Non solo Alitalia, Western Union o il call center di Acea e Roma Capitale. Ma anche Bnl. Le esternalizzazioni dominano il mercato del lavoro e travolgono persino il sistema bancario, alle prese con la più importante crisi mai registrata. Con in più l’aiutino del governo Draghi che potrebbe ben presto allargare il raggio d’azione della deroga al codice civile (art.2112) prevista per Alitalia recidendo le tutele per i lavoratori nell’ambito della cessione dell’azienda o del ramo di azienda.

Alla Banca nazionale del lavoro il sindacato è già sul piede di guerra per scongiurare l’uscita di 900 lavoratori dal perimetro aziendale dell’istituto di credito controllato dalla francese Bnp Paribas. In particolare il sindacato contesta la strategia di cessione di rami d’azienda che apre la porta a successive ristrutturazioni con dolorosi tagli al personale. In Unicredit e Mps, invece, le organizzazioni di categoria si preparano ben presto alle gestione di un’ondata da almeno 5mila esuberi che saranno però volontari. “È stata già ceduta Axepta, leader nel comparto dei sistemi di pagamento digitale, e si annunciano centinaia di esuberi, tagli di personale, chiusure di filiali e, dulcis in fundo, cessioni di rami d’azienda nel comparto It e nell’ambito del back office per oltre 900 colleghi – ha spiegato Tommaso Vigliotti,
Segretario Nazionale di Unisin – Confsal – si tratta di una strategia industriale inaccettabile, senza capo né coda, messa in piedi da chi ha già troppe volte
negli anni imposto sacrifici enormi ai lavoratori, trascurato la clientela, sacrificato ambiti di business vitali e venduto il patrimonio immobiliare, senza ottenere mai i risultati promessi”.

Per le organizzazioni di categoria, le esternalizzazioni sono una “strategia inaccettabile” che pure in passato è stata adottata anche da Intesa Sanpaolo con la cessione di alcuni portafogli di credito ad Intrum o da Mps con l’esternalizzazione dei servizi di backoffice a Fruendo. O ancora da Unicredit che conferì nel 2014 crediti inesigibili a Do Bank con al seguito 635 lavoratori. Ex dipendenti Unicredit che, secondo quanto riferì il sindacato all’epoca dei fatti, Do Bank aveva intenzione di ridurre di almeno il 14%. Non senza strascichi di contenzioso in tutti i casi di esternalizzazione. Con le banche che hanno dovuto fare buon viso a cattivo gioco. Ma ora le cose potrebbero cambiare se il governo Draghi amplierà la portata del provvedimento studiato per l’Alitalia che prevede la possibilità di trasferire rami d’azienda senza trasmettere anche tutti i correlati diritti dei lavoratori.

Diversa invece è la situazione delle nozze fra Mps e Unicredit dove i 5-6mila esuberi, a carattere volontario, dovrebbero essere gestiti fino a sette anni con prepensionamenti utilizzando il fondo di solidarietà finanziato dagli stessi istituti di credito. Si contrarrà così ancora il numero di addetti del settore bancario dopo che, in Italia, fra il 2010 e giugno 2021 sono state registrate 70mila uscite volontarie compensate solo in parte da 33mila ingressi under 35 finanziati dal fondo per l’occupazione. Una goccia nel mare rispetto ai 420mila dipendenti in meno in Europa e con 370 mila licenziamenti che raccontano la drammaticità della crisi del settore.

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