L’elezione di Mario Draghi a Quirinale torna prepotentente a essere d’attualità. Dopo la mossa di Giuseppe Conte, che ha aperto al trasloco del premier da Palazzo Chigi al Quirinale, infatti, ora arrivano pure le dichiarazioni di Matteo Salvini. “Se mi chiedono se Draghi sarebbe un buon presidente della Repubblica, rispondo che lo voterei domattina. Ma sul Quirinale gli scenari cambiano ogni momento. Draghi è certamente una risorsa per il Paese, ma non so se voglia andarci. Anche se ci andasse, non credo che ci sarebbero le elezioni anticipate”, sono le parole accreditate al leader della Lega a Bruno Vespa.

Attenzione però: essendo le dichiarazioni di Salvini contenute nell’ultimo libro di Bruno Vespa – “Perché Mussolini rovinò l’Italia (e come Draghi la sta risanando)” – sono state rilasciate prima dell’intervista di Conte da Annunziata su Rai 3. In ogni caso Salvini aveva già aperto a Draghi al Quirinale, subordinando il suo appoggio a una candidatura formale. “Se il presidente Draghi vuole proporsi, ha il nostro convinto sostegno”, aveva detto già nel maggio scorso. Draghi, però, finora non si è proposta ma non ha neanche chiuso la porta a una ipotetica candidatura. Nel frattempo, il capo della Lega ha assicurato – almeno a parole – il suo sostegno a Silvio Berlusconi. Così come ha fatto Fratelli d’Italia che però con Ignazio La Russa pone una fondamentale discriminante: “Se Berlusconi avesse delle reali chance e non fosse solo un candidato di bandiera, il centrodestra non può che coltivarle e quindi non potremmo non votarlo”. Difficile, però, che Berlusconi sia qualcoa di diverso di un candidato di bandiera. Senza considerare che i voti del centrodestra da soli, in ogni caso, non bastano per eleggere il nuovo capo dello Stato.

Ecco perché la principale novità contenuta nelle dichiarazioni di Salvini nel libro Vespa è un’altra: per la prima volta il capo della Lega esclude l’ipotesi di ritorno alle urne in caso di trasferimento del premier da Palazzo Chigi al Quirinale. Ed è una novità importante, visto che fino a pochi mesi fa Salvini era uno di quelli che invocava il ritorno al voto. Poi, però, è arrivato il governo Draghi. E il Carroccio ha cominciato sempre più a perdere voti a favore di Fratelli d’Italia, fino al sorpasso certificato dalle ultime amministrative. È da quel momento che Salvini ha completamente cancellato qualsiasi riferimento al ritorno alle urne: “Oggi votavano gli italiani per eleggere i sindaci: se qualcuno usa il voto per abbattere il governo di unità nazionale si sbaglia di grosso. Noi qua stiamo e qua rimaniamo“, ha detto il giorno dopo le elezioni nei comuni. Insomma: di tornare a votare per farsi battere da Giorgia Meloni, Salvini non ha tanta voglia.

Ecco perché l’ipotesi di Draghi al Colle potrebbe acquisire via via sempre più solidità. D’altra parte pure per Enrico Letta mandare Draghi al Quirinale per poi andare al voto “non è l’interesse dell’Italia“. E mandare Draghi al Quirinale senza poi andare al voto? È per questo motivo che domenica Conte si è subito affrettato a spiegare che portare l’ex presidente della Bce al Colle non significherebbe un automatico ritorno alle urne. “Dobbiamo spingere al 6% di Pil, dobbiamo continuare ad attuare il Pnrr e l’avvio iniziale è fondamentale: in tutto questo, pensare di eleggere un presidente e un attimo dopo andare a votare, chiunque sia, non è nell’ordine delle cose”, è il ragionamento dell’ex presidente del consiglio. Tradotto in termini pratici significa garantire l’esistenza di un nuovo governo anche dopo l’elezione di Draghi al Colle. Magari mantenendo in vita l’esecutivo tecnico attualmente in carica, con Daniele Franco che si trasferisce dal ministero dell’Economia a Palazzo Chigi.

In questo modo la Lega potrebbe pure tornare all’opposizione, provando a recuperare il consenso guadagnato negli ultimi mesi da Fratelli d’Italia. Ecco perché Salvini dice che in ogni caso non crede “che ci sarebbero le elezioni anticipate“. E ad ammetterlo è pure La Russa, peso massimo di Fdi, l’unico partito che avrebbe tutta la convenienza di tornare alle urne. “Fratelli d’Italia non ha mai escluso l’ipotesi di una candidatura di Mario Draghi al Quirinale, Giorgia Meloni l’ha detto più volte sapendo che con lui sono molto più probabili le elezioni anticipate, ma sarebbero appunto più probabili, non certe. Non puoi fare un patto davanti al notaio”. D’altra parte non sarebbe la prima volta in questa tribolata legislatura che scenari certi diventano probabili e quindi si trasformano direttamente in impossibili.

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