Una nomina a chi ha sostenuto la sua campagna elettorale. Il vicepresidente della Regione Piemonte con le deleghe all’urbanistica e ai parchi, Fabio Carosso (Lega), nel 2019 ha ricevuto un contributo di 4.900 euro da Livio Negro, imprenditore di Asti poi scelto come presidente del Parco paleontologico astigiano, un ente regionale. Il dato emerge dalla rendicontazione dei contributi che abbiamo potuto consultare alla Corte d’appello di Torino. Carosso, già sindaco per due mandati di Coazzolo, tra Asti e le Langhe, candidato eletto con 4.552 voti, è stato poi nominato dal presidente Alberto Cirio quale suo vice a giugno. Alcuni mesi dopo la Regione approva la nomina di Negro. Tutto in regola e tutto trasparente, affermano i due. Allo stesso tempo, però, l’imprenditore è anche il costruttore di un resort vicino a una delle aree protette dall’ente da lui presieduto, la Valleandona, area naturale ricca di fossili.

I finanziamenti al vicepresidente e la nomina – Tra i tanti contributi raccolti da Carosso spiccano anche i 4.900 euro di Livio Negro. Imprenditore nel settore dell’informatica, nel febbraio 2018 il sindaco di Asti Maurizio Rasero (Forza Italia) lo chiama a guidare la multiutility Asti servizi pubblici (Asp). Al momento della nomina l’edizione locale de La Stampa lo definisce “estraneo ai ‘giri’ politici”, anche se poi, nell’intervista, Negro racconta di conoscere politici di centrosinistra e centrodestra, tra cui il deputato leghista Andrea Giaccone, suo cugino.

Pochi mesi dopo l’incarico all’Asp si dimette, ma il suo nome torna nelle cronache locali quando la Regione lo nomina presidente dell’ente di gestione del Parco paleontologico astigiano: “Negro è stato individuato sulla base dell’intesa tra la Regione Piemonte e la Comunità delle Aree protette astigiane che si è riunita questa mattina, a Palazzo del Michelerio, alla presenza del vicepresidente regionale, con delega ai Parchi, Fabio Carosso”, si legge nel comunicato dell’ente del 28 novembre 2019. Il suo incarico prevede un compenso di 833 euro al mese circa, pari a un sesto dell’annualità di un consigliere regionale. Fatto un rapido conto, in sei mesi Negro riprende così i contributi erogati a favore del vicepresidente Carosso.

Un sostegno ricambiato con una nomina? Interpellati da ilFattoquotidiano.it negano. Sul finanziamento Livio Negro spiega: “Posso farlo, la legge lo consente. Ho anche sostenuto un amico del centrosinistra”, ma non dice il nome e l’anno. “Sono persone di riferimento che hanno la mia stima”. “A supporto della mia candidatura a consigliere regionale – dichiara Carosso – in modo trasparente e secondo la normativa vigente ho raccolto il sostegno di tanti conoscenti e sostenitori. Tra questi è regolarmente registrato il contributo del signor Livio Negro, professionista che conosco da tempo”.

Circa la nomina, spiega che “tutta la procedura di nomina dei presidenti degli enti di gestione delle aree protette è trasparente e pubblica. Avviene attraverso un bando, la successiva verifica dei titoli ed eventuali inconferibilità dei candidati da parte dei funzionari della Regione ed infine l’intesa con i comuni che fanno parte della Comunità del parco”. Sul suo incarico Negro ribadisce un aspetto: “Non ho le competenze naturalistiche e faunistiche, per fortuna abbiamo un ottimo direttore, ma ne ho altre di tipo imprenditoriale”. E, sulla base di queste, spiega che il suo obiettivo è far sì che l’area della Valleandona possa diventare patrimonio Unesco e attrarre turisti, come le Langhe.

Il progetto del resort – Lo sviluppo turistico dell’area è l’obiettivo che si pone anche come imprenditore privato. Nelle ultime settimane Negro è al centro di un caso che ha fatto discutere il consiglio comunale e ha suscitato le reazioni di alcune associazioni ambientaliste cittadine. Come legale rappresentante della società semplice Nené (da lui controllata tramite due sue società semplici, di cui una non iscritta al registro delle imprese), il 10 agosto 2020 ha presentato allo Sportello unico attività produttive del Comune di Asti una richiesta di permesso di costruire con annessa “variante semplificata” per costruire un resort di lusso.

È la modifica di un progetto avviato alcuni anni fa: proprietario di un rustico al fondo di una collina vicino alla Valleandona, aveva ottenuto la possibilità di demolirlo per ricostruire la struttura sulla cima del colle, cambiandone la destinazione da uso agricolo a uso residenziale e farne una villa bifamiliare. Con la nuova pratica ha chiesto la possibilità di aumentare i volumi del 35 per cento e convertire la struttura a un uso turistico-ricettivo con piscina, bar e ristorante. Il movimento “Stop al consumo di territorio astigiano – Forum Salviamo il paesaggio” sottolinea come il resort sorgerà a vicino alla “Riserva naturale della Valle Andona, Valle Botto e Val Grande”, aree tutelata dall’ente presieduto da Negro: “Ci pare una situazione delicata: il signor Negro da un lato risulta essere il massimo rappresentante di un ente pubblico che ha il compito di gestire e proteggere il territorio naturale astigiano, mentre dall’altro rappresenta una società privata che ‘aggredisce’ un’area verde per interessi individuali, dapprima residenziali e poi di puro business”. Contro il consumo di suolo si schiera anche il capogruppo del M5s in consiglio comunale, Massimo Cerruti. Interpellato da ilFattoquotidiano.it, Negro afferma che la struttura non si trova nell’area protetta e neanche sul confine.

Gli uffici tecnici di Asti sbrigano la pratica nel giro di pochi mesi, secondo alcuni critici in maniera più rapida rispetto ad altre. Abbastanza repentinamente, il 28 giugno la questione approda in consiglio comunale che dà il via libera con 19 favorevoli, sette contrari e tre astenuti. Durante la seduta, l’assessore all’Urbanistica Marcello Coppo (Fratelli d’Italia) ha definito questo progetto turistico-ricettivo “di alto profilo”: “Con la capacità di dare servizi di lusso di fascia molto alta, un tipo di servizio che oggi Asti non ha” richiamerebbe una clientela “che oggi non prende Asti neanche in considerazione”. “È roba da limousine ed elicottero”, ha aggiunto. E poi “è un intervento che porta soldi nelle casse del Comune”, circa 170mila euro di contributi calcolati dai tecnici del comune.

“Non si aggiustano neanche le strade di accesso”, ha detto durante il consiglio comunale Angela Quaglia, consigliera di minoranza, rendendo noto che il progetto otterrà anche dei contributi pubblici. “Con altre dieci strutture della Langhe – spiega a Ilfattoquotidiano.it Negro – abbiamo sottoscritto un contratto di rete per un progetto inoltrato a Invitalia”. Il progetto si chiama “The Farm of Buon vivere” e punta alla realizzazione di strutture ricettive di alto livello con un contributo a fondo perduto, pari al 20 per cento, concesso da Invitalia. “Se c’è un contributo che può ricadere sul territorio, l’amministrazione cerca di venirgli incontro affinché questi soldi ricadano sul territorio”, ha ammesso l’assessore Coppo. “Non mi si dica che sono soldi che arrivano sul territorio, ma sono soldi che arrivano a un imprenditore”, ha replicato la consigliera. “O uno fa il resort, o fa il presidente dell’ente parchi – ha detto Mario Malandrone, altro consigliere della minoranza –. I parchi sono beni comuni, non sono la riserva di caccia di un re”.

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