“Sono un po’ imbarazzato anche perché volevo che fosse una cosa tra amici e persone con cui ho lavorato in tutti questi anni, ma non immaginavo questa attenzione mediatica”. Ha iniziato così il procuratore di Milano Francesco Greco il suo intervento alla cerimonia di saluti per il suo pensionamento nell’aula magna del Palazzo di Giustizia di Milano. Greco ha ringraziato tutti i colleghi magistrati che hanno preso la parola prima di lui oltre al presidente dell’ordine degli avvocati di Milano, Vinicio Nardo. “Il tempo è passato velocemente, troppo velocemente, io quel 29 gennaio me lo ricordo come se fosse ieri”, ha detto Greco che ha ricordato i procuratori che lo hanno preceduto “e che non ci sono più” come Saverio Borrelli, Manlio Minale e altri magistrati. “La storia della Procura di Milano si intreccia con la storia del nostro Paese, dagli anni di piombo alla globalizzazione, sino ad oggi, al tempo della connessione globale. Molti di noi sono stati protagonisti di questi cambiamenti, o meglio del controllo della legalità di questi cambiamenti. La storia di questi anni è un grande libro che rappresenta la storia di questo Paese”. Greco ha ricordato che lui “da quel 29 gennaio” è “sempre stato in Tribunale” e ha ricordato “sacrifici e assenze” affrontati dalla sua famiglia e dalle famiglie dei magistrati. Poi, quei riferimenti non tanto impliciti agli ultimi mesi quando in Procura a Milano sono venuti a galla contrasti pesanti che erano già sottotraccia, con i casi Eni-Nigeria e ‘verbali di Amara’ che sono arrivati fino al Csm e alla procura di Brescia che sta indagando. “Non è la prima e non sarà l’ultima tempesta che l’Ufficio si troverà ad affrontare. Le tempeste le abbiamo sempre superate grazie ai grandi nocchieri che ha avuto la Procura di Milano”, ha detto Greco. E ha rivendicato che lui lascerà una “procura organizzata ed efficace”, al di là “di tante chiacchiere e strumentalizzazioni”, e in grado di affrontare le “sfide che derivano dal cambiamento del mondo”. Infine, un “grazie a tutti per avermi accompagnato in questo percorso”. Ha ricevuto un computer come regalo, ma anche un quadro, e mentre i doni gli venivano consegnati ha risuonato nell’aula magna You’ll never walk alone in una versione più soft rispetto a quella dei tifosi del Liverpool.

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