Come un burattino, con due fili che scendono dal soffitto legati ai polsi. Illuminata al centro del palco. Veronica Benini comincia così il suo spettacolo al Teatro Gerolamo di Milano, vestita di rosso. Ricorda la figura che appare sulla copertina del suo libro, La mia posizione preferita, edito da DeAgostini. Cioè una paper doll, la bambola di carta molto popolare negli anni Cinquanta. Aveva le articolazioni degli arti mobili. Chi ci giocava, scrive Benini, poteva farle assumere diverse posture, “per farle fare qualsiasi cosa”. Tutto il libro ricorda l’importanza del contrario. Il testo ripercorre la carriera dell’autrice, che nel 2019 scrisse La vita inizia dove finisce il divano (2019). Qui raccontava dell’improvviso cambio di ritmo dato alla propria vita: dal lavoro in ufficio a Parigi alla scelta (nata da un istintivo bisogno) di vivere in un furgone Volkswagen. Nata a Buenos Aires ed emigrata in Italia a 14 anni, si è laureata in Architettura tra Firenze e la capitale francese, che poi ha lasciato. Ha viaggiato per un po’, in seguito è tornata in Italia. Ora è imprenditrice digitale e consulente strategica di business e comunicazione “Per donne che vogliono ricominciarsi ripartendo dall’empowerment”. Fra queste, la deputata Pd Lia Quartapelle e l’influencer EstetistaCinica. Dirige la piattaforma di formazione Corsetty.it e ed è consulente di business e comunicazione. Ha fondato 9 Muse, l’evento che ogni anno porta a un pubblico di donne storie di autoaffermazione e ispirazione raccontate da altre donne. Alcuni nomi delle ultime edizioni: la conduttrice radio e tv Andrea Delogu e l’attrice comica Michela Giraud.

Il potere è il filo rosso lungo tutti i 50 minuti di monologo. Cinque poteri e cinque temi tratti dal libro: potere sul corpo, sul racconto, sul sesso, d’acquisto e sul potere stesso. Benini li cita tutti, soffermandosi su diversi episodi. C’è per esempio uno dei primi no, dato una domenica di ottobre del suo secondo anno di università. Appena ventenne affronta i titolari del bar dove lavora come cameriera, che con uno stratagemma vogliono abbassare la paga a tutti. Ma lei non ci sta: “In quel momento, con quella presa di posizione con le mie parole, sono diventata adulta”. Ci sono i soldi, veicolo di indipendenza e autonomia da cui – a catena – parte tutto il resto. C’è la maternità, usata spesso come chiave per distinguere donne affidabili (con figli) da donne inaffidabili (senza). L’esempio fin troppo celebre: non esistono dottoresse o ricercatrici, ma ‘mamme’. Ci sono, insomma, i ruoli preconfezionati e rigidi in cui certe frange della società vogliono imbrigliare le donne. E ci sono le risposte, le posizioni libere da sovrastrutture che ognuna può (e dovrebbe essere libera di) assumere. Su tutto un verbo fa da luce guida: non resistere ma persistere. Benini lo dimostra raccontando una scena lontana. Sua nonna, che agli inizi del Novecento saliva sui tavoli per protestare contro la mancanza di istruzione fra le classi povere. Lei per prima ha rifiutato le posture degli altri e ha scelto che posizione prendere, come Benini stessa, come le Muse e – questo è l’auspicio – come molte altre donne.

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