Si procede morbidi: esodi incentivati. È così che altri 390 dipendenti lasceranno Stellantis, gruppo franco italiano frutto dell’unione tra Psa e Fca. Alla guida del colosso dell’auto c’è Carlos Tavares, già numero uno di Psa. In agosto Tavares aveva lasciato intendere che in Italia c’è e ci sarà da metter mano agli organici. La formula diplomatica usata dal manager è stata “In Italia non si può tenere lo status quo. Se lo facciamo ci mettiamo nei guai”. Secondo alcune ricostruzioni Tavares medita di ridurre la forza lavoro italiana da 66mila a 54mila unità nel giro di 3 anni. Non sarà un piano lacrime e sangue, le uscite saranno gestite con accortezza. Ma i primi affondi sono partiti. Accordi di uscite incentivate sono già stati siglati nei mesi scorsi per Maserati, il sito torinese di Mirafiori e per la Teksid. In tutto si tratta di quasi mille dipendenti. Come aveva fatto notare ilFattoquotidiano.it, Fca ha sostituito il prestito da 6,3 miliardi di euro erogato da Intesa Sanpaolo ma garantito dallo Stato con uno più oneroso ma che non comporta condizionalità, tra cui il mantenimento dei livelli occupazionali. I sindacati hanno fatto sapere nel pomeriggio di oggi che per il prossimo 11 ottobre è stato convocato il tavolo di confronto su Stellantis presso il Ministero dello sviluppo economico. All’incontro parteciperanno anche il minstro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e in vice ministro GilbertoPichetto Fratin.

Oggi i sindacati e l’azienda hanno firmato l’accordo per le uscite incentivate per dipendenti che si trovano a non più di 5 anni dalla pensione. La contropartita è l’assunzione di 130 dipendenti a tempo indeterminato. Il classico 3 x 1, amatissimo dalle aziende anche perché i giovani costano meno e non hanno l’articolo 18. Le uscite, spiegano i sindacati, dovranno avvenire entro il 30 novembre, mentre il consenso a uscire dovrà essere comunicato entro il 2 ottobre, anche se l’azienda si è riservata di valutare eventuali domande tardive.

Per ridimensionare l’organico ci sono però anche altri metodo, soprattutto quando si tratta di precari che formalmente non sono tuoi dipendenti. Alla Sevel di Atessa (stabilimento di Stellantis da cui escono veicoli commerciali come il Ducato) non sono stati rinnovati 300 contratti di somministrazione sui 730 in essere. “A Stellantis a pagare sono i più deboli” dicono i sindacati in una nota congiunta. “La notizia – affermano – non può che destare grande preoccupazione e profondo sdegno perché, come sempre, i primi a perdere il posto di lavoro sono l’anello più debole della catena. Ci troviamo di fronte alla consueta modalità per la quale questa categoria viene messa alla porta, senza preavviso e con estrema facilità, nonostante abbiano contratti e missioni a tempo indeterminato e nonostante siano quella parte operativa senza risparmiarsi”. Qualcosa si simile era già accaduto in primavera nello stabilimento di Pomigliano d’Arco dove la scure si era abbattuta sui fornitori di servizi esterni dirottando parte dei dipendenti su mansioni (es pulizia) svolte in precedenza da fornitori terzi.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: se credi nelle nostre battaglie, combatti con noi!

Sostenere ilfattoquotidiano.it vuol dire due cose: permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti, gratuito per tutti. Ma anche essere parte attiva di una comunità e fare la propria parte per portare avanti insieme le battaglie in cui crediamo con idee, testimonianze e partecipazione. Il tuo contributo è fondamentale. Sostieni ora

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Istat, “contrazione eccezionale del Pil: -8,9% nel 2020, crolla la domanda interna. Deficit al 9,6% del Pil, raddoppia tendenza al risparmio”

next
Articolo Successivo

La Fed mantiene i tassi di interesse invariati, ma nessuna decisione sugli stimoli monetari: “Stop previsto per la metà del 2022”

next