Le forze militari del governo etiope hanno arrestato il 5 novembre 17 tra sacerdoti, fratelli e impiegati in un centro gestito dai Salesiani nella zona di Gottera, ad Addis Abeba, mentre oggi le Nazioni Unite hanno fatto sapere che a 16 loro dipendenti, tutti di nazionalità etiope, è toccata la stessa sorte. Un’azione alla quale non è ancora stata data una spiegazione ma che testimonia la crescente tensione nel Paese, dopo che nove gruppi ribelli si sono uniti per rovesciare il governo centrale, arrivando fino alle porte della capitale. Secondo quanto riporta l’agenzia Fides che cita fonti locali, gli arrestati sono stati tutti portati in un luogo segreto dove adesso sarebbero detenuti. La stessa agenzia ha poi ricevuto e pubblicato un messaggio dei Salesiani in Etiopia con il quale si invita a “pregare per la pace e l’unità del Paese”: “La notizia dell’arresto di sacerdoti, diaconi e laici etiopi ed eritrei che vivevano nella casa provinciale dei Salesiani – ha commentato don Mussie Zerai, presidente dell’agenzia Habeisha – ci lascia sgomenti. Non riusciamo ancora a comprendere quali siano i motivi alla base di un atto così grave”. L’Onu in serata ha confermato la notizia riguardante i suoi dipendenti, circolata già nel pomeriggio. Il portavoce Stephane Dujarric ha assicurato che “stiamo lavorando attivamente con il governo per garantire il loro rilascio immediato”.

Tutto avvenuti in un clima di tensione che ha alzato l’allerta dell’esecutivo guidato dal premier Abiy Ahmed Ali, già allarmato per l’ipotesi di un aumento dei combattenti tigrini alle porte di Addis Abeba. Tra i gruppi che hanno dichiarato guerra al governo ci sono l’Esercito di liberazione degli Oromo (Ola) e il Fronte popolare di liberazione del Tigrè (Tplf), impegnato da oltre un anno in una guerra civile contro il primo ministro etiope. I nove gruppi hanno affermato che stanno formando un fronte unito “per invertire gli effetti nocivi del governo sui popoli dell’Etiopia e nel riconoscimento del grande bisogno di collaborare e unire le forze in direzione di una transizione sicura nel Paese”. Non è chiaro come e se l’alleanza, chiamata Fronte unito dell’Etiopia federalista e delle forze confederaliste, avrà un impatto sul corso del conflitto che il governo di Abiy ha definito una “guerra per garantire la nostra esistenza”.

Tplf e Ola sono ben conosciuti dal governo di Addis Abeba, che li considera due gruppi terroristici, ma gli altri sette alleati sono sconosciuti, come detto da un funzionario all’agenzia Afp in condizioni di anonimato: “Non conosco la maggior parte di essi, non so quante persone e quali risorse abbiano”. Ma il loro potenziale preoccupa non poco i vertici militari, con il ministero della Difesa che ha invitato i veterani a riarruolarsi nelle forze armate “per tutelare il Paese da una cospirazione per disintegrarlo”.

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