L’intesa tra Stellantis e sindacati da poco raggiunta a Torino rischia di rivelarsi un boomerang per l’intero polo produttivo. In gioco non c’è solo il trasferimento della produzione di Maserati dal sito di Grugliasco a quello di Mirafiori, ma una riorganizzazione del complesso industriale più antico d’Europa che, salvo maggiori investimenti su nuovi modelli di vetture e nuove assunzioni, rischia di spegnersi nel giro di qualche anno. Mercoledì 27 ottobre l’azienda ha ottenuto l’ok delle sigle sindacali provinciali di Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Quadri su altre 200 uscite volontarie per le Carrozzerie di Mirafiori, in aggiunta alle 160 pattuite a luglio.

Una cifra che si sommerà agli 800 esodi incentivati concordati alle soglie della scorsa estate e che mettono il territorio “di fronte al continuo svuotamento degli stabilimenti Stellantis di Torino” – sentenzia Edi Lazzi, segretario Fiom Cgil del capoluogo piemontese. Nell’incontro di martedì scorso l’unità sindacale si era invece incrinata, con il rifiuto della sola Fiom di sottoscrivere l’accordo sulla riorganizzazione di quello che dovrebbe diventare lo Stellantis Turin Manifacturing District.

Nonostante gli esodi, la dirigenza non ha formulato nessuna intenzione di procedere a nuove assunzioni. Un indizio non irrilevante, se si pensa che l’età media nello stabilimento di Grugliasco è di circa 50 anni. E che alle Carrozzerie di Mirafiori, dove verrebbe trasferita la manodopera, oscilla tra i 54 e i 55. “Senza un ricambio generazionale, da qui a dieci anni lo stabilimento si spegne da solo perché andranno tutti in pensione” – sottolinea il segretario. Uno scenario che non è ristretto alle sole Carrozzerie, ma si estende progressivamente alle Meccaniche, dove con il passaggio all’elettrico non si produrrà più il cambio. Poi alle presse che da 15 anni sono in cassa integrazione perché i volumi produttivi non saturano gli addetti. Infine, agli Enti centrali, dove impiegati, tecnici e ingegneri di Fca si sovrappongono a quelli di Psa. Sul punto più spinoso – il destino dei 1.100 operai delle Meccaniche – l’azienda ha preferito non rispondere alle sollecitazioni avanzate dalla Fiom.

Come si è giunti alla situazione attuale? Lo scorso 11 ottobre, durante l’incontro al ministero dello Sviluppo Economico con i sindacati, Stellantis ha comunicato l’intenzione di trasferire la produzione di Maserati dallo stabilimento di Grugliasco a quello di Mirafiori, a pochi chilometri di distanza. I primi a essere accorpati saranno i reparti assemblaggio e verniciatura. L’ultimo, nel 2024, quello della lastratura. L’ipotesi era iniziata a delinearsi il 23 febbraio di quest’anno, in occasione della visita di Carlos Tavares, amministratore delegato di Stellantis, che aveva sottolineato come i costi di produzione fossero troppo alti.

Nei piani dell’ex Fiat Chrysler a guida Sergio Marchionne, Grugliasco sarebbe dovuta diventare il polo del lusso del gruppo. Una scommessa difficile da vincere con due soli modelli (Maserati Ghibli e Quattroporte). E infatti l’obiettivo delle 50mila vetture annue non è mai stato conseguito, anzi, raggiunto il picco produttivo nel 2015, i livelli hanno subito un calo implacabile: da 36mila unità si è passati alle 10mila del 2019.

Volumi produttivi scarsi – A detta dell’azienda, l’accorpamento di Grugliasco e Mirafiori non comporterebbe esuberi strutturali e la capacità complessiva resterebbe inalterata, ma il problema è a monte. Nemmeno gli attuali volumi produttivi dei due stabilimenti messi assieme garantiscono la saturazione degli addetti. Basti pensare che nel solo mese di ottobre i lavoratori di Grugliasco sono stati in cassa integrazione per due settimane, come alle Presse di Mirafiori. Alle Meccaniche, invece, addirittura per tre. L’intera gamma che il gruppo intende produrre a Mirafiori da qui all’anno prossimo non darebbe maggiori certezze circa l’azzeramento dell’ammortizzatore sociale. A tal fine, “si dovrebbero raggiungere 200mila vetture annue, un obiettivo da cui siamo ben distanti – spiega Lazzi – nonostante il ritorno del doppio turno sulla 500 elettrica”. Un segnale positivo, ma non sufficiente se si pensa che il resto della produzione consisterebbe in modelli vecchi o di nicchia, dunque con volumi bassi che non assicurano la piena occupazione.

In genere, una vettura raggiunge il picco produttivo dopo due anni ed esaurisce le potenzialità di vendita dopo sei. “Le Maserati Ghibli e Quattroporte che da Grugliasco saranno spostate a Mirafiori sono state lanciate nel 2013, già oggi se ne producono solo 20mila unità” – sottolinea il segretario. Un discorso analogo vale per le Maserati Gran Cabrio e Gran Turismo, di cui lo stabilimento dovrebbe sfornare le versioni elettriche dal 2022: di entrambi i modelli “se ne potrà produrre una o due decine al giorno, dunque con un impegno minimo di operai” – spiega Giacomo Zulianello, Rsu Fiom della fabbrica.

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