di Eugenia Romanelli

Leggo post sui social, dichiarazioni sui vari media, parlo con colleghi, amici, professionisti. Ho ascoltato tutto, tuttə. E ho capito che in ballo c’è solamente una questione: la paura.

La differenza tra le esternazioni, più o meno becere, più o meno volgari, più o meno qualunquiste, più o meno pretenziose, più o meno arroganti, più o meno ignoranti, è solamente il diverso gradiente di consapevolezza sul sentimento di paura che si vive: chi riesce a dire “non mi vaccino perché ho paura” di solito è la persona più evoluta, in termini esistenziali, mentre chi si aggrappa a weltanshauung rimediate qua e là, un appiccicaticcio di folklore, ritualismo, scaramanzia, complottismo fantasy, cospirativismo maniacale persecutorio, sciamanesimo para-olistico è ben lontano dal tesoro nella mappa, che è sempre l’autenticità, la verità del sé.

Il Movimento Culturale ReWriters si raduna intorno a un Manifesto che promuove, di fatto, una rivoluzione valoriale: significa che l’onda dei riscrittori e delle riscrittrici che ogni settimana, dalla nascita di ReWriters, un anno fa, cresce del 150%, si muove sulla propulsione del desiderio urgente di fondare una nuova cultura di vita, un nuovo modo di stare al mondo e di convivere: porre la comunità al centro, il bene comune al primo posto.

Se è vero che il claim con cui ci rappresentiamo, quello con cui abbiamo messo in piedi un crowdfunding (ecco la nostra campagna solidale) recita “Un punto di vista è solo la vista da un punto”, se è vero che consideriamo la pluralità come una ricchezza, la libertà di opinione come base democratica di qualsiasi società, la differenza una forza, è anche vero che il senso del limite è un concetto altrettanto determinante per poter sviluppare valore. E, si sa, la libertà di chiunque finisce dove comincia quella degli altri.

Mettere al centro il bene comune, la comunità al primo posto, significa passare da un sistema egologico a uno ecologico in cui ci si impegni a trasformare il nostro piccolo io in un io più grande che comprenda tuttə, essi viventi e non, senzienti e non, in una sorta di identificazione con tutto ciò che percepiamo, perché non può esserci una piena realizzazione personale finché non si compie quella di tuttə (non lo dico io, lo dice l’endocrinologia, la fisica quantistica, il buddismo Nichiren, la psicologia cognitivo evoluzionista, le neuroscienze). A tal proposito, consiglio questo brevissimo video, capace di esemplificare più di ogni altra cosa quanto sto affermando.

Arrivo al punto: abbiamo capito che chi non si vaccina ha paura, al di là delle fantasiose spiegazioni che adduce a una scelta irrazionale. Paura di morire, paura delle conseguenze, paura di una sperimentazione ancora in corso e quindi con esiti non perfettamente determinabili. La paura è un sentimento che non può essere ignorato o represso ma va invece accolto, compreso, curato, per rendere libere le persone: libere di compiere scelte consapevoli e non coatte, dove a guidare è il proprio nemico interno, il boicottatore.

Chi, come me, ha assunto un rischio personale in nome della comunità e del bene comune, potrebbe incoraggiare i pavidi, comportarsi da esempio. So che non è semplice perché la paura è un sentimento che spesso produce comportamenti aggressivi difficili da digerire, soprattutto quando, a causa della paura degli altri, il rischio che abbiamo assunto come atto di responsabilità e generosità rischia di vanificarsi: “io non mi faccio di certo manipolare” (sottointeso: come te che ti vaccini); “ci sono altri modi di affrontare il virus, ad esempio rafforzando il sistema immunitario” (mica come te, che non sai prenderti cura di te stesso); “come mai nessun paese rende obbligatorio il vaccino?” (A differenza mia, tu non ti stai ponendo interrogativi: pecorone!); “Aspetto di vedere che cosa succede” (non sono idiota come te, che hai abboccato senza riflettere), e via dicendo.

Il problema maggiore, a mio avviso, è che questa paura è una grande occasione per scaricarne molte altre e dare sfogo a quel desiderio latente di vivere in guerriglia, che appartiene a molti esseri umani frustrati, sociopatici, insoddisfatti, magari politicamente delusi, diffidenti o ansiosi per natura, vittime di un generico senso di persecuzione, paranoidi o maniacali, etc. Forse, la prima cosa dovrebbe essere insegnare al prossimo a informarsi, a distinguere tra testate giornalistiche, riviste scientifiche, agenzie stampa e siti che fanno la cosiddetta controinformazione, dove circola l’urlo di piazza, il pettegolezzo da pianerottolo, la diceria folkloristica, la sgomitata sulla qualunque, la parolaccia come mozione passepartot.

È vero, il vaccino fa paura. È vero, la sperimentazione non è terminata. È vero, ci sono gli interessi delle case farmaceutiche. È vero, la politica cerca consenso. È vero, ci sono controindicazioni ed effetti collaterali. È vero, chi è vaccinato può ammalarsi e trasmettere. È vero, è importante rafforzare il sistema immunitario. È vero, l’informazione è confusiva. È vero, siamo terribilmente provati.

Ho una sola domanda: non vaccinandoti, stai mettendo il bene comune al centro? Stai dando il tuo contributo in questa devastante pandemia? Stai esercitando il tuo coraggio per il bene della tua comunità? Stai cambiando la storia del mondo?

Se questo articolo ti ha fatto cambiare idea, scrivimi, abbiamo bisogno di te su ReWriters: direzione@rewriters.it

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