L’avvocato Luca Di Donna, 43enne ordinario di Diritto privato alla Sapienza e già collega di studio dell’ex premier Giuseppe Conte, è indagato – insieme ad altre tre persone almeno – dalla Procura di Roma per associazione a delinquere finalizzata al traffico di influenze illecite. L’ipotesi accusatoria riguarda supposte irregolarità dell’assegnazione di appalti e forniture da parte della Struttura commissariale per l’emergenza Covid, del Ministero dello Sviluppo economico e di Invitalia, l’agenzia nazionale per gli investimenti guidata dall’ex commissario Domenico Arcuri. Martedì, su incarico dei pm, la polizia giudiziaria ha perquisito studi e abitazioni degli indagati sequestrando alcuni documenti.

L’esistenza del fascicolo – ma ancora senza indagati né ipotesi di reato – era stata anticipata nei giorni scorsi da diverse testate giornalistiche. Secondo Panorama, Di Donna è accusato di aver speso il nome di importanti politici – tra cui anche Conte – nei propri rapporti con la pubblica amministrazione, ottenendone in cambio consulenze da organi dello Stato o aziende controllate. Molti degli incarichi citati, però, riguardano gli anni precedenti al 2018, quando l’attuale leader M5s non era ancora a palazzo Chigi e Di Donna ricopriva il ruolo di consigliere giuridico del sottosegretario alla presidenza del Consiglio per gli Affari europei, il dem Sandro Gozi. A quanto ricostruisce il settimanale di Maurizio Belpietro, anche questa indagine è nata dalle dichiarazioni di Piero Amara, l’ex consulente dell’Eni coinvolto in numerose vicende penali, su presunti incarichi professionali ricevuti da Conte tramite il lobbista Fabrizio Centofanti. Secondo Domani, invece, ad accendere l’attenzione degli inquirenti è stata una segnalazione di operazione sospetta (Sos) della Banca d’Italia relativa a versamenti sul conto di Di Donna da parte di “due società bulgare e una lussemburghese”.

Rispondendo alle domande dei giornalisti durante un evento elettorale a Pordenone, Conte ha detto di non aver mai collaborato con Di Donna: “In passato lo frequentavo, ma da quando sono diventato Presidente del Consiglio non l’ho frequentato più. Non so nulla della sua successiva attività professionale”. E ha smentito in particolare la circostanza, riportata su più quotidiani tra cui il Corriere della Sera, che proprio Di Donna avesse contribuito a stendere il nuovo statuto del Movimento 5 Stelle o a realizzare la scuola di formazione. “Sono tutte falsità, complete falsità“.

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