La Cina ha un piano per arrivare alla carbon neutrality: porterà l‘uso di combustibili fossi al di sotto del 20% entro il 2060. Il documento ufficiale, pubblicato dai principali media locali, segue l’impegno del presidente Xi Jinping: qualche settimana fa aveva ribadito la volontà di raggiungere il picco delle emissioni di Co2 entro il 2030 e la neutralità nei successivi 30 anni. I progetti per l’apertura massiccia di nuove centrali elettriche a carbone, presentati proprio alla vigilia della Cop26 di Glascow – al via il prossimo 31 ottobre e a cui il leader sarà assente– sembrano però seguire tutt’altra strada. Le prime azioni concrete per la decarbonizzazione noin si vedranno prima del 2026.

Circa il 60% della produzione energetica cinese dipende dai combustibili fossili (petrolio, carbone, gas). Secondo una stima del Financial Times, Pechino ha investito circa 160 miliardi di dollari in progetti di nuovi stabilimenti energetici a carbone, tra il 2014 e il 2020, portando il totale delle risorse investite nel più inquinante dei fossili a 600 miliardi di euro. Per rispondere alla recente crisi energetica poi, il Paese ha deciso di accrescere la produzione delle sue miniere carbonifere. Soddisfare le linee guida del nuovo piano energetico diffuso domenica sembra difficile. Oggi la Cina emette tanta Co2 quanto Usa, India, Giappone e Russia messi insieme.

Secondo il percorso tracciato dal governo, entro il 2030 un quarto del fabbisogno energetico dovrà essere soddisfatto da combustibili non fossili. La produzione di energia eolica e solare, in particolare, dovrebbe toccare i 1.200 gigawatt. Le emissioni di Co2 per unità di Pil dovrebbero calare del 65% rispetto ai livelli da record del 2005. I primi risultati però dovrebbero essere visibili già nel 2025, con una flessione del 18% delle emissioni di gas serra per unità di Pil, rispetto al 2020. Pechino ha chiesto collaborazione alla maggior parte delle strutture industriali, per fermare “lo sviluppo cieco” di progetti ad alto consumo energetico. Ha poi manifestato l’intenzione di limitare la produzione di petrolio e gas.

Il piano è stato accolto con una certa perplessità: il timore è che il taglio alle emissioni paralizzi la crescita del Paese, con conseguenze economiche e sociali. Il governo però ha assicurato di volere una transizione ordinata, per “prevenire reazioni eccessive”. Non ha invece risposto alle critiche internazionali. Il piano si avvierà infatti con notevole ritardo: il consumo di combustibili fossili inizierà a diminuire tra 5 anni.

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