Noi, i terribili ragazzi degli Anni 90, finalmente abbiamo una serie che ci racconta tormentati dall’amore, dalle relazioni d’amicizia e dal contatto sociale, specie in tempi di pandemia. Questo è quello che emerge dal bel prodotto Generazione 56K – prodotta da Cattleya e realizzata in collaborazione con The Jackal – disponibile su Netflix. Una storia in cui ognuno può identificarsi nei protagonisti che dagli Anni Novanta hanno saputo cavalcare negli anni l’onda lunga del web, imparandone i ferri nel mestiere e sfruttandone le possibilità fino a farne un business.

Noi non siamo nativi digitali ma la curiosità ci ha mossi fino a qui. Una delle scene cult che ci fa catapultare diretti in quegli anni è quando i tre ragazzini amici e protagonisti scoprono la misteriosa scatolina del modem 56K. Proprio quello strano oggetto ci ha aperto le porte al mondo esterno, verso le curiosità apparentemente senza risposta e le gioie del sesso. Negli otto episodi della serie – ambientati tra Napoli e Procida – si assistono ai flashback narrativi tra ieri e oggi.

Al centro della storia ci sono Daniel (Angelo Spagnoletti) e Matilda (Cristina Cappelli) che si incontrano per caso, grazie ad un’app per appuntamenti ma non tutto è come sembra. I due in realtà si conoscevano da adolescenti ma il riconoscimento non è immediato (da parte di lui naturalmente, ah questi uomini!). Quindi tra Daniel e Matilda scatta l’inaspettato colpo di fulmine. Impossibile non empatizzare con loro con l’iniziale antipatia, un classico dei grandi amori, poi il bacio rubato, una cartolina d’amore mai spedita e ritrovata dopo anni, i biglietti dei concerti degli 883… Ricordate “Come mai” e “Nord Sud Ovest Est”? Sì. Un sapore agrodolce di una infanzia che sembra perduta ma che in realtà è ancora presente nel marasma della confusione sociale dei giorni nostri.

Generazione 56K ci ricorda che l’amore viaggiava su una linea lentissima ma che era possibile rispettare l’uno il tempo dell’altro. Oggi invece si corre alla spasmodica ricerca dell’amore vero con un clic o un like. Chi di voi non ha mai usato un’app di incontri? Inutile mentire. C’è chi ha trovato il vero amore ma chi anche si è visto rifiutare sulla porta di casa con tanto di mazzata finale all’autostima. Però tutti siamo mossi dalla ricerca di una emozione forte.

Semplicemente dobbiamo tutti ammettere una cosa, scontata forse ma non banale: i ragazzi di oggi sono come quelli di ieri, forse più isolati (e qui Internet gioca un ruolo fondamentale), meno comunicativi ma con le stesse insicurezze e gli stessi dubbi dell’amore. Le app e i social consentono in maniera facile ed immediata la conoscenza, il contatto virtuale ma alla fine il salto nel buio verso la conoscenza fisica è possibile? In molti oggi si tirano indietro, hanno paura di farsi vedere per chi si è realmente – anche senza filtri di Instagram – ma in fondo cosa c’è di diverso rispetto al passato? Nulla.

Quante lettere d’amore non sono state spedite, quante cassette con le canzoni da dedicare non hanno mai conosciuto il destinatario? Tante, tantissimi. Perché se c’è una cosa che accomuna la Net generation, i Millennials, la Generazione X e Y è una sola: la voglia di amare, ma il coraggio spesso manca. Però innamorarsi è ancora possibile.

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