Quanto sarà decisiva non è al momento dato sapere. Si scoprirà, probabilmente, solo con la sentenza. Di sicuro quella arrivata al processo Ruby ter è stata una decisione sorprendente. I giudici della settima penale di Milano hanno infatti dichiarato la “inutilizzabilità delle dichiarazioni testimoniali rese” nei dibattimenti Ruby 1 e Ruby 2 da diciotto ragazze – ora imputate nel Ruby ter – tra cui la stessa Karima El Mahroug. In pratica sono state considerate non utilizzabili quasi tutte le deposizioni delle giovani, tranne quelle di Iris Berardi e per una parte anche quelle di Barbara Guerra. Una decisione con cui, come è stato riferito dall’agenzia Ansa, andranno probabilmente in fumo le imputazioni di falsa testimonianza che erano comunque vicine alla prescrizione. L’accusa di falsa testimonianza per le ragazze era legata al fatto che deposizioni in aula sulle “cene eleganti” di Arcore, al posto del “bunga-bunga”: in cambio – secondo l’accusa – sono state pagate dall’ex premier. Da qui l’accusa di corruzione in atti giudiziari per cui Silvio Berlusconi è imputato nel Ruby ter, insieme alle ex ospiti di Villa San Martino, ma anche di altre persone, come l’ex fidanzato di Ruby, Luca Risso. Il dubbio principale, ora, riguarda proprio quest’ultima contestazione: con la decisione del tribunale, l’accusa di corruzione in atti giudiziari può reggere? Secondo la procura sì.

La decisione del tribunale – Pur sparendo di fatto dal giudizio nel processo quei verbali, infatti, l’aggiunto Tiziana Siciliano e il pm Luca Gaglio punteranno a dimostrare che le giovani, le quali dal novembre 2011 erano pubblici ufficiali perché chiamate come testimoni nei dibattimenti, stavano ricevendo soldi o altre regalie per fare gli interessi del leader di Forza Italia nei processi. Al di là delle dichiarazioni rese poi in aula. Nell’ordinanza della settima penale presieduta da Marco Tremolada (lo stesso giudice che in un altro collegio ha assolto gli imputati del caso Eni-Nigeria) si fa notare che i pm già nel 2012 avrebbero dovuto iscrivere le ragazze nel registro degli indagati per corruzione in atti giudiziari e sentirle nei processi a carico del leader di Forza Italia, di Lele Mora, di Emilio Fede e Nicole Minetti con tutte le garanzie previste per le indagate. Quantomeno “dalla primavera 2012” – scrive il Tribunale nell’ordinanza che richiama pure una decisione della Cassazione sul caso di David Mills – la Procura “aveva elementi indizianti le elargizioni di Berlusconi in favore delle ragazze” indicate come testimoni, mentre in realtà erano già “sottoposte ad indagini“. Erano, secondo i giudici, “persone sostanzialmente indagate” e andavano ascoltate come testi assistite da avvocati e con la facoltà di non rispondere. Per questo “le relative testimonianze” sono “affette da inutilizzabilità assoluta per violazione delle garanzie di legge” poste “a presidio del divieto di autoincriminazione”. I giudici fanno notare, ad esempio, che nel Ruby bis ad alcune ragazze vennero fatte “domande sulla convocazione ad Arcore“, che avvenne dopo “la perquisizione” del 14 gennaio 2011, “precedute o seguite da domande” sul denaro corrisposto dall’ex premier. Versamenti che “costituivano patrimonio conoscitivo della pubblica accusa già prima delle deposizioni”, anche perché era stato pure già aperto e archiviato un fascicolo a carico di Guerra e Berardi (da qui la differenza delle loro posizioni). Un elemento usato dal tribunale per scrivere: “Dunque, nella stessa prospettazione della Procura – corretta, ad avviso di questo Tribunale – la notizia concernente la dazione di denaro o altre utilità in favore di due donne citate come testimoni era sufficiente per l’assunzione (anche formale) della qualità di indagate in capo a Berardi e Guerra”.

Berlusconi, ipotesi dichiarazioni spontanee – “Questa ordinanza è importantissima perché di fatto si dice che le dichiarazioni nel Ruby 1 e 2 sono inutilizzabili per un vizio patologico”, esulta l’avvocato Federico Cecconi, legale di Silvio Berlusconi. L’avvocato Cecconi, inoltre, ha detto che al momento non intendono sciogliere “la riserva in maniera definitiva” su un possibile esame di Berlusconi come imputato, ma “l’intendimento è quello, per adesso, di riservarci le dichiarazioni spontanee” nelle prossime udienze. Il legale ha chiarito che se ci sarà “margine ancora per poter riservarci” anche un eventuale interrogatorio “prenderemo tempo e questo anche alla luce di una valutazione complessiva dell’andamento dell’istruttoria e in base a chi verrà sentito in sede di esame degli imputati”. Al legale è stato fatto presente che alcune giovani, come Guerra e Alessandra Sorcinelli, si sono dette pronte a farsi interrogare in aula per raccontare “la verità” sulle serate di Arcore e in più occasioni nelle ultime settimane hanno attaccato l’ex premier fuori dall’aula del processo milanese. “Ognuno faccia quello che crede come ritiene meglio di dover difendersi – ha spiegato Cecconi – non entro nel merito delle valutazioni, opportunità e prerogative difensive delle persone che non assisto”.

Il calendario delle udienze – Oggi la corte ha anche fissato il calendario dell’esame degli imputati (fase prima di quella dei testi delle difese). Nella prossima udienza del processo milanese, il 17 novembre, Marysthell Polanco, una delle giovani presenti alle serate di Arcore, che ha già annunciato in passato di voler dire la “verità”, salirà sul banco degli imputati per dichiarazioni spontanee. E poi nella successiva udienza, il 24 novembre, altre due giovani, Guerra e Sorcinelli che hanno attaccato Silvio Berlusconi in più occasioni, si sottoporranno all’esame in aula. Il primo dicembre, invece, sarà interrogato in aula Luca Risso, ex fidanzato di Ruby, mentre sempre il 24 novembre sarà sentito anche Luca Giuliante, ex legale della giovane marocchina, anche lui imputato.

Il teste: “Nelle intercettazioni Ruby chiedeva denaro” – Sempre nell’udienza di oggi il legale di El Mahroug, l’avvocato Paola Boccardi, ha fatto una serie di domande all’ultimo teste dell’accusa, un investigatore di polizia giudiziaria, anche sulle indagini effettuate dopo la morte nel gennaio del 2019 in una clinica svizzera, con suicidio assistito, del legale Egidio Verzini che fu avvocato di Ruby. Avvocato che con un comunicato da lui diffuso alla stampa, il 4 dicembre 2018, aveva parlato in particolare di un pagamento da 5 milioni di euro da Silvio Berlusconi a Karima, attraverso una banca di Antigua. “Non sono state fatte indagini integrative su questo in questo procedimento – ha spiegato il teste – non mi risulta siano state fatti indagini in questo procedimento, sono stati fatti accertamenti in un altro procedimento probabilmente legato al decesso dell’avvocato”. E il pm Luca Gaglio, in aula con l’aggiunto Tiziana Siciliano, ha precisato: “Abbiamo aperto un fascicolo a modello 45 (senza indagati né ipotesi di reato) e abbiamo verificato eventuali notizie di reato non individuate”. E ancora il teste di polizia giudiziaria ha spiegato: “Sono state sentite le tre esecutrici testamentarie di Verzini, una delle tre in particolare, sentendosi insicura, ci ha consegnato dei documenti che aveva, li hanno portati in Procura e sono stati acquisiti questi documenti e anche cellulari, ma dalla documentazione non sono emersi elementi di rilievo”. Su questo fronte hanno insistito con alcune domande anche altri legali e anche l’avvocato Cecconi ha chiesto chiarimenti.Nelle altre fasi della testimonianza dell’investigatore sono stati affrontati una serie di capitoli già presenti negli atti delle indagini, tra cui il fatto che “in numerose intercettazioni – ha detto il teste – Karima reiterava la sua richiesta di denaro e diceva che nel caso era pronta anche ‘a fare la pazza”. Il teste ha parlato pure di un “patto” che c’era con Berlusconi per ottenere da lui soldi.

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