L’Associated Press denuncia torture compiute dall’esercito del Myanmar fin dalla presa di governo in febbraio. Vittime prigionieri detenuti in modo sistematico: Ap ne ha intervistati 28, rilasciate solo negli ultimi mesi. Basandosi anche su prove fotografiche, disegni e lettere, insieme alle testimonianze di due capitani militari e di un aiutante di un comandante di alto rango, l’indagine fornisce uno sguardo su un sistema di detenzione segreto che ha detenuto più di 9.000 persone. La maggior parte delle torture si è verificata all’interno di complessi militari, ma l’esercito, hanno riferito i prigionieri stessi, ha anche trasformato strutture pubbliche come le sale della comunità in centri di interrogatorio: Ap ne ha identificati circa una dozzina. I prigionieri intervistati provengono da ogni angolo del Paese e comprendono una ragazza di 16 anni e dei monaci. Alcuni sono stati arrestati per aver protestato contro i militari, altri per nessun motivo apparente.

Molte unità militari e di polizia sono state coinvolte negli interrogatori: l’esercito ha una lunga storia di tortura, in particolare prima che il Paese iniziasse la transizione verso la democrazia. Negli ultimi più frequente fra le regioni etniche, l’utilizzo di questa pratica è ora tornato in tutto il paese, sempre secondo l’indagine di Ap. La stragrande maggioranza delle tecniche di tortura descritte dai prigionieri sono simili a quelle del passato, compresi scosse elettriche, annegamenti e percosse.

Intanto, almeno nove persone sono rimaste ferite da due esplosioni vicino a un ufficio governativo di Mandalay, in Birmania, in quello che è largamente considerato un grave attacco da parte degli oppositori al regime militare. Gli attacchi e gli scontri nel Paese sono comuni, tanto che Onu e altri osservatori hanno avvertito che i disordini innescati dal colpo di stato stanno scivolando in guerra civile. La seconda detonazione a Mandalay è avvenuta dopo che il personale di soccorso era arrivato sul posto.

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