di Giovanni Casciaro

Siamo solo a inizio estate e si sono già ripresentati eventi climatici allarmanti un po’ dappertutto. A giugno in Canada e nel nord ovest degli Stati Uniti le temperature hanno raggiunto valori, intorno a 50°C, ritenuti, fino ad oggi, molto improbabili o impossibili per quei luoghi. Si sono registrati centinaia di morti e migliaia di persone evacuate, una raffica d’incendi con la distruzione di boschi e paesi. E già a maggio nella Penisola Arabica e in Medio Oriente una super ondata di caldo, sono stati sfiorati i 50°C; nello stesso tempo in Russia, a nord del Circolo Polare Artico, sono stati rilevati 31,9°C e a Mosca battuto il record di temperatura massima con 30,8°C.

In varie parti del mondo primati di caldo estremo, vaste aree del Pianeta rischiano di diventare inabitabili in tempi relativamente brevi!

A indicare la rapidità dell’aggravarsi della situazione è il veloce e drammatico scioglimento dei ghiacciai artici, antartici e montani in tutto il mondo, con effetti che inducono una ulteriore accelerazione del fenomeno. “Forse abbiamo oltrepassato il punto di non ritorno per l’Artico” ha detto Markus Rex, capo della più grande spedizione scientifica di sempre al Polo Nord. Una triste constatazione che rischia di essere vera per tanti aspetti dell’emergenza climatica. E malgrado i molteplici avvertimenti, la gravità della minaccia climatica non viene percepita appieno da buona parte dei governi e degli esponenti politici.

Intanto sono veramente preoccupanti le anticipazioni sul nuovo rapporto redatto dal Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (Ipcc). Rainews in merito riporta sul suo sito: “Onu, clima: umanità a rischio”. E descrive i possibili “impatti irreversibili”, nel caso vi sia un aumento della temperatura globale di 2°C: “Circa 420 milioni di persone in più sulla terra dovranno affrontare ‘ondate di caldo estremo’ e fino a 80 milioni di persone in più nel mondo potrebbero essere minacciate dalla fame”; “oltre 85 milioni di persone potrebbero essere costrette a lasciare le loro case nell’Africa sub-sahariana entro il 2050”. Un rapporto molto più allarmistico del precedente del 2014, un lungo elenco di possibili gravi conseguenze, tra cui perdita di raccolti, carenza di acqua, estinzione di specie animali e vegetali!

Per cui risulta imprescindibile mantenere la temperatura media globale al di sotto di 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, come raccomandato dalle istituzioni scientifiche internazionali, nella consapevolezza che, senza provvedimenti adeguati e tempestivi, vi è il rischio di un aumento superiore a 2°C con tutte le nefaste conseguenze.

Quindi, per far fronte all’emergenza climatica è veramente importante fare un buon utilizzo delle risorse destinate alla “Rivoluzione verde e Transizione Ecologica”, ben 68,6 miliardi di euro, provenienti in buona parte dal Piano di resistenza e resilienza (Pnrr). Non si può permettere l’assalto a queste risorse da parte di soggetti, tra cui le lobby del fossile, delle armi e del cemento, che con le loro attività, tutte volte allo sfrenato sfruttamento delle risorse e alla realizzazione del massimo profitto, sono i responsabili dell’emergenza climatica. Il piano non si deve trasformare nell’occasione per “l’assedio finale al territorio italiano, tra grandi opere, semplificazioni normative e biodiversità sacrificata”.

In modo che si possa “migliorare la sostenibilità e la resilienza del sistema economico, e assicurare una transizione ambientale equa e inclusiva” come affermato nel Pnrr, è necessario un grande cambiamento, non più rinviabile, dei modelli sociali, economici e ambientali. E questo cambiamento si può realizzare solo adottando le proposte formulate dai movimenti e dalle organizzazioni ambientaliste. Resta poi cruciale per una vera riconversione ecologica, che affermi i diritti della natura e i diritti umani, la consapevolezza, la partecipazione, la mobilitazione dei cittadini.

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