Dopo l’attentato che rischia di minare l’immagine di garanti della sicurezza tanto cara, se non necessaria, ai Taliban per pensare di poter governare l’Afghanistan nei prossimi anni, il gruppo guidato dal mullah Hibatullah Akhundzada ha risposto al suo nuovo nemico numero uno che cerca di minare la sua leadership nel Paese: lo Stato Islamico del Khorasan. Così, in seguito all’attacco bomba alla moschea Eid Gah di Kabul, un commando della sicurezza degli Studeti coranici ha “compiuto un blitz in un covo dell’Isis” nella capitale, come riportato da Tolo News precisando che l’operazione, condotta nel distretto 17, si è conclusa con “l’uccisione di combattenti” dell’organizzazione terroristica. Già nel tardo pomeriggio, uno dei portavoce dei Taliban, Bilal Karimi, aveva dichiarato che tre persone erano state arrestate come sospette responsabili dell’esplosione nella quale sono morte almeno 12 persone e altre 32 sono rimaste ferite.

La reazione dei nuovi padroni dell’Afghanistan era necessaria e doveva arrivare con rapidità. Quello dello Stato Islamico non è altro che l’ultimo affronto di una guerra interna ai gruppi terroristici nel Paese che si è intensificata con il ritiro delle truppe straniere, con le Bandiere Nere che puntano a minare la credibilità dei loro competitor sul terreno e comprometterne la leadership. L’attentato all’aeroporto di Kabul, dove avevano perso la vita almeno 200 persone, tra cui 13 militari americani, era stato il punto più alto toccato dai miliziani fedeli al Califfato, ma questo nuovo attacco, seppur di portata minore, ha un valore simbolico ancora più alto se lo si legge nel contesto attuale dell’Afghanistan.

Nella moschea Eid Gah si stava infatti tenendo il funerale della madre del portavoce dei Taliban, Zabihullah Mujahid. Un tentativo, probabilmente, di assassinare uno dei vertici più in vista della leadership talebana, il loro storico portavoce. Sicuramente una provocazione, un’invasione di campo evidente che non passa inosservata agli occhi della popolazione e che instilla il dubbio sulla capacità del gruppo di garantire la sicurezza in un Paese martoriato da decenni di conflitto. Se ancora non è chiaro quali saranno le prospettive future in campo economico e sociale, i Taliban non hanno mai mancato di ripetere di essere gli unici a poter garantire sicurezza in Afghanistan, gli unici a poter arginare le azioni degli altri gruppi estremisti. È questa la principale speranza della popolazione ormai rassegnata alla nascita di un nuovo Emirato Islamico. Ma un attentato del genere, che va a colpire da così vicino la leadership dei Taliban, mette in discussione anche la loro efficacia in termini di garanti della sicurezza.

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