È il quinto giorno da quando l’intero Afghanistan è stato occupato dai guerriglieri talebani, tornati al controllo del Paese vent’anni dopo la missione americana. E proprio il presidente Usa, Joe Biden, che è sotto attacco nel suo paese, ha cercato di giustificare la ritirata con la sconfitta di Al Qaeda venendo pochi minuti dopo smentito dal Pentagono.

Intanto all’aeroporto di Kabul, controllato dall’esercito a stelle e strisce, migliaia di persone cercano ancora di lasciare il Paese sui voli di evacuazione dei Paesi occidentali, respinti con le armi dai talebani che impediscono l’accesso. Per questo, alla riunione (virtuale) dei ministri degli Esteri della Nato il segretario generale Jens Stoltenberg ha detto che “la principale sfida è assicurare che le persone possano raggiungere ed entrare nell’aeroporto di Kabul”. Nella dichiarazione congiunta finale, gli Stati dell’Alleanza atlantica chiedono “l’immediata fine della violenza” e la formazione di “un governo inclusivo e rappresentativo, anche con la partecipazione significativa di donne e minoranze. Nelle circostanze attuali – si legge – la Nato ha sospeso ogni sostegno alle autorità afghane: qualsiasi futuro governo” dovrà “sostenere lo Stato di diritto, consentire il libero accesso umanitario e garantire che l’Afghanistan non sia mai più rifugio sicuro per i terroristi“.

“Ieri sono arrivati nuovi feriti da arma da fuoco, in tutto cinque o sei persone”, ha detto stamattina ai giornalisti Alberto Zanin, coordinatore medico del Centro per feriti di guerra di Emergency. Lo scalo aereo della capitale, spiega, “è l’unico posto in cui continua ad esserci caos e tensione. Si parla di diecimila persone che cercano di prendere voli di evacuazione”.

Sulla questione afghana si è tenuto un incontro a Mosca tra il presidente russo Vladimir Putin e la cancelliera tedesca Angela Merkel. La leader di Berlino, prossima alla fine di un mandato lungo quindici anni, ammette che “i talebani hanno avuto più sostegno di quello che avremmo auspicato” e anticipa che “dovremo cercare di parlare con loro” per fare in modo che i collaboratori afghani dei Paesi occidentali possano lasciare il Paese. Mentre Putin, in linea con la posizione cinese, ricorda che “non si può imporre il proprio stile di vita su altri popoli, perché hanno le loro tradizioni. Questa è la lezione da trarre da quanto accaduto in Afghanistan. Non si può esportare la democrazia, che uno lo voglia o no”. Sulla stessa lunghezza d’onda della cancelliera il premier Uk Boris Johnson che dice che il suo governo è pronto a lavorare con i talebani “se necessario”. E si complica ora dopo ora anche la posizione del presidente americano Joe Biden.

Oggi il Wall Street Journal scrive che una nota interna del Dipartimento di Stato – datata 13 luglio – aveva avvertito i vertici dell’amministrazione della probabile caduta del governo afghano subito dopo il 31 agosto, la data prevista per il completo ritiro delle truppe. Biden ha tenuto un secondo discorso alla nazione dopo quello in cui, lunedì scorso, ha rivendicato la scelta di abbandonare l’Afghanistan senza curarsi delle conseguenze interne. Il presidente, che è venerdì è apparso in difficoltà davanti alle domande dei giornalisti, ha spiegato che sono state evacuate già 13mila persone: “Mobiliteremo tutte le forze necessarie. Se Talebani attaccano useremo la forza”. Anche se è “costante” il “contatto” per garantire che tutti i cittadini americano possano lasciare il paese in sicurezza.

E il domino geopolitico che ha preso il via da una settimana non accenna a fermarsi, con nuovi segnali d’intesa osservabili tra talebani e governo cinese: se ieri il governo Pechino si è complimentato con i guerriglieri definendoli “più sobri e razionali rispetto a vent’anni fa, oggi il portavoce talebano Suhail Shaheen dice in un’intervista che “la Cina è un grande Paese con un’enorme economia e capacità e penso che possa giocare un ruolo molto grande nella ricostruzione e nel recupero dell’Afghanistan”. La comunità internazionale dovrebbe “rispettare pienamente l’indipendenza e la sovranità dell’Afghanistan e la volontà del suo popolo”, ribadisce il ministro degli Esteri cinese Wang Yi in un colloquio con la controparte britannica. E a consolidare il fronte alternativo a quello occidentale arriva anche la presa di posizione di Hossein Amirabdollahian, ministro degli Esteri del nuovo governo iraniano guidato dal fondamentalista Ebrahim Raisi: “Crediamo che Teheran e Pechino, sulla base di un piano strategico, possano cooperare in Afghanistan a diversi livelli”, ha detto. “Il popolo dell’Afghanistan ha dimostrato nel corso della storia che non tollererà mai un’occupazione e una dominazione straniera”.

CRONACA ORA PER ORA

20.21 – Johnson: “Lavorare con i talebani se necessario” – Il governo britannico è pronto a “lavorare anche con i talebani, se necessario”, per contribuire a trovare “una soluzione” politico-diplomatica per il futuro dell’Afghanistan. Lo ha detto ai giornalisti il premier Boris Johnson dopo una riunione del comitato Cobra sulle emergenze, aggiungendo di sperare che i cosiddetti studenti coranici diano prova di maggiore moderazione e “facciano ciò che dicono” in termini di promesse sul rispetto dei diritti fondamentali; ma ribadendo anche che essi “saranno giudicati secondo le loro azioni”. Johnson ha poi insistito che i progressi compiuti nei 20 anni di presenza militare occidentale nel Paese restano qualcosa di cui “andare orgogliosi” e ha assicurato che “l’impegno per l’Afghanistan” proseguirà al di là del ritiro. Quanto all’evacuazione da Kabul di stranieri e afgani che in questi anni hanno collaborato con la missione Nato, il primo ministro Tory ha affermato che l’’operazione sta andando “leggermente meglio” rispetto ai giorni scorsi e che il ponte aereo britannico ha garantito la partenza di “1000 persone ieri e altre 1000 oggi”. Ha quindi promesso aiuti finanziari alle amministrazioni locali delle zone dell’isola destinate a ospitare i 20.000 ulteriori rifugiati dall’Afghanistan che il Regno Unito si è impegnato ad accogliere nel prossimo futuro (5.000 entro il 2021).

19.41 – Cargo aveva a bordo 823 persone tra adulti e bambini – Trasportava 823 afgani, e non 640, l’aereo militare statunitense protagonista di una foto – che mostrava l’interno del velivolo pieno all’inverosimile – diventata virale sui social nei giorni scorsi e considerata il simbolo del dramma della popolazione del Paese in fuga dai talebani. L’Air Mobility Command delle forze armate Usa, citato da Sky News, ha corretto l’iniziale conteggio di 640 evacuati, affermando che il C-17 Globemaster partito domenica aveva a bordo 823 cittadini afgani. Il numero dato in precedenza riguardava solo gli adulti, e non includeva i 183 bambini che erano sul volo.

18.58 – Stoltenberg: “Usa vogliono concludere evacuazione il 31 agosto” – “Gli Stati Uniti vogliono concludere le operazioni di evacuazione all’aeroporto di Kabul entro il 31 agosto”. Lo ha detto il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg in videoconferenza con i ministri degli Esteri dell’Alleanza. Tuttavia, ha aggiunto, “diversi alleati hanno evocato durante la discussione odierna la necessità di poter estendere potenzialmente i tempi per portar via più gente”. È difficile pensare che le operazioni all’aeroporto di Kabul possano proseguire senza la presenza degli americani, che al momento hanno dispiegato 5200 soldati nello scalo.

18.22 – Ministri degli Esteri della Nato: “Non permetteremo ai terroristi di minacciarci” – Negli ultimi 20 anni abbiamo negato con successo ai terroristi un rifugio sicuro in Afghanistan da cui istigare attacchi. Non permetteremo ad alcun terrorista di minacciarci. Restiamo impegnati nel combattere il terrorismo con determinazione, risolutezza e solidarietà”. Lo hanno dichiarato i ministri degli Esteri della Nato sulla crisi in Afghanistan.

17.20 – L’ex ministro afghano: “Tre distretti riconquistati dalla resistenza” – “Le forze della resistenza hanno conquistato i distretti di Pul-e-Hesar, Banu e Deh Salah” nella provincia di Baghlan, a nord di Kabul. Lo afferma l’ex ministro della Difesa afghano, Bismillah Khan Mohammadi. Non ci sono al momento altre conferme dell’accaduto. Khan Mohammadi è riparato nella valle del Panjshir, sua terra natale e unica regione dell’Afghanistan non controllata dai talebani.

17.00 – Merkel: “Dovremo parlare con i talebani” – “I talebani hanno avuto più sostegno di quello che avremmo auspicato. Dovremo cercare di parlare con loro”, ha detto Angela Merkel a Mosca, in conferenza stampa con Vladimir Putin, per fare in modo che gli afghani che hanno aiutato la Germania “possano lasciare il paese”. “Spero che si possano trovare delle strutture inclusive”, ha aggiunto, per aiutare il popolo afghano, e “allo stesso tempo spero che il terrorismo non sia più in futuro una minaccia internazionale”.

16.57 – Putin: “Non si può esportare la democrazia” – “Non si può imporre il proprio stile di vita su altri popoli, perché hanno le loro tradizioni. Questa è la lezione da trarre da quanto accaduto in Afghanistan. D’ora in poi lo standard sarà il rispetto delle differenze, perché non si può esportare la democrazia, che uno lo voglia o no”. Lo ha detto Vladimir Putin nel corso della conferenza stampa con Angela Merkel.

16.26 – Vertice Nato, dichiarazione congiunta: “Fine immediata della violenza e governo inclusivo con donne e minoranze” – “Siamo uniti nella nostra profonda preoccupazione per i gravi eventi in Afghanistan e chiediamo l’immediata fine della violenza. Esprimiamo inoltre profonda preoccupazione per le segnalazioni di gravi violazioni e abusi dei diritti umani in tutto l’Afghanistan”. Così i ministri degli Esteri della Nato in una dichiarazione congiunta. “Chiediamo a tutte le parti in Afghanistan di lavorare in buona fede per stabilire un governo inclusivo e rappresentativo, anche con la partecipazione significativa di donne e minoranze. Nelle circostanze attuali, la Nato ha sospeso ogni sostegno alle autorità afghane. Qualsiasi futuro governo afghano deve aderire agli obblighi internazionali dell’Afghanistan, salvaguardare i diritti umani di tutti gli afghani, in particolare di donne, bambini e minoranze, sostenere lo stato di diritto, consentire il libero accesso umanitario e garantire che l’Afghanistan non sia mai più rifugio sicuro per i terroristi”.

16.18 – Vertice Nato, Di Maio: “Terremo d’occhio chi comanda in Afghanistan” – “Chi detiene adesso il comando in Afghanistan deve capire che lo terremo d’occhio e lo considereremo responsabile, utilizzando tutta la nostra leva economica, compresi i finanziamenti. Stiamo seguendo da vicino le discussioni sul futuro governo e il nostro impegno sarà subordinato a ciò che fanno i talebani, non a ciò che dicono”. Lo ha detto il ministro Luigi Di Maio alla riunione in formato virtuale dei ministri degli Affari esteri della Nato. La nostra priorità principale ora è la protezione dei civili. “Nell’ambito delle operazioni gestite da noi, ci siamo già occupati dell’evacuazione del personale Nato e di quello degli alleati, oltre che dei loro collaboratori locali e delle famiglie afghane, accogliendo immediatamente la richiesta del Segretario generale Stoltenberg del 15 agosto. Allo stato attuale sono previste ulteriori evacuazioni. A tal fine, parte del personale dell’Ambasciata italiana è stata trasferita in aeroporto e sta sostenendo questi sforzi. Ora è fondamentale rimanere uniti e lavorare insieme, anche in coordinamento con l’Ue, per evitare l’ulteriore deterioramento della situazione umanitaria. È fondamentale che l’aeroporto continui a funzionare per tutto il tempo necessario, e in questo senso permettetemi di ringraziare Tony Blinken, che ho sentito nei giorni scorsi, e i nostri alleati statunitensi per il loro ruolo decisivo”.

16.08 – Vertice Nato, Stoltenberg: “Garantire accesso all’aeroporto di Kabul” – “La principale sfida che affrontiamo è assicurare che le persone possano raggiungere ed entrare nell’aeroporto di Kabul. Ci aspettiamo che i talebani garantiscano un corridoio sicuro per i cittadini stranieri e afghani che cercano di lasciare il Paese”. Lo ha dichiarato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, nel suo discorso di apertura della riunione straordinaria dei ministri degli Esteri della Nato con all’ordine del giorno la crisi in Afghanistan.

15.03 – Emergency: “Cerchiamo contatti con i leader talebani” – “Stiamo cercando di prendere contatti con i leader talebani, ma immaginiamo che siano impegnati a prendere i posti di responsabilità e a cercare di mettere insieme la città che sta attraversando questo periodo di transizione. Tutti i giorni abbiamo contatti telefonici con il leader del distretto 10, che è dove ci troviamo, ma non sappiamo ancora quando verrà a farci visita: speriamo il prima possibile per garantire la cooperazione con il nuovo governo ed essere riconosciuti come importante ospedale della città di Kabul e dell’Afghanistan”. Così Alberto Zanin, coordinatore medico di Emergency dell’ospedale di Kabul nel punto stampa odierno dalla capitale afghana.

14.58 – Immagini dei talebani in possesso di armi Usa – I talebani hanno pubblicato una serie di foto che li mostrano in possesso di armi americane durante le parate del 19 agosto per il giorno dell’indipendenza afghana. A Qalat, capoluogo della provincia di Zabul, si vede tra l’altro un gruppo di guerriglieri con carabine M44, che erano state fornite dagli Stati Uniti alle forze di difesa afghane. Immagini simili anche a Kandahar. Nella trionfale conquista di quasi tutti i capoluoghi di provincia i Talebani si sono impossessati di enormi quantità di armi, equipaggiamento e veicoli in dotazione all’esercito ed alla polizia. Nei giorni scorsi, tra l’altro, sono stati visti pattugliare le strade con fucili M6 americani.

14.34 – Unhcr: “Frontiere aperte per i profughi” – L’Unchr, Alto commissariato Onu per i Rifugiati, esprime preoccupazione per i bisogni umanitari prevalenti all’interno dell’Afghanistan, e chiede sostegno affinché tutti coloro che necessitano di assistenza non siano dimenticati, chiede anche che non siano chiuse le frontiere dei paesi vicini e che sia dato asilo ai profughi comunque fuoriescano. Servono con urgenza – sostiene l’Alto commissariato – circa 68 milioni di dollari per assistere gli sfollati interni e nei paesi limitrofi.

14.19 – Di Maio al Copasir sui nuovi assetti internazionali – Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, sentito oggi dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) sull’ Afghanistan, “ha ripercorso le ultime tappe della vicenda, anche in relazione alle decisioni degli alleati” e “all’improvviso collasso delle istituzioni governative e dell’esercito afghano. Ha, inoltre, approfondito le tematiche inerenti i nuovi assetti internazionali, anche nei rapporti con il mondo islamico e le conseguenze sulle altre aree di prioritario interesse nazionale. Il ministro ha, infine, illustrato le iniziative del governo italiano in relazione alla presidenza di turno del G20”. Lo dichiara il presidente del Copasir, senatore Adolfo Urso.

14.03 – Gli Usa: “Evacuate 9mila persone dal 14 agosto” – Gli Stati Uniti hanno riferito di aver evacuato circa 3mila persone da Kabul, in Afghanistan, tramite aerei da trasporto militare il 19 agosto. In una dichiarazione di oggi, la Casa Bianca ha affermato che più voli C-17 dall’aeroporto internazionale di Hamid Karzai hanno portato in salvo quasi 350 cittadini statunitensi, nonché familiari di cittadini, richiedenti asilo e le loro famiglie e cittadini afghani vulnerabili. “Abbiamo evacuato circa 9mila persone dal 14 agosto. Dalla fine di luglio abbiamo evacuato circa 14mila persone”, ha precisato. Nelle ultime 24 ore l’esercito Usa ha facilitato la partenza di 11 voli charter. Questi numeri non sono stati inclusi nei totali diffusi.

13.27 – Decisione sul governo talebano dopo il 31 agosto – I talebani non hanno intenzione di prendere decisioni o fare annunci in merito al nuovo governo prima del 31 agosto, data prevista per il ritiro delle forze armate statunitensi dal paese. Lo ha riferito ad Associated Press un funzionario, rimasto anonimo perché non autorizzato a parlare con i media. Il funzionario ha riferito che il capo negoziatore dei talebani Anas Haqqani ha detto ai suoi interlocutori del governo, ormai deposto, che il gruppo ha un accordo con gli Stati Uniti “per non fare nulla” fino a dopo il 31 agosto, data prevista per il completamento delle operazioni di ritiro.

12.39 – La Germania invia elicotteri per trasportare i profughi all’aeroporto – “Stiamo espandendo la nostra operazione in Afghanistan. Ne abbiamo appena informato il Bundestag. Oggi due elicotteri H-145M vengono trasferiti a Kabul con l’obiettivo di portare le persone da proteggere dal luogo in cui si trovano a Kabul fino all’aeroporto”. Lo ha annunciato il ministero della Difesa tedesco su Twitter.

12.39 – Iran: “Intesa con Pechino sull’Afghanistan” – “Crediamo che Teheran e Pechino, sulla base di un piano strategico, possano cooperare in Afghanistan a diversi livelli”. Lo ha detto Hossein Amirabdollahian, ministro degli Esteri designato del nuovo governo iraniano guidato dal fondamentalista Ebrahim Raisi, incontrando a Teheran il Rappresentante speciale della Cina per l’Afghanistan, Yu Xiao Yong. “Il popolo dell’Afghanistan ha dimostrato nel corso della storia che non tollererà mai un’occupazione e una dominazione straniera”.

12.22 – Il ministro degli Esteri cinese: “La comunità internazionale rispetti la sovranità afghana” – La comunità internazionale, volendo “svolgere un ruolo costruttivo”, dovrebbe “rispettare pienamente l’indipendenza e la sovranità dell’Afghanistan e la volontà del suo popolo”. È la posizione cinese ribadita dal ministro degli Esteri Wang Yi in un colloquio telefonico avuto ieri con la controparte britannica Dominic Raab, precisando che gli sforzi dovrebbero essere rivolti “a promuovere più dialogo e fornire più guida, astenendosi dalla mentalità predeterminata e superando l’approccio di immischiarsi negli affari degli altri” evitando di “trasformare l’Afghanistan in un’arena di giochi geopolitici”.

12.06 – Emergency: “La situazione a Kabul è tornata stabile” – “La situazione a Kabul è in continuo miglioramento in termini di feriti di guerra. Abbiamo ad oggi 20 posti liberi in ospedale e siamo riusciti ad ottenere in tutto 100 posti. Anche se la situazione è tornata stabile, continuiamo a sentire raffiche di armi semiautomatiche durante il giorno e la notte, ma non ci sono state esplosioni. Ci sono state numerose manifestazioni in città, legate alla bandiera dei talebani che è stata eretta in tanti posti della città: alcuni manifestanti hanno cercato di toglierla e i talebani hanno esploso alcuni colpi in aria. Per questo alcuni proiettili hanno raggiunto a parabola delle persone provocando ferite non gravi. Alcune attività stanno riaprendo, come ristoranti, una palestra e un laboratorio privato che si trovano proprio di fronte al nostro ospedale”. Lo dice Alberto Zanin, responsabile medico dell’ospedale di Emergency a Kabul.

11.40 – Facebook e Linkedin “nascondono” utenti afghani – Facebook si mobilita per proteggere gli account degli utenti afghani. L’azienda afferma di aver “rimosso la possibilità di visualizzare e cercare” tra l’elenco degli amici sul social “gli account Facebook in Afghanistan”, temendo che i talebani utilizzino i social media per tenere traccia degli oppositori. Anche LinkedIn ha avviato provvedimenti in questo senso nascondendo le connessioni di tutti gli utenti del paese. Le misure di sicurezza aggiuntive sono state annunciate giovedì dal capo della politica di sicurezza di Facebook, Nathaniel Gleicher.

11.28 – Emergency: “In diecimila all’aeroporto cercano di partire” – “Ieri sono arrivati nuovi feriti da arma da fuoco dall’aeroporto di Kabul, in tutto cinque o sei persone. Gli scontri in aeroporto sono una realtà ancora viva e presente: è l’unico posto in cui continua ad esserci caos e tensione. Si parla di diecimila persone che cercano di prendere voli di evacuazione”, dice ancora Alberto Zanin di Emergency ai giornalisti.

11.23 – Emergency: “Notizie di blitz talebani nelle case degli oppositori” – “Abbiamo notizie ufficiose di talebani che entrano nelle case di ex attivisti, artisti e persone che si erano schierate in passato contro il regime talebano. I talebani entrerebbero nelle case di privati per cercare armi e documenti, che possono rovinare la loro reputazione in città”. Così in un briefing con la stampa Alberto Zanin, coordinatore medico del Centro per feriti di guerra di Emergency nella capitale afghana, il quale specifica che “su questo ci sono solo rumors, non abbiamo notizie dirette”.

10.00 – Berlino: “Già 1.600 persone evacuate questa settimana” – La Germania dichiara di aver evacuato oltre 1.600 persone da Kabul questa settimana. Il ministero della Difesa ha dichiarato che l’esercito ha effettuato finora 11 voli di evacuazione e ve ne sono altri pianificati. Il governo tedesco si è impegnato a portare fuori dal paese tutti i cittadini e il personale afghano locale che ha lavorato per l’esercito, le associazioni no profit e gli organi stampa. Alti funzionari tedeschi hanno inoltre affermato che saranno compiuti sforzi per aiutare gli afghani particolarmente esposti alle possibili rappresaglie dei talebani. Ma l’ufficiale comandante a Kabul, il generale Jens Arlt, ha affermato che l’evacuazione è stata ostacolata dal gran numero di persone fuori dall’aeroporto di Kabul che speravano di salire sui voli dei Paesi occidentali.

9.23 – La denuncia: “Funzionari governativi scomparsi” – Funzionari governativi di cui non si hanno più notizie o che sono trattenuti dai talebani dopo la resa, domenica scorsa, della capitale afghana Kabul agli eredì del movimento fondato dal mullah Omar. È la denuncia, riportata dalla tv afghana ToloNews, arrivata da parenti di funzionari governativi delle province di Laghman e Ghazni dopo che i Talebani, hanno promesso nei giorni scorsi un’amnistia generale per tutti i funzionari statali. Abdul Wali Wahidzai, che era stato nominato governatore di Laghman, e Lotfullah Kamran, con l’incarico di capo della polizia nella provincia, si sono arresi ai talebani cinque giorni fa e sono ancora trattenuti, hanno denunciato i familiari.

9.15 – Ponte aereo, partito nuovo volo con 103 profughi – È appena decollato da Kabul un C-130J dell’Aeronautica Militare con a bordo un totale di 103 passeggeri. Le persone evacuate saranno trasportate in Kuwait e li trasferite su un Boeing KC767 con cui raggiungeranno l’Italia nelle prossime ore. Inoltre, questa mattina a Fiumicino sta per giungere un volo charter messo a disposizione in Kuwait dalla Onlus “Nove” sul quale sono stati imbarcati i 104 afghani evacuati ieri da un altro C-130J partito da Kabul.

9.14 – Biden parlerà alla nazione alle 19 ora italiana – Le operazioni di evacuazione dall’Afghanistan saranno al centro di un nuovo discorso che il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, terrà alle 13 ora locale (le 19 in Italia). Lo ha annunciato la Casa Bianca, specificando che Biden aggiornerà il Paese sul rientro degli americani e degli interpreti da Kabul.

8.37 – Talebani: “La Cina è un grande Paese, può avere un ruolo nella ricostruzione” – I talebani attribuiscono alla Cina un potenziale “grande ruolo” nella ricostruzione dell’Afghanistan, mentre l’appello alla comunità internazionale è di “rispettare la volontà del popolo afghano” e di riconoscere il nuovo governo. In un’intervista alla Cgtn Europe, il canale europeo in lingua inglese della tv statale cinese Cctv, il portavoce degli studenti coranici tornati al potere, Suhail Shaheen, ha affermato che “la Cina è un grande Paese con un’enorme economia e capacità e penso che possa giocare un ruolo molto grande nella ricostruzione e nel recupero dell’Afghanistan. Possono avere quel ruolo”.

7.09 – Wall Street Journal: “Diplomatici Usa avvisarono su rischio caduta Kabul” – Un documento interno del Dipartimento di Stato Usa avvertiva a luglio della possibilità di una caduta di Kabul subito dopo la deadline del 31 agosto per il ritiro totale delle truppe americane dall’Afghanistan. Lo scrive il Wall Street Journal, che cita un funzionario americano e una persona a conoscenza del documento datato 13 luglio che, secondo il giornale, rappresenta “la prova più chiara” del fatto che l’Amministrazione Usa era stata messa in guardia dai suoi stessi funzionari sul campo: l’avanzata dei talebani era imminente e l’esercito afghano avrebbe potuto non essere in grado di fermarla.

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