Il Frecciabianca sbarca in Sicilia”, annunciano in una nota le Ferrovie dello Stato, dopo l’inaugurazione in pompa magna lunedì 8 novembre alla stazione di Catania. C’è stato pure il taglio del nastro delle autorità: l’amministratore delegato di Trenitalia, Luigi Corradi, e il sottosegretario ai Trasporti del M5s, il siciliano Giancarlo Cancelleri. “Per la prima volta una Freccia di Trenitalia percorrerà i binari siciliani, da Palermo a Messina via Caltanissetta, Enna e Catania, collegando l’isola con il sistema dell’alta velocità”, gongolano le Fs. Ma cos’ha, della Freccia, questo nuovo treno? L’alta velocità no di certo: nelle stesse tratte impiega più tempo. Un treno nuovo, più comodo? No, perché è uguale all’Intercity che già viaggia sui binari siciliani: “È la stessa locomotiva E464 degli attuali Intercity già usata in Sicilia, nulla di nuovo ma un ottimo prodotto già impiegato per analoghi servizi in altre parti d’Italia. Dovremmo concentrarci sulla performance delle linee perché non è l’abito che fa il monaco”, spiega Michele Barresi, segretario Uiltrasporti Messina, esperto del comparto ferroviario siciliano.

Per cosa hanno tagliato il nastro, quindi, a Catania? La risposta, dopo retromarce, distinguo e una valanga di inevitabili polemiche, alla fine è semplice: “Un servizio”, spiega Cancelleri. Ovvero un collegamento diretto tra l’interno della Sicilia e lo Stretto a orari connessi con l’attraversamento via mare e gli orari delle Frecce – quelle davvero veloci – da prendere però in Calabria, mica in Sicilia, dove per “la prima volta” – secondo le Fs – è “sbarcata” una freccia. L’ambiguità dell’esordio della nota è finalmente sciolta: “collegando l’Isola con il sistema dell’alta velocità”, del resto del Paese, di questo si tratta. Un servizio che di certo farà risparmiare tempo, ma solo grazie a un migliore incastro degli orari. Meritava addirittura un’inaugurazione con tanto di inviti alla stampa? Di certo c’è che, dopo avere letto i tempi di percorrenza, si è scatenata una valanga di critiche sui social. “Sono tutti concentrati a guardare quanto tempo impiega il treno da Palermo a Messina, non hanno capito che il tema è quanto impiega da Catania fino a Roma”, spiegherà due giorni dopo Cancelleri al fattoquotidiano.it.

La nuovissima “freccia”, d’altronde, in Sicilia non può sfrecciare in nessun modo, perché la linea ferroviaria – in buona parte a binario unico – non lo permette. Ma in pochi, pochissimi, sanno che “Frecciabianca” è una classificazione commerciale, che non deriva in alcun modo il nome dalla velocità. Di certo è un treno che in teoria può arrivare a 200 km orari, con lo stesso nome che evoca rapidità. L’isola, però, sconta una rete ferroviaria risalente agli anni Trenta, che dal dopoguerra in poi è stata oggetto di tanti annunci e pochissimi interventi. Da Palermo a Catania sono 241 km di rete ferroviaria: di questi, a breve – tra circa un anno – verrà completato il raddoppio di soli 37 km per il lotto Bicocca-Catenanuova. Mentre sul resto della tratta, ancora a binario unico, pende un intervento da otto miliardi circa, che secondo Cancelleri sarà realtà nel 2026. Da Catania a Messina, invece, sono 98 km, di cui 42 a binario unico, tra Giampilieri e Fiumefreddo (qui il progetto per il raddoppio è definitivo). Cosicché in buona parte del territorio la velocità non va oltre i 75km orari, con una media di 100 km all’ora: questa è la velocità che potrà raggiungere la nuova Freccia da poco “sbarcata”.

“Ma con il nuovo treno verrà offerto un servizio nuovo”, ribadisce Cancelleri, perché “invece di dieci ore, da Catania a Roma ce ne vorranno sette. Un piccolo passo verso una normalizzazione attesa da tanto”. Un taglio del nastro che va ad aggiungersi ai tanti annunci già fatti nel tempo. L’ultimo sei anni fa, quando – col crollo del viadotto Himera – l’unico collegamento rimasto tra le due città più grandi dell’Isola era il treno. Allora Trenitalia annunciò trionfalmente l’arrivo di due nuovi convogli come mero anticipo di “un più consistente potenziamento dei collegamenti tra i due capoluoghi che, previsto per dicembre, sarà invece avviato entro la fine di aprile”. Era il 2015: da allora a oggi la novità è che tra Palermo e Catania invece di viaggiare in 3 ore e 9 minuti si viaggerà in 3 ore e 15 minuti, e con un solo orario giornaliero. Mentre da Palermo a Messina il treno impiegherà 4 ore e 15 minuti, contro le 2 ore e 50 che impiega attualmente: “Ma a Palermo c’è il deposito, deve per forza partire da lì”, spiega ancora Cancelleri. Un servizio che quindi va a maggior vantaggio della Sicilia interna e dei catanesi, mentre è iniziata la campagna elettorale. “Sarebbe campagna elettorale se fossi candidato”, commenta il sottosegretario, che però è nella lista dei papabili come aspirante governatore: “La verità è che avremmo dovuto inaugurare mesi fa, poi è cambiato l’ad di Fs e abbiamo avuto questo ritardo”. Campagna elettorale o meno, il passo, o meglio, il passetto avanti c’è stato davvero: “Ogni nuovo servizio ferroviario va visto come un passo avanti, forse andava meno enfatizzato e meglio spiegato ai siciliani”, chiosa Barresi. Forse sì.

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