Germania-Italia che non è la riedizione di sfide mondiali, ma la rotta su cui ha operato un’organizzazione criminale in parte vicina alla ‘ndrangheta e a quelle famiglie di San Luca a vario titolo coinvolte in una faida culminata con la strage di Duisburg del 15 agosto 2007. Sono i giovanissimi fratelli Giuseppe e Sebastiano Pelle, che non coinvolti nella vecchia guerra di mafia, risultano imparentati con alcuni dei maggiori protagonisti della cosiddetta strage di Natale, quando il 25 dicembre 2006 fu uccisa Maria Strangio sposata con un boss della famiglia Nirta. Una vendetta covata per anni, a partire dal 1991, quando durante Carnevale membri della famiglia Nirta-Strangio lanciarono delle uova contro figure di spicco della cosca Pelle. È però attorno ai giovani Pelle (mai coinvolti in indagini di mafia), entrambi residenti in Germania nel distretto dell’Alta Baviera che ruota la prima inchiesta portata avanti dalla neonata Procura europea, in particolare dai due magistrati (italiano e tedesco) delegati, in coordinamento con la Direzione distrettuale antimafia di Milano. Sul piatto dell’inchiesta, durata meno di un anno e culminata oggi con 14 misure cautelari (4 eseguite in Italia), che comprendono l’arresto dei Pelle, ci sono due fronti incrociati: quello tedesco, legato alla figura di Sebastiano Pelle, riguarda reati fiscali collegati a un giro di fatture false e società fantasma per portare in Italia auto di lusso tedesche senza pagare l’Iva. Un giro d’affari molto ricco che ieri ha portato al sequestro di 13 milioni. Sulle tracce di Sebastiano, si è poi scoperto un traffico di droga in Italia tra soggetti legati anche al clan Barabro-Papalia e dove Giuseppe Pelle ha avuto il ruolo di fornitore. Insomma, un vero capolavoro di collaborazione tenuto insieme dal lavoro del Nucleo di polizia economica finanziaria della Guardia di finanza di Milano assieme ai colleghi tedeschi. “Un risultato brillante – ha spiegato il comandante Giuseppe D’Urso – che ha inaugurato una nuova formula investigativa”. E cioè coniugare da un lato la pervasività dell’indagine con i tipici metodi di contrasto alle mafie con le nuove procedure internazionali che garantiscono tempi molto più brevi.

Si parte, dunque, dall’Alta Baviera. Dove, si legge nel decreto di perquisizione firmato dalla Procura europea, “un’ipotesi di frode Iva trasnfrontaliera” è stata gestita da “un gruppo criminale organizzato” attraverso “un sistema di frode all’Iva incentrato sulla vendita di autoveicoli. In particolare è emerso come attraverso una società con sede a Kosching, un’altra ad Eichstatt, una terza ad Hohenlinden e l’ultima a Windsbach, venissero trasferiti veicoli a varie società con sede in Italia, Belgio, Bulgaria, Francia e Portogallo”. Spiega ulteriormente il documento europeo: “Si tratta di trasferimenti soltanto apparenti, posto che i suddetti veicoli venivano in realtà venduti ad altre persone o società e, certamente in molti casi, essi rimanevano nel territorio tedesco, senza dare vita ad una reale transazione intracomunitaria”. Il sistema individuato “coinvolge numerose società in Europa”. E’ stato, infatti, appurato che “le transazioni (…) aventi a oggetto la compravendita di autoveicoli nuovi ed usati sono inesistenti o almeno filtrate da soggetti interposti al fine di realizzare una evasione Iva”.

In Italia invece si svolgeva il traffico di droga monitorato dalla Finanza soprattutto grazie al virus spia inoculato nei cellulari degli indagati. Nel mirino qui c’è Giuseppe Pelle che risulta in collegamento con il fratello Sebastiano per la frode in Germania. Sede operativa dello spaccio è un autosalone (non coinvolto nella parte tedesca) di Verderio in provincia di Lecco. Il locale, si legge nelle 50 pagine di ordinanza, era deputato “alle trattative relative allo smercio di sostanze stupefacenti e al controllo qualitativo della sostanza prima di destinarla alla vendita”. A gestirlo il titolare Mauro Marzella e Lenorado Aurora, quest’ultimo, si legge vicino ad Antonio Guarnaccia, coinvolto nell’inchiesta milanese Tamburo del 2013 su un altro traffico di droga gestito da personaggi legati alle cosche Barbaro-Papalia e ai Mancuso di Limbadi. I due acquistano “il fumo” da Giuseppe Pelle che a sua volta condivide un altro canale di spaccio con il calabrese Andrea Trimboli, già residente a Zinasco in provincia di Pavia. Questi i nomi dei quattro arrestati ieri dalla Dda di Milano coordinata dall’aggiunto Alessandra Dolci. Con Pelle che tempo prima aveva lavorato presso l’autosalone di Marzella.

E a proposito dei legami con i protagonisti dell’indagine Tamburo, Aurora spiega: “E c’era uno sempre di giù, era numero uno, ogni settimana (…)tanta tanta (…) guadagnavo all’epoca 15 mila euro al mese (…)Mi son salvato per un pelo (…) perché il telefono non lo uso mai”. Scrive il giudice: “Secondo gli accordi stretti con il fornitore Giuseppe Pelle, Aurora e Marzella avrebbero gestito in autonomia 11 chili di sostanza mentre per i restanti 13 chili, costoro si sarebbero occupati dello smercio alla clientela di Pelle, su indicazioni di Trimboli, parente di Pelle”. L’uomo di San Luca con residenza tedesca intascava in totale 30mila euro per la vendita all’ingrosso.

Il duo Aurora-Marzella gestisce, secondo il giudice, “uno smercio di sostanze stupefacenti che, dalla molteplicità dei clienti, risulta essere radicato e ben rodato”. Intercettato, infatti, Marzella spiega: “Domani mattina devo andare a fare i passaggi dai fratelli Teo e passare da Marco a Bernareggio che gli devo dare la fumella (…) deve venire Daniela a prendersi il fumello anche lei”. Aurora poi fa il prezzo con un cliente: “Un chilo lo vendo a 4 e mezzo (4.500 euro mir) 4 e otto (4.800 euro) a te lo faccio a 4 (4.000 euro)”. Aggiunge che “ce ne è ancora perchè qui vengono da fuori Pavia (….) allora cosa succede con il lockdown hanno paura di muoversi giustamente”. Il cliente è d’accordo per l’acqusito di mezzo chilo a2mila euro e fa di conto al dettaglio: “Sarebbero 1250 dosi 1250 per 50 sarebbero 6.250 se mi metto sotto al dettaglio sono un po’ di soldi”. Il 10 gennaio scorso per la prima volta emerge la figura di Giuseppe Pelle, classe ‘91 nato a Locri. Quel giorno Pelle invia un messaggio ad Aurora: “Come ti lavi se vuoi andiamo x un caffè al bar a Bernareggio che ti portavo sempre io quello dietro casa mia”. L’incontro è finalizzato all’incasso da parte di Pelle del debito restante vantato nei confronti del duo Aurora-Marzella. Il giudice ha disposto gli arresti domiciliari per tutti tranne che per Giuseppe Pelle finito in carcere. “Per lui – scrive il giudice – il discorso deve essere diverso: egli non risiede in Italia e il rischio che si sottragga alle conseguenze penali delle sue azioni è alto, considerato che egli può contare su appoggi all’estero. Non solo: la sua condotta è comunque denotata da maggiore pericolosità poiché egli è il fornitore della sostanza”.

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