Europa Verde parte subito con una rottura unilaterale, una lacerazione che mina alla base il progetto dell’unità degli ambientalisti. Il tutto sancito in un documento ufficiale che contiene una lunga serie di rilievi, rivolti ai parlamentari che, da marzo scorso, rappresentano alla Camera il simbolo del Sole che ride. Appena fondata, Europa Verde, con l’intento di unire tutti gli ecologisti, ha subito sancito la fine della collaborazione con la componente a Montecitorio FacciamoEco, guidata dalla deputata Rossella Muroni, ex presidente di Legambiente eletta con Liberi e Uguali. Muroni, a marzo 2021, aveva deciso di intraprendere un cammino insieme ai Verdi riportandoli di fatto nelle istituzioni, dando battaglia sui temi più caldi. Il progetto era stato lanciato insieme all’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti e ad Alessandro Fusacchia, a lungo braccio destro di Bruno Tabacci nel Centro democratico. In poche ore due ex del Movimento 5 Stelle, Antonio Lombardo e Andrea Cecconi, avevano abbracciato la causa, dando vita appunto alla componente FacciamoEco-Federazione dei Verdi, fino a oggi formata da cinque parlamentari.

Sembrava l’alba di qualcosa di nuovo, invece il matrimonio è durato pochi mesi. La direzione nazionale di Europa Verde ha deciso, attraverso una delibera visionata da Ilfattoquotidiano.it, di revocare in maniera unilaterale il simbolo. Nel documento dei due co-portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli ed Eleonora Evi, c’è un j’accuse nei confronti dei parlamentari di FacciamoEco. Dalla componente di Muroni, tuttavia, non c’è stata alcuna replica ufficiale, preferendo la linea del pragmatismo e del lavoro sui provvedimenti da modificare, come il decreto Semplificazioni. Al momento, peraltro, l’atto non è stato ancora notificato ufficialmente alla Camera. La revoca dei Verdi potrebbe provocare lo scioglimento della componente, che ha bisogno di un simbolo presente alle ultime Politiche.

Ma, a leggere la delibera dei vertici del Sole che Ride, è solo una formalità. Questione di ore. Uno dei punti contestati ai deputati di FacciamoEco è “l’indisponibilità di assumere una collocazione politica all’opposizione del governo Draghi che non può limitarsi alla semplice critica come invece proposto dalla capogruppo (Muroni, ndr) della componente”. Insomma, la Federazione dei Verdi non vuole sostenere l’esecutivo delle larghe intese, anche perché nella relazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza era previsto “l’aumento delle spese militari e la richiesta di fondi sul ponte sullo Stretto di Messina”. E inoltre il “Pnrr presentato dal governo Draghi non rispetta gli obiettivi sul clima”. Nel mirino di Bonelli&Co è finito anche il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, “che ha definito la transizione ecologica un bagno di sangue” e “sta caratterizzando la sua gestione riaprendo discussioni chiuse dai referendum popolari come quella sulla realizzazione delle centrali nucleari, o autorizzando nuove trivellazioni per la ricerca di idrocarburi, frenando gli investimenti sulla mobilità elettrica ritenuta dal ministro non conveniente almeno fino ai prossimi dieci anni nel nostro paese andando in controtendenza a quello che accade in tutto il mondo che investe nell’auto elettrica”. Una bocciatura su tutta la linea, compreso il sostegno alla guardia costiera libica. Muroni ha tenuto il punto, restando in maggioranza, ma senza lesinare critiche a Draghi e Cingolani. Proprio nei giorni scorsi, la deputata ha annunciato il suo “no” al rinnovo degli accordi con la Libia. Una posizione ritenuta insufficiente dai vertici del Sole che Ride.

Nel documento licenziato dalla direzione dei Verdi, non c’è solo il riferimento al lavoro in Parlamento. Il testo di Bonelli ed Evi sostiene che “non si è verificata alcuna disponibilità da parte della componente parlamentare di sostenere le liste di Europa Verde-Verdi o di costruire liste verdi ecologiste e civiche comuni per le prossime elezioni amministrative e regionali”. E c’è un duro affondo sul voto per il Campidoglio. Muroni, si legge nella delibera, starebbe lavorando “in prima persona alle riunioni per la costruzione di una lista civica ecologista concorrente alla lista di Europa Verde-Verdi all’interno della coalizione a sostegno del candidato sindaco di Roma Roberto Gualtieri”.

L’elenco di contestazioni include inoltre un altro elemento: “Nell’ultima newsletter inviata dalla componente parlamentare, si afferma la volontà di darsi ‘una struttura ben definita, con l’obiettivo, entro la fine dell’anno, di iniziare ad essere presenti anche fuori dal Parlamento” e che “stiamo costruendo una rete di tante realtà che condividano la nostra agenda e i nostri valori’”. L’apertura ad altre energie, insomma, non è gradita ai Verdi. Eppure, dopo tanti veleni, c’è una porticina aperta. Bonelli ed Evi auspicano che “subito dopo le elezioni amministrative” ci siano “come comunemente deciso anche con i Verdi Europei, le condizioni di un lavoro comune, che possa rendere nuovamente possibile una proficua e rinnovata collaborazione anche in Parlamento”. Tuttavia, oggi lo strappo appare insanabile.

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