di Gionata Borin

Sabato 25 settembre si è tenuto a Torino il convegno intitolato “Siamo ancora nel labirinto della ‘Ndrangheta?”, organizzato da Libera Piemonte, con relatori: Gian Carlo Caselli, ex procuratore e Presidente onorario di Libera; i pm della Dda, Paolo Toso e Roberto Sparagna; i giornalisti Elena Ciccarello (La Via Libera) e Giuseppe Legato (La Stampa); Rocco Sciarrone, docente e sociologo, e Davide Mattiello, consulente della Commissione Antimafia.

Trascorsi 10 anni dalla maxi-inchiesta “Minotauro” che ha svelato il potere della ‘ndrangheta nel torinese, si sono susseguite innumerevoli inchieste sulle infiltrazioni e il radicamento della stessa organizzazione criminale in Piemonte, in cui sono venuti alla luce rapporti col mondo politico ed economico.

Sono state analizzate le evoluzioni e i mutamenti di una mafia che si distingue per segretezza, mimetismo, che non ha più bisogno di operare violenza, perché comanda con l’esposizione in maniera implicita dei propri affiliati. Una mafia sempre più “liquida” che col controllo territoriale e la propria pervasività è diventata una sorta di “‘ndrangheta del quotidiano” a cui molti si affidano e delegano per ottenere ciò che ritengono spetti loro.

Le varie inchieste hanno fatto emergere quella “zona grigia” di collusioni politiche ed economiche, i quali promotori sono gli stessi politici e imprenditori che ricercano i servizi della ‘ndrangheta (voti, liquidità, recupero crediti; ecc.).

Insomma: in Piemonte siamo ancora nel labirinto della ‘ndrangheta? La risposta è sì, lo siamo. Ma la reazione non deve venir meno: occorre mettere in piedi i migliori strumenti ed anticorpi; occorre che la politica e le istituzioni, la società civile, l’imprenditoria, l’informazione e la cittadinanza piemontese, alla luce dei fatti, prendano consapevolezza e attivino quel circuito virtuoso di formazione, prevenzione e sensibilizzazione per contrastare ed arginare il fenomeno.

Occorre attuare quel monitoraggio civico, soprattutto in vista della pioggia di fondi che per l’emergenza Covid, tramite il Pnrr, arriveranno in Piemonte in ambito sanitario ed economico. Faranno gola e attireranno crimine organizzato e fenomeni corruttivi.

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