di Paolo Di Falco

Condannare un’idea, condannare un modello che era d’esempio per tutto il mondo appiccicandogli sopra l’etichetta di “associazione a delinquere”. Questo quello che è accaduto ad un sindaco, Mimmo Lucano, che nella sua Riace aveva messo in piedi un sistema d’accoglienza troppo sovversivo che si basava su qualcosa di così pericoloso da nominare sottovoce perché qualcuno si sarebbe potuto schifare o addirittura sentire offeso: l’umanità. Già, una parola da cancellare da qualsiasi dizionario, più potente di qualsiasi tipo di virus e, proprio per questo, da fermare subito prima che possa propagarsi.

L’umanità al sindaco Lucano è costata ben 13 anni e 2 mesi di carcere anche perché la gravità del suo “reato” mica può essere paragonata a quella di un trafficante di esseri umani, responsabile della morte di chissà quanti migranti, a cui tocca in sorte una decina d’anni. Il suo reato ha una portata molto più sconvolgente: aveva fatto diventare un paesino di tremila anime un “villaggio globale” crocevia di culture diverse e, tra lavoro e un’integrazione vera, non la solita che si ferma alle parole brandite come accusa o difesa in base alle circostanze, era riuscito ad ospitare ben 800 stranieri ridando vita ad un piccolo centro meridionale destinato a scomparire, destinato a diventare un deserto così come è stato ridotto oggi, dove a resistere rimangono solamente 15 famiglie straniere e un paio di laboratori.

L’Italia delle contraddizioni che, così come avvenuto pochi giorni fa, riesce ad assolvere i suoi “servitori dello stato” che anziché combattere la Mafia hanno trattato con lei condannando solo i mafiosi per aver trattato con lo Stato, poteva mai farla passare liscia ad un sognatore come Lucano? Un uomo che ha dedicato tutta la sua vita agli ultimi partendo dal proprio Paese per provare a cancellare quell’orrenda propaganda dell’invasione, pane quotidiano di certi partiti politici. Mimmo aveva finalmente preso quei famosi 35 euro che lo Stato versava per migrante non per intascarseli o “comprare gli Iphone”, né per comprare qualche misero panino da dare a qualche povero disgraziato abbandonato a se stesso dentro qualche desolato capannone di periferia, ma per creare lavoro e formazione.

Uno dei tanti reati di cui è accusato il sindaco Lucano è abuso d’ufficio per le carte d’identità date gratis a dei richiedenti asilo e poi per l’affidamento della raccolta differenziata alle coop che utilizzavano gli asinelli: vi rendete conto che pericoloso criminale si è riusciti a condannare? Un criminale incallito che nel 2016 è stato inserito dalla rivista Fortune tra i cinquanta uomini più influenti della Terra e che nel 2020 ha esposto la sua idea per ridare vita ai piccoli paesi rurali al Moma di New York insieme alle fattorie robotizzate del Canada e dell’Olanda e alle coltivazioni con i droni dell’Africa subsahariana. Un’idea che era nata da un’osservazione di un ragazzo, uno di quei migranti “da rispedire in Africa”, di nome Hassan: “Questo è un paese di case senza gente, noi siamo gente senza case”. Un uomo che, mettendo al primo posto la propria coscienza, si è rifiutato di seguire le linee guida del ministero perché disumane dato che, come aveva dichiarato lui stesso: “Si è preteso che accogliessi le persone e dopo sei mesi, o un anno, le cacciassi. Io ho spiegato che se come sindaco mi fossi attenuto a queste regole dopo sei mesi un bambino, per esempio, lo avremmo mandato via dalla scuola. Ma che senso ha fare progetti così su persone che hanno già perso tutto? Se lo avessi fatto non sarei incorso in un reato penale. Ma la mia coscienza?”.

Ecco il criminale con soli 9 euro sul conto, difeso gratis dai suoi avvocati, accusato “di aver creato un’associazione a delinquere nata per lucrare con diverse truffe sull’accoglienza”, ecco il sindaco passato da eroe a criminale nel giro di pochi anni a cui anche la Rai aveva dedicato una fiction, “Tutto il mondo è paese”, realizzata da Giuseppe Fiorello e mai mandata in onda da quello che viene definito “servizio pubblico”. Ecco che fine fa chi si ostina a voler cambiare il mondo basandosi sull’umanità, ecco il modello da non imitare e di cui diffidare. Umanità che avrebbe potuto salvare la vita anche ad un ragazzo che oggi avrebbe compiuto 43 anni ma a cui, parafrasando De André, “due guardie bigotte cercarono l’anima a forza di botte”. Buon compleanno Stefano, non mollare Mimmo!

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