Sesterzio moneta locale per Roma. C’è già un prototipo, con i volti noti della storia della Capitale, da Alberto Sordi alla Sora Lella, passando per Trilussa e Anna Magnani. È la proposta di uno dei candidati a sindaco di Roma. Perché tra i tanti concorrenti, piccoli e piccolissimi per peso elettorale e che stanno spuntando in vista del voto in autunno (tra le ipotesi più accreditate al momento c’è il 3 ottobre), c’è anche quello di un partito sconosciuto, Riconquistare l’Italia, che ha messo in campo Gilberto Trombetta. Quarantaquattro anni, giornalista. Per Trombetta si annuncia una corsa in salita ma anche una campagna elettorale che probabilmente farà discutere: per i temi, sempre al centro del confronto tra forze antagoniste in politica, e per le proposte. Appoggiato da Vox Italia e Italexit di Gianluigi Paragone, Trombetta – oltre a promettere una campagna elettorale alternativa a quella “dei partiti sia di destra che di sinistra che oggi governano”, fondata su socialismo, antieuropeismo e sovranismo “inteso come nella Costituzione e non nell’accezione poi utilizzata dalle destre che se ne sono appropriate”, ispirata “ai valori della Costituzione del 1948” – punta a portare nella Capitale una valuta locale, diversa dall’euro.

IL SESTERZIO – Trombetta ha scelto il sesterzio e il prototipo riporta già una sua eventuale investitura a sindaco di Roma con tanto di firma. Saranno banconote, niente monete per ora: un sesterzio vale un euro, dieci sesterzi dieci euro. La differenza è dove e come li si potrebbe utilizzare. Per pagare fornitori, nel caso delle imprese, servizi pubblici nel caso dei residenti, ma anche dei turisti, ottenere prestiti anche se si è in condizione di svantaggio economico. Il prototipo del sesterzio elaborato “è un esempio per ora, chiaramente”, precisa Trombetta. Che poi dice: “Per noi di Riconquistare l’Italia i problemi nascono da una impostazione liberale e liberista dell’economia. Oggi mancano partiti socialisti o neosocialisti e ne abbiamo fondato uno che ha l’aspirazione di essere democratico, per i lavoratori e per il popolo. Tuttavia rifiutiamo la polarizzazione a destra o a sinistra e ci proponiamo di creare una moneta locale alternativa perché, con i vincoli di bilancio, altrimenti, non si potrà mai fare nulla a Roma”.

OPERAZIONE SOUVENIR – Il sesterzio potrà essere all’antica maniera: in carta, formato banconota, ma anche al passo con i tempi, e quindi digitale, come una credit card. “Il meccanismo è simile a quello di un buono spesa – aggiunge Trombetta – con la differenza che gli euro potranno essere convertiti in sesterzi ma non i sesterzi in euro”. E con questo sistema ci sarebbe pure da metter su un tesoretto usando i sesterzi come souvenir. “L’abbiamo chiamata operazione souvenir – racconta il candidato –. Un turista che viene a Roma avrebbe lo stimolo di cambiare gli euro in sesterzi per avere, ad esempio, sconti su servizi come trasporti e musei. Quelli che gli avanzano” non essendo riconvertibili in euro “se li può portare via come souvenir e la nostra stima è che si crei un tesoretto di 3-400 milioni di euro l’anno dal turismo con l’operazione souvenir: soldi con cui si possono aiutare le fasce più disagiate, per esempio i disoccupati, considerato che la moneta la eroga direttamente l’ente locale”, così come i sussidi. Esempi del genere ci sono a Cosenza con il Bruzio, valuta in moneta metallica, e con il Sardex in Sardegna. “Infine, il sesterzio lo rende disponibile il Comune – conclude Trombetta –, e le imprese ci possono pagare un bonus ai dipendenti, seppur non lo stipendio, ma anche i fornitori”. Un’economia (e forse anche una città) parallela, quindi, che resterà invisibile ma farà discutere in attesa del voto d’autunno.

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