Il giorno dopo il decreto che vieta il passaggio delle grandi navi davanti a San Marco e nel Canale della Giudecca, a Venezia è cominciata la battaglia navale. Da una parte per accaparrarsi ristori economici e trattare i risarcimenti, dall’altra per sostenere che la messa al bando dei natanti da crociera è solo all’inizio.

“È una prima importante vittoria, ma la battaglia contro le grandi navi in Laguna continua”. Il Comitato No Grandi Navi non esprime un giudizio totalmente negativo. “È positivo il fatto che dall’1 agosto scatti il divieto di navigazione per il canale della Giudecca e il bacino di San Marco alle navi con almeno una di queste caratteristiche: più di 25mila tonnellate di stazza lorda, più di 180 metri di lunghezza, più di 35 metri di altezza, produzione superiore allo 0,1% di zolfo”. Il Comitato sottolinea con soddisfazione: “Si va addirittura oltre al decreto Clini-Passera che vietava il passaggio alla navi oltre alle 40mila tonnellate”. Però si sottolineano anche i risvolti problematici. “È negativo il fatto che vengano stanziati fondi pubblici per compensazioni e ristori oltre che per i lavoratori del comparto (sacrosanto per chi ha oltremodo sofferto in questo anno e mezzo di pandemia e in questi quasi dieci anni di indecisioni politiche) anche per le compagnie multinazionali (M.S.C., Costa, etc.) e la Venezia Terminal Passeggeri”. Quest’ultima è la società che ha come azionista di maggioranza la Regione Veneto: “Compagnie e Vtp è la stessa cosa, visto che le compagnie hanno acquisito quasi la metà delle azioni della V.T.P. S.p.a” contestano i No Grandi Navi. “Così le compagnie verrebbero compensate due volte. Dopo anni di sfruttamento di Venezia e della sua Laguna, con danni provocati alla morfologia lagunare, alle fondamenta e alle pietre della città, con inquinamento dell’aria ed elettromagnetico, non risarciscono i danni, ma vengono risarcite per non passare più davanti a San Marco”.

Il comunicato critica anche il fatto che il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale venga nominato Commissario Straordinario. Fulvio Lino Di Blasio dovrà occuparsi di realizzare fino a cinque punti di attracco temporanei a Marghera nonché tenere la “manutenzione dei canali esistenti”. I No Grandi Navi sentono puzza di bruciato, temono lo scavo del Canale Vittorio Emanuele per collegare Marghera con Marittima, facendo tornare le navi a Venezia. “Insomma, si vuol far passare le grandi navi dalla bocca di porto di Malamocco, nascondendole da San Marco, e percorrere il canale dei Petroli con una commistione di traffico impossibile con il porto commerciale, con ulteriore erosione della Laguna centrale, davanti a impianti industriali pericolosi soggetti a direttiva Seveso”. Inoltre, “si vorrebbe farle approdare a Marghera, provvisoriamente, alle banchine Vecon e Tiv, danneggiando il porto commerciale, e poi in nuove banchine in Canale Nord Sponda Nord, in prima Zona Industriale, mettendo in questo modo in discussione qualsiasi ipotesi di riconversione ecologica delle produzioni a Porto Marghera”.

Sono le obiezioni già note, che finora avevano tenuto congelata la situazione. Infatti, il Canale dei Petroli rischia l’ingorgo dovessero convergere sia navi commerciali che passeggeri. Ma il timore dei No Grandi Navi è anche un altro: “Tutto questo dovrebbe essere in via transitoria, in attesa dei punti di attracco fuori della Laguna, come da bando di gara internazionale, con il fondato sospetto che poi la soluzione provvisoria diventi definitiva, come in realtà premono il sindaco di Venezia e il presidente della Regione Veneto, assieme con le compagnie crocieristiche”.

Contro il decreto, ma per altri motivi, si schierano operatori economici e sindacati. “Il Decreto di fatto cancella arbitrariamente la possibilità di utilizzo del terminal di Marittima in concessione a Vtp fino al 2025, per la movimentazione dei passeggeri”. Questa la dura replica di Venezia Terminal Passeggeri: “Quasi nessuna nave che scalava a Venezia potrà accedere alla Marittima; il decreto di fatto cancella la concessione in modo unilaterale, violando norme nazionali e comunitarie, e cancella uno dei più apprezzati porti crociere al mondo per livello di servizio, posticipando ad un tempo non ben definito lo spostamento delle attività a Marghera con il rischio concreto di porre la parola fine all’industria crocieristica veneziana”. E ancora: “È difficile che, una volta spostate le proprie navi in altri porti nazionali o peggio esteri, le compagnie decidano di ricollocarle a Venezia a distanza di anni”.

Una dura presa di posizione viene anche da Renzo Varagnolo, segretario Cgil per il Veneto, che denuncia “una campagna mediatica portata avanti per anni, cui nulla sono valsi i temi del lavoro portuale, crocieristico e di porto Marghera, un’economia che era parte integrante dell’identità della città”. La Cgil voleva almeno completare la stagione: “La scelta del Governo è incomprensibile se la traguardiamo al ridotto numero di navi da crociera che erano programmate nei prossimi mesi, avendo tutte le condizioni per preparare gli approdi a Marghera. È una decisione dove sembra prevalere una strumentalità ideologica e politica più che della ragione”.

Gelo anche dalla Lega per Salvini. Il consigliere regionale Marco Dolfin: “La montagna ha partorito il topolino. Oggi non ci sono né vinti né vincitori. Regna solo la consapevolezza di aver perso ben nove anni in polemiche sterili, con una grande figuraccia fatta a livello mondiale”.

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