Io presidente della Repubblica dopo Sergio Mattarella? No, assolutamente no. Non sono stanco, sono tranquillo. Ma non sono più un ragazzo. La presidenza della Repubblica dura 7 anni, ne ho 82 e statisticamente bisogna fare i conti con queste cose. Siccome manovro la statistica sempre, faccio anche i conti con queste cose”. Così, ai microfoni di “Non stop news”, su Rtl 102.5, l’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, ribadisce il suo niet all’ingresso al Quirinale, puntualizzando: “A me piaceva fare il presidente del Consiglio, lavorare sulle cose quotidiane, fare il presidente della Repubblica non fa per me”.

Prodi racconta il famoso sabotaggio alla sua elezione a presidente della Repubblica nella primavera del 2013, episodio che lui stesso racconta nel suo nuovo libro ‘Strana vita, la mia’: “I ‘franchi tiratori’ non erano 101, ma 120. Che ricordo ho di quel giorno? Oh, niente. Io ero in Africa alla commissione dell’Onu e tutti mi mostravano il pollice alzato a indicare che sarei stato sicuramente eletto presidente della Repubblica. E io invece replicavo col pollice abbassato. C’era da morir dal ridere, tra l’altro. E infatti, dopo che è arrivato il risultato, tutti mi dissero: ‘Ma come facevi a saperlo?’. Lo sapevo, ecco. Però la valanga dei voti contrari è stata molto superiore a quella prevista“.

Sull’operato di Mario Draghi e sulla possibilità di vederlo in futuro a Palazzo Chigi o al Quirinale, Prodi osserva: “Sul suo futuro lo vedrà lui. Sul clima cambiato non c’è dubbio, da Bruxelles e in altre capitali sentono Draghi come un fatto nuovo nel paese. La velocità della ripresa che abbiamo deriva dal fatto che c’è una scommessa su un futuro del Paese molto più compatto e solidale – conclude – Il clima politico attuale di apparente unità? È venuto indubbiamente dal periodo emergenziale, ma un giorno o l’altro bisognerà tornare alla normalità. Dopo le elezioni ci sarà un clima assolutamente diverso, si faranno i conti con maggioranze e minoranze molto più precise. Su questo non ho alcun dubbio”.

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