Dopo giorni, i cumuli di sacchetti sono quasi dappertutto spariti ma a Catania l’emergenza rifiuti è tutt’altro che rientrata. Anzi, il timore è che da qui a un mese e mezzo il conto potrebbe essere ancora più salato. All’origine dell’ennesima crisi che colpisce la Sicilia c’è la saturazione della maxi-discarica di Lentini, l’anno scorso sequestrata a due fratelli accusati di corruzione e rapporti ambigui con la mafia. Da metà mese il sito è saturo e la Regione è stata costretta a dirottare i conferimenti nelle altre discariche dell’isola. Si tratta però di una soluzione tampone che già prima di Natale potrebbe non avere più efficacia.

A soffrire, da un paio di settimane, sono circa un terzo dei comuni della Sicilia. Il conto più salato è spettato al capoluogo etneo, complice i livelli di differenziata che ancora faticano ad attestarsi in doppia cifra. E così, mentre i cittadini che provano a separare correttamente i rifiuti si trovano ancora a fare i conti con l’utilizzo dei cassonetti dove finisce un po’ di tutto, l’assessore comunale all’Ecologia di area leghista Fabio Cantarella invoca la costruzione dei termovalorizzatori.

A dichiarare di volerli, negli ultimi mesi, è stato anche Nello Musumeci. Il presidente della Regione da quattro anni è alla guida di un governo che dichiara di volere riformare il settore, mettendo fine all’oligopolio dei privati e puntando sulla costruzione di impianti pubblici per il trattamento della spazzatura. Finora, però, alle tante parole sono seguiti pochi fatti. E così l’ipotesi più concreta è che prossimamente la Sicilia si trovi a dover portare i rifiuti fuori dai confini regionali, con tanto di possibile aumento dei tributi a carico dei cittadini.

Come se non bastasse, la campagna elettorale per le Regionali del prossimo anno, con la ricandidatura di Musumeci che al momento non tutti si sentono di garantire, a partire proprio dalla Lega di Salvini, rischia di lasciare tutto così com’è, in un limbo che per i siciliani “puzza” sempre più.

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