Gli aveva aperto la porta per dargli un bicchiere d’acqua, lui l’ha colpita con almeno tre fendenti provocandone la morte. È questa, stando alle ricostruzioni fornite finora dagli investigatori, la dinamica con cui si è svolto l’omicidio di Anna Lucia Lupelli, l’81enne trovata morta accoltellata il 13 settembre nella propria abitazione in via Gabriele a Bari. Sospettato del crimine è l’addetto alle pulizie del palazzo, il 51enne Saverio Mesecorto, che nella giornata di giovedì 16 settembre è stato sottoposto a decreto di fermo dalle forze dell’ordine. Secondo l’agenzia La Presse, avrebbe confessato il crimine davanti al pubblico ministero della procura cittadina, spiegando di aver agito per impossessarsi del denaro, un migliaio di euro, che la donna teneva in casa. Ora si trova in carcere a Trani con l’accusa di omicidio volontario aggravato da premeditazione.

Il delitto sarebbe avvenuto nella giornata del 13 settembre alle 13 circa, quando l’anziana vittima, che viveva da sola, era intenta a prepararsi il pranzo. Gli inquirenti sono arrivati a questa conclusione dopo che soccorritori e agenti di polizia, intervenuti il giorno seguente, hanno raccontato di aver trovato la tavola apparecchiata e i fornelli ancora accesi sotto una pentola contenente cibo ormai carbonizzato. A spiegare la dinamica del crimine lo stesso indiziato, dapprima con dichiarazioni spontanee rese agli investigatori e poi, durante l’interrogatorio, anche al pm alla presenza del difensore. Munito di coltello, Mesecorto avrebbe raggiunto lo stabile di via Gabrieli e citofonato alla donna chiedendole un bicchiere d’acqua. Era sicuro che lei gli avrebbe aperto perché i due si conoscevano bene: l’uomo ha infatti lavorato per più di dieci anni nella ditta di pulizie che si occupava del vano scale di quel condominio. Una supposizione corretta: la pensionata, ignara delle intenzioni dell’aggressore, lo avrebbe fatto accomodare in cucina per poi essere colpita da non meno di tre pugnalate nella zona addominale. I fendenti hanno provocato la caduta e la morte della donna, mentre l’omicida si allontanava dopo aver rubato un bancomat e una borsetta contenente circa mille euro. I due oggetti sono stati successivamente ritrovati nei bidoni dell’indifferenziata vicini al condominio mentre non è ancora stata rinvenuta l’arma usata per commettere il crimine.

All’identificazione di Mesecorto gli investigatori della squadra mobile di Bari sono arrivati anche grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza di un negozio non lontano dal civico dove abitava la vittima: i video hanno immortalato l’uomo davanti al portone del palazzo dell’omicidio tra le 12,55 e le 13,13 del 13 settembre, ora compatibile con il delitto. Lo spiega il decreto di fermo firmato dal pm, dove tra l’altro si motiva la misura cautelare d’urgenza evidenziando “l’assoluta incapacità di autocontrollo e l’inusitata violenza dimostrata nella vicenda”. Nel provvedimento sono anche contenuti stralci delle dichiarazioni delle due figlie di Mesecorto. Una delle due ha infatti detto di aver saputo dalla sorella che il padre “aveva ammazzato una persona e portato a casa 1.500 euro” in “un borsellino tipico da persona anziana”. Alcuni dettagli sarebbero stati raccontati alla donna dallo stesso 51enne, come il fatto che “si era procurato un coltello acquistandolo da un negozio gestito da cinesi e, utilizzando dei guanti, aveva suonato al campanello di una signora che abita a Carrassi per chiederle un bicchiere d’acqua”.

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