Sono tanti i nomi di italiani (almeno di nascita perché di fronte a richieste di chiarimenti più di uno rimarca di essere cittadino di altri stati) che compaiono nei “pandora papers” frutto di un’indagine internazionale che ha esaminato 12 milioni di documenti riservati e di cui, in Italia, da conto il settimanale L’Espresso. I nomi dei “gemelli del gol” Roberto Mancini e Gianluca Vialli erano già trapelati. Ora si aggiungono quelli dell’ex portiere dell’Inter e poi allenatore Walter Zenga, del tecnico del Real Madrid ed ex calciatore Carlo Ancelotti, dell’attrice Monica Bellucci e e della figlia di Umberto II Maria Gabriella di Savoia. I documenti visionati dall’ International Consortium of Investigative Journalists (Icij) avevano portato alla luce pratiche fiscali discutibili anche da parte dell’ex primo ministro britannico Tony Blair, del Re di Giordania, del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj e del cantante Julio Iglesias. Il confine tra ottimizzazione fiscale e infrazione alle norme è spesso sottile. In alcuni casi le vicende autorizzano sospetti, in altre meno.

Walter Zenga risiede negli Emirati Arabi dove è domiciliato anche il suo Rawasawa Trust a cui l’ex portiere ha trasferito i suoi beni. Un’ operazione che è stata strutturata da Asiaciti Trust di Singapore, una società specializzata in operazioni finanziarie che coinvolgono paradisi fiscali. Alla domanda di chiaimenti sull’utilizzo di trust di Dubai Zenga ha risposto attraverso il suo legale Pier Filippo Capello (figlio di Fabio, ex allenatore di Milan, Juventus e Roma) di aver rispettato tutte le norme fiscalmente rilevanti di ciascuno stato.

A pizzicare l’allenatore del Real Madrid Carlo Ancelotti è stato il fisco spagnolo che la scorsa estate gli ha sequestrato 1,4 milioni di euro per mancanti versamenti. Anche Ancelotti ha costruito attorno a se una ragnatela di società off shore. In particolare alle solite isole Vergini dove aveva sede la Vapia Limited controllata dalla Vapia Llp di Londra che fa capo all’allenatore. La Vapia Limited è sparita nel 2019, in teoria nei 10 anni precedenti avrebbe dovuto ricevere 25 milioni di dollari, frutto dei diritti di immagine di Ancelotti. Il fisco spagnolo parla però di passaggi di denaro solo apparenti, simulati. Il tecnico ha ammesso parte degli addebiti ma ne ha respinti altri. Non ha voluto fornire altre indicazioni.

La querelle Monica Bellucci, che da tempo abita a Parigi, è invece con il fisco francese che nel 2018 ha iniziato a passare sotto la lente le dichiarazioni dell’attrice e un conto detenuto in Svizzera. Della vicende non si è più saputo nulla ma è verosimile che la questione si sia chiusa con un accordo. Certo è che anche Monica Bellucci è stata titolare di una società domiciliata alle isole Vergini che si chiamava Kloraine Limited e gestiva i diritti di immagine dell’ex modella. La società ha operato per 5 anni , tra il 2011 e il 2015, poi è sparita nel nulla. “Sono fiscalmente residente in Francia ed in regola con i miei obblighi tributari, sia in Francia sia all’estero”, ha affermato Monica Bellucci a L’Espresso.

L’attrice sembra comunque una principiante rispetto alle ex collega Claudia Shiffer titolare di ben sei società domiciliate in paradisi fiscali a cui affluiscono i proventi delle pubblicità che vedono protagonista la modella tedesca. Il ricorso all’off shore è stato documentato anche per la “top” Alessandra Ambrosio, patrimonio stimato di 60 milioni di dollari, depositato nel Delware. Si chiamava infine Toga Finance la società di Panama che appartiene a Margherita Gabriella di Savoia, figlia dell’ultimo Re d’Italia. Fondata nel 2008 la Toga finance è “deceduta” nel 2020. La gestione era affidata a fiduciari svizzeri. Margherita di Savoia, residente in Svizzera, ha affermato di non essere in grado di rispondere non avento nessuna conoscenza di materia fiscale

Anche sui due uomini alla guida della Nazionale maschile di calcio italiana vale la pena aggiungere qualche dettaglio. Nel 2008 nasce alle Isole Vergini la Bastian Asset Holding che fa capo a Mancini. Le isole Vergini sono una sorta di “scantinato” della City londinese, affollate di società di comodo che approfittano del prelievo fiscale pressoché inesistente e delle rigidissime regole sulla riservatezza in vigore nell’arcipelago. La Bastian è titolare di un aereo Piaggio P180 acquistato per 7 milioni di dollari (6 milioni di euro) nel novembre 2008. Pochi mesi dopo la società riceve un prestito da 5,5 milioni di dollari da una finanziaria svizzera con sede a Zurigo che accetta come garanzia l’aereo e le azioni della società. Sembra insomma un’operazione back to back abbastanza classica, schema ben collaudato per occultare il soggetto ultimo beneficiario. Non necessariamente per finalità illecite. Sta di fatto che nel 2009 Mancini fa sapere di avere intenzione di avvalersi dell’opportunità offerta dallo scudo fiscale per il rientro dei capitali detenuti all’estero voluto dall’allora ministro Giulio Tremonti. Lo scudo prevede il pagamento di una modesta aliquota del 5% sul valore del capitale che viene regolarizzato per chiudere la partita con il fisco. Nessuno sa se l’allenatore della Nazionale abbia poi davvero utilizzato lo scudo e, a domanda esplicita, l’interessato non risponde.

A società domiciliate nei paradisi fiscali ha fatto ricorso anche Gianluca Vialli. Sin dal 1998 quando nasce a la Crewborne Holdings Limited che amministra i diritti di immagine dell’ex centroavanti e poi commentatore sportivo. Di soldi non ne girano tanti, o almeno non fino al 2012 quando sul conto della Crewborne appaiono 4 milioni di dollari. Il denaro arriva dalla Belvedere Investment che fa capo sempre a Vialli attraverso un trust britannico (istituto giuridico anglosassone che “scherma” il titolare di un patrimonio). Dove finiscono i soldi? A Madeira, altro paradiso fiscale dove ha sede la Fish Eagle Trade che produce e distribuisce materiali per l’entraitement e che fa capo sempre a Vialli, oltre una piccola quota attribuita all’amico Giacopazzi. L’Espresso ha chiesto spiegazioni a Vialli sui motivi di queste triangolazioni tra società non proprio trasparenti. L’ex calciatore ha risposto di essere un cittadino britannico e che tutto è avvenuto nel rispetto delle normative fiscali.

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