Un posto da professore di ruolo in legge per il figlio del decano di Giurisprudenza in pensione, che dall’università riceve incarichi di difesa e non solo per sé ma anche per l’altro figlio. Un altro bandito in ginecologia ma assegnato a una genetista, dall’esperienza clinica dubbia ma moglie del direttore di un dipartimento gemello. Per il rettore dell’Università di Foggia non c’è nulla di strano, solo la corretta e fisiologica selezione del personale docente orientata agli obiettivi dell’ateneo. Per altri professori, due forti indizi di un certo traffico di insegnamenti in favore degli amici. Il 25 ottobre scorso il Presidente della Repubblica in persona ha partecipato alla cerimonia d’inaugurazione dell’anno accademico all’Università di Foggia. Ad ascoltare, in religioso silenzio, c’era l’intero senato accademico con toga bordata d’ermellino. Parole d’ordinanza: merito, riscatto e legalità. Fuori dal cerimoniale d’occasione, però, c’è ben altro. E lo evidenzia Trasparenza e Merito (Tra-Me), il gruppo che analizza i concorsi pubblici all’italiana e che dal 2017 riceve, vaglia e seziona plichi di segnalazioni su bandi dagli esiti a dir poco singolari provenienti da ogni parte d’Italia.

Ha fatto un certo scalpore quello del figlio dell’ex decano di Giurisprudenza Follieri. Ad aprile UniFg aveva bandito una procedura selettiva, mediante chiamata, per la copertura di un posto di professore universitario di ruolo di seconda fascia in Diritto privato. A luglio il quotidiano locale l’Attacco aveva raccolto indiscrezioni e pronostici che indicavano come vincitore designato Luigi Follieri, titolare di un posto da ricercatore in quel di Brescia e figlio di Enrico Follieri, fedelissimo dell’ex rettore Maurizio Ricci. Il 12 ottobre quello attuale, Pierpaolo Limone, ha approvato gli atti della procedura che è culminata, anche grazie alla rinuncia dell’unica candidata alternativa, con la designazione di Follieri Jr. I pronostici, va detto, andavano abbastanza sul sicuro: già nel 2017 il ritorno a casa era stato tentato come “scambio” tra docenti, saltò poi all’ultimo proprio per i sospetti di favoritismo avanzati sulla stampa. Sospetti alimentati anche dal forte ascendente dei Follieri sull’ateneo dauno: Enrico Follieri, anche dopo la quiescenza come docente, riceve spesso il compito di difendere l’ateneo in giudizio, con mandato conferito allo stesso Enrico o all’altro suo figlio, Francesco. A ottobre Follieri jr ha vinto la selezione e si è trasferito a Foggia. Per il rettore Limone però è tutto regolare: “In quanto ‘selettiva’, la procedura concorsuale è stata aperta a tutti i potenziali interessati a livello nazionale o estero. A nulla rileva, sia sotto il profilo formale sia sostanziale, che il padre del candidato risultato vincitore della procedura, peraltro da tempo in pensione, sia stato un docente del nostro Ateneo o abbia ricevuto, legittimamente, incarichi legali dallo stesso”. In realtà lo Studio Follieri ha ricevuto incarichi di difesa in giudizio da parte dell’UniFg fino all’altro ieri. In dettaglio: un mandato conferito allo stesso Follieri nel 2019 da 11.574 euro, un secondo a gennaio 2021 da 7.295 euro; per Francesco Follieri in carico a febbraio 2021 da 10mila euro. Enrico Follieri riceve poi un terzo mandato anche maggio, mentre era in corso la procedura di selezione per il posto poi assegnato al figlio Francesco. Stavolta però, curiosamente, lo assume a titolo gratuito, senza nulla chiedere in cambio.

Ma c’è un altro caso singolare che potrebbe anche avere implicazioni più delicate perché tocca l’ambito della medicina universitaria. L’università di Foggia bandisce una procedura comparativa per Professore universitario di seconda fascia in “Ginecologia e Ostetricia”, ma a vincerlo è una genetista che non ha esperienza clinica in materia. Poi si scopre anche altro: che il vincitore che sbaraglia il candidato “eccellente dal punto di vista assistenziale” senza tutta l’esperienza clinico-assistenziale richiesta, perché in realtà fa altro, è pur sempre moglie del direttore del Dipartimento di Medicina Clinica sperimentale dell’università. Con il quale peraltro ha condiviso il 62% della ricerca e molti dei convegni curricolari menzionati nella candidatura. Sempre in genetica. Cosa nota evidentemente anche all’università, considerato che nel tempo sono stati conferiti alla docente insegnamenti che nulla hanno a che fare con la Ginecologia e Ostetricia, ovvero la disciplina richiesta dalla posizione messa a bando. Il fattoquotidiano.it ha visionato le carte della procedure selettiva, i lavori presentati dai candidati, la loro esperienza nella clinica e i relativi giudizi della commissione. E qualche dubbio, in effetti, viene.

Partiamo dall’inizio. A maggio l’Università di Foggia pubblica il bando di una procedura selettiva per un posto di professore universitario di ruolo di seconda fascia in ambito “ginecologia e ostetricia” presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche. La commissione deve esprimere il proprio giudizio su due candidati tra cui scegliere valutando curriculum, attività di ricerca, pubblicazioni scientifiche, attività didattica e clinico-assistenziale. Si chiamano Elvira Grandone e Giuseppe Antonio Trojano. La vincitrice risulta la prima che ha un profilo definito “eccellente” dalla commissione , il secondo è solo “ottimo”. E ci sta, se non fosse che la stessa commissione nel verbale definitivo mette nero su bianco che la vincitrice presenta un’attività scientifica rilevante “se pur la produzione scientifica globale includa un certo numero di pubblicazioni attinenti ad altri settori disciplinari”. Eh sì perché è una brava genetista, ma non una ginecologa come richiesto dal bando. E se c’è un’emergenza nella sala operatoria dell’ospedale di Foggia, questa la preoccupazione, puoi fidarti di un ginecologo per alcuni solo presunto? In effetti nella valutazione della commissione come unica esperienza clinico-assistenziale riscontrabile viene riportata una attività ambulatoriale tra gli anni 1992-1998 presso la Casa sollievo della Sofferenza di Foggia, che viene descritta come “counseling genetico” per malattie monogeniche multifattoriali e dell’emostasi che potrebbe solo indirettamente riferirsi a problematiche ginecologiche. L’altro candidato dimostra invece “un profilo di ricerca pienamente congruente con il SSD e di buon livello nella comunità scientifica di riferimento” e vanta pure “un’attività assistenziale eccellente, come comprovato dall’ampia casistica operatoria”. Addirittura é in atto Direttore di una Unità operativa complessa di Ginecologia e Ostetricia. Ma tant’è.

C’è però un elemento all’apparenza extracurricolare che ha catturato l’attenzione di Tra-Me: la vincitrice è infatti moglie del professor Maurizio Margaglione che da luglio 2020 dirige il Dipartimento di Medicina clinica e sperimentale dell’Università di Foggia, dipartimento gemello di quello di Scienze mediche e chirurgiche che ha attivato il concorso. Non per questo la candidata avrebbe dovuto astenersi, sia chiaro. Ma la commissione avrebbe potuto accorgersi che molta dell’attività di ricerca e convegnistica prodotta dalla candidata era in realtà co-prodotta insieme al marito, in maniera preponderante per altro, e su materie diverse dalla ginecologia/ostetricia.

La stessa commissione nel giudizio utilizza e cita nel verbale le evidenze curricolari offerte dalla piattaforma “Scopus” per la valutazione degli articoli scientifici. I numeri ci sono, ma andando nel dettaglio si rileva che dei 271 articoli pubblicati dalla Grandone ben 167, pari al 62% del totale, sono co-realizzati col marito Maraglione in ambito genetico. Seguono i 99 pubblicati con la dottoressa Donatella Calaizzo in servizio presso la U.O. di Emostasi e Trombosi alla Casa Sollievo della Sofferenza. In altre parole: nessuno dei due professionisti con cui pubblica di più ha a che fare direttamente con la Ginecologia e Ostetricia che – ribadiamo ancora – è il settore scientifico-disciplinare richiesto dal bando. Vale la pena notare che la stessa candidata qualifica se stessa in ambiti diversi dalla ginecologia e ostetricia che neppure menziona. Ad esempio quando si presenta alla comunità scientifica con il “linkedin dei ricercatori” ResearchGate: seleziona skills e expertise per tutto (medicina vascolare, trombosi, embolia polmonare…) fuorché il settore del bando.

Anche in questo caso per il rettore però è tutto regolare. “E’ di tutta evidenza – risponde al fattoquotidiano.it – dalla lettura dei verbali della commissione giudicatrice, che la candidata risultata vincitrice sia stata valutata con un giudizio finale eccellente. Nei verbali della Commissione giudicatrice, composta integralmente da docenti esterni all’Università di Foggia, sono chiaramente poste in luce le motivazioni oggettive che hanno determinato il diverso grado di qualificazione dei due candidati. Il Dipartimento è inoltre impegnato a costruire il primo centro italiano di “disturbi dell’emostasi e della coagulazione della gravidanza” e i nuovi docenti recentemente reclutati contribuiranno in modo significativo alla realizzazione di questo obiettivo”. Resta da capire perché gli insegnamenti poi assegnati dall’Università alla neoeoprofessoressa associata per il corso di Infermieristica non siano in ginecologia/ostetricia ma “basi molecolari della vita”, “genetica” e ancora “genetica”. Tutti insegnamenti facenti capo al settore scientifico disciplinare MED/03 Genetica Medica (afferenti alla frazione di “ge-ne-ti-ca”), non certo al SSD Med/40 Ginecologia e ostetricia che è oggetto del concorso vinto dalla Grandone. “A pensare male – riferiscono prof piuttosto disillusi – ci potremmo aspettare che in un prossimo futuro la neoprofessoressa richieda un cambio di afferenza disciplinare proprio verso il MED/03 Genetica Medica”.

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