Omosessuali, stranieri, donne e disabili. Le baby gang di Foggia hanno obiettivi chiari: puntano i più fragili e non hanno timore ad aggredire con ferocia. Verbale e fisica. Dal blitz messo a segno dalla Squadra mobile del capoluogo dauno, guidata dal vice questore Mario Grassia, emerge con estrema chiarezza l’inquietante livello di violenza sprigionato dai giovanissimi contro i propri coetanei. Una brutalità capace di esplodere senza curarsi dei luoghi, dei testimoni, dei danni inflitti alle vittime di quelle spedizioni punitive. E nel comune sciolto per infiltrazioni mafiose, dove secondo la Dia la criminalità rappresenta una vera emergenza nazionale, la questione sociale assume contorni ancora più sconcertanti. I poliziotti hanno infatti ricostruito due episodi capaci di delineare il vero e proprio dramma vissuto dai giovani nelle serate d’estate in piazza Mercato, luogo della movida foggiana. Azioni che raccontano come i giovanissimi, a volte cresciuti in famiglie contigue alla Società foggiana, tendano a emulare le gesta di boss e gregari. Tutto tutto a pochi mesi dal suicidio di Marco Ferrazzano, 27enne disabile di Foggia che si è tolto la vita lanciandosi contro un treno alla periferia della città lo scorso gennaio, dopo mesi di stalking.

Il 22 agosto scorso, in questo senso, è stata giornata emblematica. Due aggressioni ai danni di due ragazzi di origine straniera. Due “negri di merda” che si accompagnano con “zoccole”, secondo le parole utilizzate da alcuni dei giovani finiti agli arresti domiciliari. La prima vittima è un 28enne nato in Paraguay. Era in giro con le sue amiche quando un gruppo composto di circa 6 o 7 ragazzi, anche minorenni, lo ha preso di mira, senza alcun motivo. “Negro di merda! Che cazzo fai con quelle ragazze?”, ha urlato qualcuno che poi lo ha preso per il collo e gli ha sferrato un pugno alla mascella. La violenza è proseguita con calci, incuranti che il ragazzo fosse indifeso e per terra. Nonostante la paura, le sue amiche sono intervenute per difenderlo. “Guarda ‘ste zoccole (…) Che fate con quel negro di merda?”. E poi non hanno risparmiato nemmeno loro. Una delle ragazze camminava con l’ausilio delle stampelle a causa di un intervento, ma nemmeno per lei la gang ha avuto pietà: un testimone ha raccontato ai poliziotti di aver visto uno degli arrestati brandire una sedia pronto a scagliarla sulla ragazza. La situazione sarebbe drammaticamente precipitata se alcuni commercianti non fossero intervenuti per bloccare quella violenza inaudita.

Ma non è tutto. Poco dopo, nella stessa zona della città, un’altra baby gang ha aggredito un altro gruppo di giovanissimi. Anche in questo caso le vittime sono state donne e un ragazzo di origine straniera. Quest’ultimo, in particolare, aveva osato sfidare il branco difendendo un giovane omosessuale dagli insulti. “Vattin da qua stu ricchion”, gridavano gli aggressori e il 18enne colombiano è intervenuto per dare forza alla vittima. A quel punto, però, l’interesse della gang si è spostato su lui e la sua fidanzata: “Vedi il nero, tu vattene che sei il primo”. La coppia ha provato ad allontanarsi, ma il gruppo li ha seguiti e aggrediti: calci e pugni fino a quando il giovane non si è accasciato per terra mentre si susseguivano le offese: “Sto nero di merda”. Gli hanno spaccato il naso e procurato un trauma cranico: il 18enne è stato trasferito in prognosi riservata all’ospedale di San Giovanni Rotondo. Anche in questo caso le violenze hanno travolto anche la ragazza: un ragazzo dai capelli tinti di colore biondo, ha svelato la donna agli investigatori, l’ha spinta contro il muro e le ha tirato uno schiaffo poi ha raggiunto gli altri suoi complici che nel frattempo continuavano a colpire il fidanzato, oramai a terra.

Qualche giorno più tardi, è toccato a un minorenne essere vittima delle violenze. Senza alcuna ragione è stato travolto da una gragnola di calci e pugni. Qualcuno gli ha scaraventato una sedia addosso. Il referto ha diagnosticato “trauma cranico contusivo, trauma della piramide nasale, frattura dell’osso orbitale sinistro, lesioni dell’occhio sinistro, varie lesioni al cranio ed al viso, tumefazione al collo, agli zigomi, alle mascelle e lesioni alle labbra”. Ancora oggi – si legge negli atti della magistratura – è in prognosi riservata. Nessuno è intervenuto in sua difesa: “Lo stesso – si legge nei documenti – si incamminava presso la propria abitazione accompagnato, a piedi, da una ragazza. Allo stato il minore è ancora ricoverato in prognosi riservata”.

Per il gip di Foggia Roberta di Maria, “le modalità della condotta appaiono sintomatiche di personalità con forte capacità criminale”, ma desta preoccupazione anche il fatto che continui episodi “connotati da brutali e violente aggressioni, siano state poste in essere, in un arco di tempo limitato, da un gruppo di ragazzi, privi di scrupoli e di valori morali” ai danni “di giovani indifesi, anche minorenni, senza alcuna motivazione o per motivi di odio razziale”. Nel giorno in cui l’ultima relazione della Direzione Investigativa Antimafia conferma la presenza asfissiante della Società foggiana sul tessuto socio economico del capoluogo, è arrivata la prima risposta dello Stato a una piaga che nei mesi scorsi aveva ulteriormente peggiorato la vita dei cittadini foggiani. In una lettera al alla redazione del quotidiano online Immediato.net, un giovane aveva denunciato la terribile situazione in cui erano costretti a vivere gli adolescenti nei luoghi della movida.

“Sento un peso sullo stomaco e sulla coscienza che mi ha oppresso per tutta la notte. Ieri – ha raccontato – ho passato la serata in piazza Mercato, centralissima e affollata da ragazzi di ogni estrazione sociale ed età. Ci passo sempre buona parte del mio tempo libero e sono colpevolmente assuefatto alla situazione di degrado che vi regna, ma ieri ho visto troppo. In due ore ho assistito a due situazioni a dir poco critiche: nella prima ho visto orde di ragazzini allontanarsi di corsa per assistere ad una rissa che, a quanto pare, si stava consumando in qualche stradina limitrofa. Infervorati e sorridenti come se stessero andando ad un concerto del loro cantante preferito; nella seconda, alla quale ahimé ho assistito molto più in vicinanza, un piccolo branco di ragazzini di età massima 13 anni ha accerchiato un ragazzo, gli ha rotto una bottiglia di vetro sulla fronte e ha iniziato a pestarlo con calci mirati alla testa mentre era a terra insanguinato”.

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