Dopo la Francia, anche la Gran Bretagna rilancia sull’atomo. Il paese ospita già una quindicina di reattori (divisi in 9 centrali) che forniscono al paese il 15% del suo fabbisogno energetico. Ora il nucleare, in declino negli ultimi anni, diventa uno dei punti chiave della strategia di Londra per raggiungere l’obiettivo dell’azzeramento delle emissioni di Co2 entro il 2050.

I reattori attualmente in funzione dovrebbero essere dismessi entro il 2035 e via via rimpiazzati. In particolare dalla grande centrale nucleare Hinkley Point C che la francese Edf ha già cominciato a costruire nel Somerset, nel Sud Ovest del paese. Nel nord del Galles, la statunitense Westinghouse sta tentando di ripristinare la funzionalità della centrale nucleare di Wylfa sull’isola di Anglesey, che è stata abbandonata dalla giapponese Hitachi nel 2019. La strategia inglese supporterà inoltre con altri 120 milioni di sterline (160 milioni di euro) lo sviluppo di piccoli reattori “Smr” a cui lavora un consorzio guidato da Rolls-Royce. Fondi che vanno ad aggiungersi a 385 milioni già annunciati. Si tratta di un tipo di reattori sul cui sviluppo anche la Francia ha deciso di puntare e investire.

Più in generale la strategia energetica di Downing Street si pone l’obiettivo di attrarre 90 miliardi di sterline (106 miliardi di euro) da investitori privati per progetti “verdi” che, nelle intenzioni del governo, dovrebbero creare 440mila nuovi posti di lavoro. Il documento indica anche le automobili elettriche, la de-carbonizzazione e l’idrogeno come ambiti a cui indirizzare le risorse. Per lo sviluppo della filiera dell’auto elettrica vengono annunciati stanziamenti per circa un miliardo di sterline (1,2 miliardi di euro). Confermati i fondi da quasi 4 miliardi di sterline per la conversione verde degli impianti di riscaldamento domestici. Il documento è stato accolto con scetticismo da molti attivisti per l’ambiente. Alcuni obiettivi e strategie vengono giudicati molto vaghi e poco ambiziosi,

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