’arancione cambia parecchio“.

Per finire in zona arancione bisogna avere un’incidenza settimanale sopra i 150 casi ogni 100mila abitanti (per ora già superata in Alto Adige e Friuli, ci è vicino il Veneto), ma soprattutto un tasso di occupazione in area medica sopra il 30% e contemporaneamente sopra il 20% in terapia intensiva. Tutte le Regioni sono ancora lontane da queste cifre, ma senza un’inversione di tendenza il rischio è che ci possono arrivare proprio nel periodo natalizio. Il timore è reale, tanto che Bolzano si sta impegnando a Roma per evitare la chiusura degli impianti di risalita nelle zone arancione: “Si tratta di una misura impensabile per una zona sciistica, come l’Alto Adige. Gli impianti vanno parificati ai bus e ai centri commerciali“, ha detto lunedì l’assessore ai Trasporti della Provincia, Daniel Alfreider.

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