Dagli operai forestali al personale dell’edilizia, dai conduttori di impianti e macchinari pesanti al personale dei servizi sanitari e sociali, passando per gli agricoli e i fonditori. Sono solo alcune delle 31 categorie individuate dalla commissione istituzionale sui lavori gravosi presieduta dall’ex ministro Cesare Damiano, che ha approvato il documento che ora il ministero del Lavoro trasmetterà al governo e alle Camere. E’ dalla scorsa primavera che la commissione ad hoc istituita dal ministro del lavoro Andrea Orlando sta lavorando alla nuova ‘graduatoria’, messa a punto incrociando diverse elaborazioni tra cui dati di Inail, Istat e Inps che valutano l’onerosità fisica e psicosociale delle mansioni oltre che gli indici legati agli infortuni ed incidenti sul lavoro. Un cambio di passo rispetto al passato, visto che per la prima volta la lista si basa su dati scientifici che individuano le categorie più esposte di altre ad oneri fisici e stress lavorativi.

Soddisfatti i sindacati, che ora attendono di essere coinvolti nella discussione. Per il segretario confederale della Uil Domenico Proietti e il segretario generale Uilp Carmelo Barbagallo “questo è un importantissimo contributo per orientare le scelte che devono essere intraprese nella prossima legge di Bilancio per definire una flessibilità più diffusa di accesso alla pensione intorno a 62 anni“. Un tema che si incrocia con il nodo della fine di Quota 100, che scade a fine anno. Una lista di categorie di lavori gravosi già accede all’Ape social, che pure scade a fine dicembre e potrebbe essere prorogata se non resa strutturale e ampliata. La misura permette di accedere al prepensionamento con almeno 63 anni, senza alcun onere per il beneficiario (a differenza dell’Ape volontario). IntrodottI sindacati chiedono più flessibilità nell’accesso alla pensione tenendo anche conto proprio della gravosità e dell’usura dei lavori.

“Bene, se confermata, la proposta di riconoscere la gravosità del lavoro edile riducendo a 30 anni di contributi la soglia per poter accedere alla cosiddetta Super Ape Social”, commenta in una nota Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil, il principale sindacato delle costruzioni e del legno-arredo. “Gli edili sono infatti tra i lavoratori che più rischiano in assoluto infortuni e malattie professionali, con una delle più basse aspettative di vita media, in un settore dove lavoro nero e discontinuità sono caratteristiche endemiche. Così come positivo sarebbe il riconoscimento della gravosità del lavoro in falegnameria e dei verniciatori industriali. L’obiettivo rimane però garantire un sistema di uscite flessibili e di garanzie universali come chiesto unitariamente da Cgil, Cisl e Uil per una riforma complessiva del sistema pensionistico. In particolare se venissero confermate le indicazioni di poter accedere all’Ape Social con 30 anni di contributi e con 7 su 10 degli ultimi anni lavorati nel settore, come Fillea Cgil Nazionale stimiamo in almeno 15mila gli over 63 che potrebbero accedervi nei prossimi 3 anni, favorendo non solo un ricambio generazionale oggi ancora più urgente alla luce della domanda su rigenerazione, nuove tecniche costruttive e nuovi materiali, ma anche e soprattutto riducendo gli infortuni gravi e mortali. Un infortunio grave su 4 riguarda infatti lavoratori over 60. E’ il momento che i nonni scendano dalle impalcature – conclude Genovesi – per godersi, dopo anni di fatica, i nipotini ed il meritato riposo”.

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