L’avvocato Federico Freni è un uomo baciato dalla fortuna. Ben prima di essere in predicato di sostituire l’ex sottosegretario Claudio Durigon, la cui uscita dal ministero dell’Economia gli era costata il posto nella commissione che dovrà decidere sulle sorti dell’Inpgi. Durigon aveva infatti caldeggiato molto l’incarico per il suo consulente, che è anche professore all’università della Confindustria, la Luiss. Oltre ad essere storico legale della malandata cassa di previdenza dei giornalisti.

Poco male per l’avvocato che, in veste di sottosegretario, godrà comunque di un punto di osservazione privilegiato sull’istituto che è sottoposto anche alla vigilanza del Tesoro. E al quale deve non solo una proficua collaborazione professionale iniziata a 34 anni, ma anche il fortunato acquisto di un appartamento di 153 metri quadri in 7,5 vani, con giardino e terrazzo di 142 metri quadrati, oltre a cantina e garage nel lussuoso quartiere romano dei Parioli. Proprietà che nel maggio del 2018 ha pagato all’Inpgi 730mila euro, con uno sconto del 25% sul prezzo di listino, in quanto abitava già da sei anni, da inquilino, nell’appartamento che si trova a due passi dal dipartimento della Luiss School of Government e dal Circolo antico tiro a volo. Una rarità nella rarità, dal momento che il 90% degli affittuari dell’istituto sono giornalisti, che solitamente hanno la precedenza su locazioni e compravendite immobiliari della Cassa.

“L’avvocato Freni, nostro amministrativista, era titolare di un contratto di affitto dal lontano 2012. Ha cominciato a collaborare con l’istituto nel 2014 e la causa al Tar l’ha fatta nel 2017”, ha spiegato il direttore dell’Inpgi Mimma Iorio in audizione alla Camera la scorsa estate. “Quella casa dove viveva in affitto credo che l’abbia pagata più di 700mila euro, valore superiore al prezzo di listino del fondo che lo ha messo in vendita, ma con uno sconto del 25%, esattamente come tutti gli inquilini dell’istituto. Non mi risulta che all’avvocato Freni siano stati concessi sconti diversi dagli altri inquilini”, ha precisato la Iorio, visibilmente seccata per la domanda del Senatore Elio Lannutti che, ha lamentato la direttrice, gliel’aveva già posta in una precedente audizione.

“Per ripassare un po’ la lezione, cioè l’audizione fatta nel 2019, sono andata a rivedere gli interventi fatti (…), il senatore Lannutti ha fatto esattamente le stesse domande dell’altra volta, speravo di essere stata chiara, ma rispondo ugualmente”, aveva esordito, spiegando che Freni “è entrato in contatto professionale con l’istituto in quanto avvocato amministrativista, è un esperto in materia di codice degli appalti pubblici e quindi ha assistito l’Inpgi per quanto riguarda questa tematica”. In particolare, per una causa da 18 milioni intentata da un gruppo di pensionati per un prelievo forzoso, Freni ha incassato 80mila euro, secondo Iorio che parla di cifra proporzionale al valore della causa stessa che si è svolta tra il 2016 e il 2019, con sentenza del Tar pronunciata nel 2018 a favore dell’Istituto.

D’altro canto Freni, il cui nome per il Ministero sarebbe stato fatto da Matteo Salvini, è uomo avvezzo a misurare la sorte, da esperto di giochi quale è, tanto da essere stato consulente in materia per il Tesoro. L’avvocato, riferisce l’AdnKronos che ha anticipato la sua candidatura, “assumerebbe da tecnico l’incarico al ministero dell’Economia, nel curriculum vanta rapporti di lavoro con i palazzi romani, dove siedono i gruppi del Carroccio, gruppi e Commissioni per cui ha prestato consulenze sia alla Camera che al Senato”. Non solo. Freni sarebbe “ben conosciuto anche a Milano dove è attivo nel mondo finanziario”. E al momento è presidente di 4AIM SICAF, che si occupa di investimenti nel mondo delle piccole medie imprese. E di cui l’Inpgi è azionista con il 14,9 per cento.

Parabola in continua ascesa, insomma. Lo stesso non si può dire per il suo cliente. L’istituto di previdenza dei giornalisti per uscire dai guai punta ancora ad allargare la platea degli assistiti, includendo grafici e poligrafici, com’è nei desiderata degli editori, ma anche del presidente Marina Macelloni. Quest’ultima nel corso dell’audizione della scorsa estate parlava della mancanza di iscritti come prima causa del collasso dell’istituto. Peccato che i grafici e i poligrafici siano più preoccupati che interessati dall’ipotesi di passare all’Inpgi, come spiega chiaramente una lettera dei sindacati del 15 settembre scorso. Altrettanto non si può dire della folla di giornalisti collaboratori che sarebbero ben felici di passare dalla libera professione a un rapporto subordinato, con conseguente cambio di cassa. Ma nessuno li interpella.

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