“Per passare progressivamente a tecnologie sempre meno dannose per l’ambiente, bisogna tenere in considerazione le realtà socio-economiche del nostro Paese, ma soprattutto, essere consapevoli che i tempi non saranno brevi”. Parole di Gerardo Capozza, Segretario Generale dell’Automobile Club d’Italia. “In Italia, affinché la mobilità elettrica possa diventare più concreta e diffusa, c’è la necessità che sussistano determinate condizioni (non facili da attuare) – ha continuato il Segretario Generale dell’Aci: “Aumentare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e non inquinanti; fare in modo che le auto elettriche abbiano equivalenti prestazioni rispetto a quelle a motore tradizionale, (autonomia e prezzi in primis); una efficiente e capillare rete di stazioni di ricarica e una sempre maggiore diffusa cultura dell’eco-sostenibile”.

Parole che mettono d’accordo autorevoli esponenti del mondo dei motori, economisti, ingegneri, esperti del settore e dall’Automobile Club d’Italia stesso: tutti quanti, pur sostenendo i veicoli elettrici, sono convinti che nel breve periodo i motori a combustione interna non potranno mai essere completamente sostituiti dall’elettrico. In primis perché buona parte dell’energia elettrica è ancora ottenuta da fonti fossili in centrali a carbone o a gas, spiegano dall’Automobile Club d’Italia.

Tanto che, sostiene l’Aci, “i veicoli elettrici, risultano, addirittura, più inquinanti dei veicoli endotermici” e che “non è facile né economico lo smaltimento delle batterie”. Ad onor del vero, è bene precisare che gli accumulatori possono essere riciclati per circa il 90% tramite processi che, però, abbisognano di non poca energia; da qui la necessità che quest’ultima sia di origine verde. “La rete è ancora incapace di reggere un carico importante di veicoli”, continua l’Aci, asserendo che “oggi le auto elettriche (a causa del prezzo di acquisto e della ridotta praticità) rappresentano solo il 6% del venduto nel mese di dicembre 2020 e arriveranno a non più del 20% nell’anno 2030”.

La transizione ecologica è più complessa di quanto immaginiamo” conclude Capozza, “ma una transizione ‘giusta’ non può e non deve danneggiare né i lavoratori, né tantomeno le imprese. Nel nostro Paese, purtroppo, circolano ancora oltre 12 milioni di auto altamente inquinanti, si potrebbe pensare a sostituirle anche con aiuti e incentivi per l’acquisto di auto più recenti, maggiormente sicure e meno dannose per l’ambiente. Una transizione ecologica, oggi, non può prescindere dal tener conto e confronto con la demografia, l’economia, l’agricoltura, l’energia e la mobilità, tutte filiere italiane consolidate che vanno salvaguardate guardando il futuro e, quindi, inserite in un percorso di innovazione e sostenibilità con tempistiche molto più dilatate”.

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