Approvato dalle commissioni parlamentari europee congiunte Ambiente e Agricoltura con 94 voti a favore, 20 contrari e 10 astensioni il testo sulla Strategia dal produttore al consumatore, nota anche come “Farm to Fork”. Tra i principali punti ci sono più terreno per l’agricoltura biologica, obiettivi di riduzione vincolanti per l’uso di pesticidi, ma anche le nuove tecniche genomiche e un reddito equo per gli agricoltori che producono cibo in modo sostenibile.

Gli eurodeputati aprono all’obbligo di un’etichetta nutrizionale Ue fronte-pacco, che poi è il terreno di battaglia tra Nutrinform e Nutriscore, ma non indicano modelli, invitando la Commissione a costruire l’etichetta sulla base dell’evidenza scientifica. Tra le molte altre indicazioni del testo anche il sostegno all’estensione di indicazione dell’origine in etichetta e l’invito ai paesi membri Ue ad azzerare l’Iva per frutta e verdura. Secondo i deputati, inoltre, sono necessari indicatori comuni e scientificamente fondati sul benessere degli animali per garantire una maggiore armonizzazione nell’Ue, con limiti alle importazioni di prodotti animali dai paesi non allineati agli standard europei.

Secondo Paolo De Castro e Pina Picierno, membri della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, è tornata al centro dell’attenzione “non soltanto la dimensione ambientale dei nostri sistemi alimentari, ma anche quella sociale ed economica, dando ai nostri produttori una prospettiva più positiva rispetto all’impianto inizialmente messo sul tavolo”. Il testo finale, sottolineano in una nota i due eurodeputati Pd “chiede l’estensione a tutti i prodotti agroalimentari di un sistema di etichettatura di origine obbligatoria“, e indica che “eventuali sistemi di etichettatura nutrizionale abbiano solamente una finalità informativa, senza influenzare i consumatori tramite sistemi a colori”.

Nel testo si legge che “i target ambientali proposti nella Commissione Ue nell’ambito del Green Deal europeo vengano tradotti in obiettivi giuridicamente vincolanti” per questo “dovranno essere riflessi nei piani strategici nazionali che implementeranno la prossima Politica agricola comune europea (Pac)”, dichiara in una nota Eleonora Evi, eurodeputata e co-portavoce nazionale di Europa Verde. “Parliamo di target ambiziosi, ma assolutamente necessari – sottolinea Evi – per rendere più sostenibili le pratiche agricole europee, dalla riduzione dell’uso dei pesticidi del 50% entro il 2030, al dimezzamento dell’uso di antibiotici in agricoltura”.

Per gli eurodeputati della Lega invece si tratta di “un passo falso, un compromesso ancora insufficiente; il lavoro in commissione non è riuscito a scongiurare il pericolo di etichette nutrizionali scorrette e, soprattutto, si asseconda la messa al bando della carne e degli allevamenti, assegnando per di più agli agricoltori obiettivi ambientali fuori scala”. “Non è con il sistema di etichette a semaforo del Nutriscore, che penalizza i prodotti di qualità italiani e della dieta Mediterranea, o con gli insetti a tavola, estranei alla nostra cultura alimentare, che si difendono i comparti agricoli e produttivi. La Lega non può condividere queste iniziative e porterà avanti una serie di emendamenti per cambiare il testo del provvedimento a difesa degli agricoltori italiani e per scongiurare effetti devastanti della strategia Farm to Fork sull’intero comparto del Made in Italy”, conclude la nota firmata da Silvia Sardone, Simona Baldassarre, Marco Dreosto, Annalisa Tardino, Mara Bizzotto e Angelo Ciocca.

Poi ci sono le ong e le organizzazioni agricole europee. “Accolgo con grande favore l’appello di queste due importanti commissioni sulla necessità di passare a diete con più frutta e verdura, nonché di migliorare il benessere degli animali”, dichiara Olga Kikou, dell’organizzazione animalista Compassion in World Farming. “I deputati e la Commissione europea cercano soluzioni nella giusta direzione”, aggiunge. Di tutt’altro tenore la reazione delle organizzazioni degli agricoltori e delle cooperative agricole Ue. “Il testo – si legge in una nota di Copa e Cogeca – contiene alcune proposte e progressi interessanti, ma anche un numero limitato di proposte che mettono in discussione la nostra sovranità alimentare e il futuro delle nostre aree rurali”. Le organizzazioni chiedono agli eurodeputati di modificare alcuni passaggi del testo in plenaria.

Coldiretti esprime approvazione, perché “è importante il riconoscimento del ruolo delle nuove tecniche di evoluzione assistita (Tea) per accelerare sulla genetica green, capace di tutelare l’ambiente, proteggere le produzioni agricole con meno pesticidi, difendere il patrimonio di biodiversità dai cambiamenti climatici e far tornare la ricerca italiana protagonista dopo l’emergenza Covid”, commenta il presidente Ettore Prandini. Centrale è anche il richiamo, sollecitato da Coldiretti, a evitare che la nuova strategia europea “Farm to Fork” favorisca importazioni di prodotti da Paesi terzi che non rispettano gli stessi standard sociali, sanitari e ambientali delle produzioni italiane ed europee. “Nonostante la pericolosa apertura al Nutriscore sul quale continueremo a lavorare – afferma Prandini – abbiamo ottenuto l’impegno a valutare l’esclusione dei prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp) dai sistemi di etichettatura a semaforo che sono fuorvianti, discriminatori ed incompleti e finiscono per escludere paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali. Si rischia di promuovere cibi spazzatura con edulcoranti al posto dello zucchero e di sfavorire elisir di lunga vita come l’olio extravergine di oliva considerato il simbolo della dieta mediterranea”. Nel testo c’è anche la richiesta di modificare le norme sugli appalti pubblici per incoraggiare la produzione alimentare sostenibile e il consumo di alimenti tradizionali e tipici con indicazioni geografiche.

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