Massimo Adriatici resta ai domiciliari. Il gip di Pavia ha convalidato l’arresto dell’assessore alla Sicurezza del Comune di Voghera confermando, per l’esponente del Carroccio, gli arresti domiciliari. Adriatici è accusato di eccesso colposo di legittima difesa per l’uccisione di Youns El Boussetaoui, avvenuta martedì sera con un colpo di pistola in piazza. Secondo quanto riferisce LaPresse, sono cadute le motivazioni dell’inquinamento probatorio, ma resta il pericolo della reiterazione del reato. Nel pomeriggio, intorno alle 16.30, è stato organizzata una manifestazione in memoria della vittima a Voghera e non sono mancati attimi di tensione. Al microfono sono intervenuti Gad Lerner e Bahija, la sorella di Youns che ha ribadito che lui è stato “ammazzato, sparato al cuore” ma era “malato”. Subito dopo i manifestanti hanno sfilato in corteo gridando “assassino” e “in galera”. La sindaca del centrodestra Paola Garlaschelli non ha partecipato: in mattinata aveva diffuso una lettera alla cittadinanza in cui parla di “un fatto tragico” che ha colpito una persona stimata. Nessuna parola di condanna neanche dal leader del Carroccio Matteo Salvini che ha invece dichiarato: “Io non condanno né assolvo nessuno. Diciamo che se fosse stato espulso come disposto da tempo ora saremmo qui a parlare d’altro”.

Il gip: “Azione decisamente spropositata” – Nell’ordinanza con cui sono stati confermati gli arresti domiciliari, il gip di Pavia scrive di “pericolosità dell’indagato” intesa come attitudine a “porre in essere reazioni sovradimensionate nel caso in cui si trovi in situazione di criticità”. “Ciò che si vuole evidenziare è che lo stesso Adriatici ha dichiarato di aver estratto la pistola dalla tasca in un momento in cui era ancora lucido e consapevole delle proprie azioni”, si legge nell’ordinanza. E questo è avvenuto “prima che El Boussettaoui lo colpisse e prima dello stordimento“. Tale azione “appare decisamente spropositata a fronte di un uomo che lo stava aggredendo disarmato, nei cui confronti si è posto in una fase decisamente anticipata in una posizione predominante”, scrive il gip, “ma in modo gravemente sproporzionato e creando le condizioni perché si addivenisse all’evento nefasto che poi purtroppo è effettivamente accaduto”. E non solo, continua l’ordinanza: “Ciò si ritiene soprattutto in considerazione della consapevolezza qualificata che si deve richiedere a un uomo con la professionalità dell’indagato per anni nelle forze dell’ordine ed esperto penalista, istruttore delle forze dell’ordine, esperienza in base alla quale l’uomo avrebbe dovuto essere in grado di discernere il rischio effettivamente corso e i valori che era chiamato a bilanciare in tale situazione”.

Il legale di Adriatici, l’avvocato Gabriele Pipicelli, ha chiesto e ottenuto il trasferimento del suo assistito in una località segreta, dopo che l’immagine dell’abitazione di Adriatici era girata sui social.

Il testimone – Intanto oggi è emersa una nuova testimonianza rilasciata da una persona che ha detto di aver assistito all’omicidio. “Non ha sparato per sbaglio. L’italiano ha preso la pistola, l’ha puntata verso Youns e subito ha sparato il colpo che lo ha ucciso”, ha dichiarato in Procura un cittadino marocchino. Secondo la testimonianza riportata da Repubblica Adriatici “ha preso la pistola, ha mirato e gli ha sparato mentre Youns era fermo”. E ancora: “Ho visto un signore italiano che stava parlando al telefono, Youns lo ha spinto e l’italiano è caduto in terra sulla schiena. A quel punto, mentre era sdraiato, ha estratto la pistola dal fianco e gli ha sparato un colpo a sangue freddo. Dopo essere stato colpito, Youns è corso via con la mano sulla pancia e poi è caduto a terra”. Il testimone che si trovava “a sei, sette metri dalla scena”, è stato rintracciato nei giorni scorsi dai legali della famiglia di El Boussettaoui.

La manifestazione e la lettera della sindaca di centrodestra – Il clima nella cittadina in provincia di Pavia rimane molto teso. Oggi la sindaca di centrodestra Paola Garlaschelli, dopo giorni di silenzio, ha deciso di diffondere una lettera rivolta ai concittadini. Nel testo definisce l’assessore ai domiciliari, autosospeso, “una persona stimata e rispettata in città, di cui abbiamo apprezzato il lavoro di questi mesi”, che “è stato travolto da un fatto tragico“. La prima cittadina, in una lettera alla città parla di “giorni difficili per la nostra Comunità. Siamo increduli per la tragedia che si è consumata, scossi dal clamore che ha investito la nostra città e dalla strumentalizzazione mediatica che hanno assunto fatti che la magistratura è stata chiamata a chiarire”. Non una parola dalla Garlaschelli per la vittima, ma piuttosto una difesa dell’esponente del Carroccio del quale, ha detto, “non sta a noi giudicarne le responsabilità o le colpe”. E ha concluso: “Insieme ai colleghi della Giunta ed ai consiglieri di maggioranza ho ritenuto che un rispettoso silenzio fosse in questi giorni la scelta più saggia”.

Prima del corteo del pomeriggio erano state diffuse varie voci sul pericolo di scontri, situazioni “spiacevoli e di pericolo”, tanto che gli organizzatori hanno diffuso sui social un messaggio per rassicurare i partecipanti. “La nostra manifestazione sarà PACIFICA E STATICA, non vogliamo creare violenze ingiustificate o disordine pubblico. Il nostro obiettivo è manifestare il nostro disappunto e la nostra delusione nei riguardi delle decisioni della giunta comunale verso le persone emarginate, nella liberalizzazione delle armi da fuoco e nei confronti della giustizia privata”, si legge nel testo diffuso tra gli altri da Vogheranews. “Attuare strategie violente andrebbe contro gli ideali della manifestazione stessa e finirebbe per non far passare i messaggi fondamentali che portiamo. La manifestazione è nata per essere il più sicura possibile per tutte e tutti quindi ci distacchiamo da tutte le iniziative personali fuori dalla legalità che eventualmente potrebbero accadere”, concludono gli organizzatori che ribattono al sindaco parlando di una “Voghera migliore”.

“Io credo che non ci sia ancora sufficiente consapevolezza della gravità di quanto è successo lunedì sera a Voghera”, aveva invece dichiarato il segretario regionale del Pd Vinicio Peluffo che sabato mattina ha partecipato a un presidio del Partito Democratico in piazza del Duomo a Voghera per ribadire, come dice il nome dell’iniziativa, che “sicurezza è inclusione, no alla giustizia fai da te”. Per Peluffo “la sindaca avrebbe dovuto prima di tutto esprimere una parola di cordoglio per la vittima, cosa che non ha fatto, e avrebbe dovuto rassicurare i vogheresi che nessuno della sua giunta è e sarà mai autorizzato a girare le piazze armato e con il colpo in canna. È grave che quelle parole non siano arrivate, come non è arrivata una singola parola di condanna per atteggiamenti che, sia ben chiaro, non portano sicurezza ma disordine e violenza“.

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