L’assessore al Turismo esulta perché la Sicilia è tra le mete turistiche più in voga d’Europa. Quello alla Salute si dispera: secondo lui è solo a causa dei tanti turisti che i dati relativi ai contagi peggiorano di giorno in giorno. E ora l’Isola dopo aver rischiato di passare in zona gialla già da dopo Ferragosto, resta comunque l’osservata speciale perché i dati dei parametri sono sul filo. Non esattamente un vanto per Ruggero Razza, l’assessore alla Sanità finito al centro della cronaca nel marzo scorso, quando fu travolto dall’inchiesta sui dati Covid modificati. Particolamente clamorosa era l’intercettazione in cui il delfino di Nello Musumeci, parlando dei numeri alti dei morti per coronavirus, chiedeva a una dirigente: “Spalmiamoli un poco…”. Una frase che lo aveva costretto alle dimissioni a “tempo”: due mesi dopo, quando le polemiche si erano placate, il governatore aveva deciso di nominarlo di nuovo al vertice della Sanità siciliana. E adesso è il momento di pensare a nuove restrizioni, in caso di passaggio da zona bianca a gialla. Che non avverrà, come si temeva, dal 16 agosto, ma che resta un rischio concreto per la settimana successiva.

I dati: posti letto pieni al 14% – Lo prevedono le regole: nell’ultima settimana sono stati rilevati in Sicilia 104 contagi ogni 100mila abitanti, più del doppio della soglia fissata a 50 casi. La Regione più a Sud d’Italia, dunque, ha già superato uno dei tre parametri da cui dipende la classificazione delle zone. Ed è vicinissima a superarne un secondo: al 10 agosto, infatti, il tasso di occupazione dei posti letto in ospedale da ricoverati per Covid è del 14%. Una percentuale record in Italia, seguita da quella della Calabria con l’11 per cento, e da Campania, Lazio, Basilicata e Sardegna col 7 per cento. Proprio la Sardegna è l’altra regione a rischiare di passare in giallo visto che fa registrare addirittura 142 positivi ogni 100mila abitanti e l’11 per cento dei posti occupati in terapia intensiva (solo il 7, invece, nei reparti ordinari).

La corsa a riaprire posti letto – A creare polemica, però, è soprattutto la situazione siciliana, proprio a causa delle vicende giudiziarie che hanno coinvolto il suo assessore alla Salute. Vicende tutt’altro che chiuse: il 20 aprile scorso, dopo che l’indagine era passata da Trapani a Palermo per competenza, la procura scritto che “la volontà degli indagati (tra cui l’assessore, ndr) di inviare dati falsi è dipesa dalla volontà di far apparire l’esistenza in Sicilia di un sistema sanitario efficiente, ed anche di una rete informativa di monitoraggio Covid all’altezza della situazione”. Un sistema che adesso rischia di essere il primo in Italia a tornare in zona gialla. Cosa sta facendo oggi Razza per evitarlo? Sta chiedendo ai manager della Sanità di riattivare i reparti Covid, evidentemente chiusi nei mesi scorsi, cercando di abbassare in questo modo la percentuale di occupazione dei posti letto. “Ma la percentuale si basa sui posti attivabili, non su quelli attivati”, dice Renato Costa, commissario Covid per la provincia di Palermo. Senza considerare che secondo le regole la comunicazione sui posti letto “può essere aggiornata con cadenza mensile sulla base di posti letto aggiuntivi, che non incidano su quelli già esistenti e destinati ad altre attività”. Vuol dire che la cabina di regia del ministero della Salute che si riunirà venerdì 13 agosto per decidere in che zona deve stare la Sicilia, considererà il numero di posti comunicato da Palermo il mese scorso. Ad oggi le rilevazioni sui parametri chiave – percentuale di ospedalizzazione, di posti occupati in terapia intensiva e tasso di positività – dovrebbero essere al limite ma ancora entro i valori decisi dal ministero, seppur di pochissimo Ma in queste condizioni il passaggio da zona a bianca a zona gialla sarebbe rimandato di soli sette giorni.

Opposizione all’attacco – Ecco perché l’opposizione attacca. “Per mettere una toppa all’ultima falla Musumeci e il suo delfino Razza continuano con lo stesso modus operandi dello spalma morti: chiedono a tutte le Asp di riaprire i reparti Covid in modo d’aumentare i posti letto e ritardare quello che sembra ormai un inevitabile passaggio in zona gialla”, dice Giovanni Di Caro, capogruppo all’Ars del M5s. Claudio Fava, invece, punta il dito sulla scarsa capacità dei governanti siciliani di fare tesoro degli errori passati: “La situazione che si prospetta adesso – dice il presidente della commissione Antimafia – è la fotocopia di quella dell’anno passato: l’emergenza si allenta e si allentano controlli e prevenzione, pur sapendo che durante l’estate la Sicilia accoglie migliaia di turisti”. Il Pd ricorda col suo segretario, Anthony Barbagallo, che “il governo Musumeci era in condizioni di cambiare rotta, ha invece insistito ancora una volta non agendo per tempo e ripetendo la stessa situazione che si era creata l’anno passato”. Persino la Lega, che sta al governo con Musumeci, non risparmia una critica. “Tra giugno e agosto nella nostra regione c’è stato un aumento esponenziale di persone in circolazione. Potevamo avere, ottenere, trovare le risorse per attivare qualche posto letto in più da fine luglio? Forse sì ma polemizzare in questa circostanza è inutile”, dice Nino Minardo, il capo dei salviniani siciliani.

Pochi controlli e ultima per vaccini – Oltre alla questione dei posti letto, però, sotto accusa è finita anche la mancanza di controlli di questi primi mesi di estate siciliana. Il governo regionale non ha imposto alcuna richiesta di green pass o tampone per chi arrivava sull’isola. Nessuna richiesta neanche per chi si imbarcava per le isolee minori, la cui popolazione era stata a suo tempo immunizzata con l’obiettivo di creare i centri Covid free. C’è poi il problema di una campagna vaccinale che definire lenta è un eufemismo: la Sicilia è l’ultima regione in Italia per immunizzazione degli over 80 (scoperti al 21%), ultima nella fascia 70-79 anni (con più di 90mila non vaccinati), e ben 153mila persone tra i 60 e 69 anni che non hanno ricevuto alcuna dose. Percentuali più alte, ma inferiori al resto del Paese, nelle altre fasce di età: solo uno su due di quelli che hanno tra i 12 e i 39 anni hanno fatto il vaccino.

Turismo, un assessore esulta, l’altro si dispera – In tutto ciò Musumeci dovrebbe fare una chiacchierata con i suoi assessori. La notizia della Sicilia che nella top ten delle isole europee per una vacanza, rallegra Manlio Messina, titolare al Turismo, che ne fa sfoggio sul suo profilo Instagram. Mentre l’assessore alla Salute Razza si dispera con Repubblica Palermo. “Sicilia e Sardegna sono più a rischio perché sono le maggiori mete turistiche”. Costa, commissario Covid per la provincia palermitana, è d’accordo: a spingere in alto i contagi è il turismo. “Mi pare acclarato ormai. Noi abbiamo il Covid Hotel San Paolo con una capienza di 197 posti che stiamo coprendo tutti, a riprova del fatto che i contagi avvengono soprattutto tra chi non è residente in Sicilia”. Che l’isola abbia una naturale vocazione turistica, però, è cosa nota. Evidentemente ovunque ma non in Sicilia, la regione che richiama al suo posto l’assessore alla Sanità ancora indagato per i dati Covid taroccati. E che ora rischia di essere la prima regione d’Italia a tornare in zona gialla.

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