Dopo tre giorni di manifestazioni dei lavoratori, un vertice sul futuro dell’ex Ilva si è tenuto al ministero dello Sviluppo economico, con tutte le parti interessate – azienda, sindacati, governo e presidenti di Regioni, ndr – a partire dal tema della cassa integrazione, mentre sullo sfondo sono rimasti i nodi aperti del piano industriale e degli investimenti previsti da Acciaierie d’Italia. La proposta del ministro Giancarlo Giorgetti, poi approvata dall’azienda, è stata – spiegano dal ministero – “il ricorso, in continuità, alla cassa integrazione per 13 settimane, strumento individuato dal governo per alcuni casi particolari dopo la cessazione delle misure straordinarie introdotte per il Covid”.

“Al termine di questo periodo – ha spiegato in una nota lo stesso Giorgetti – sarà necessario e inevitabile la presentazione di un piano industriale aggiornato con nuove realtà a cominciare dal Cda integrato con la presenza del pubblico”. Ma se dai sindacati si considera il risultato delle 13 settimane come “frutto della lotta dei lavoratori”, come ha spiegato la segretaria generale della Fiom Cgil, Francesca Re David, restano però non poche incognite sul futuro: “Per noi vale l’accordo sindacale che abbiamo sottoscritto. Per ora vediamo tanta cassa, nessuna integrazione, non rispetto dell’integrativo firmato al ministero: diciamo che i rapporti con l’azienda non sono sicuramente positivi“. E ancora: “Il governo dice che bisognerà aprire una discussione sul piano industriale, dato che cambia il cda: bisogna capire se vorranno discuterlo con noi o solo informarci di quelle parti di cui vogliono informarci”, ha concluso Re David, lasciando il Mise.

Dello stesso avviso anche la Uilm, secondo cui – al contrario di quanto sottolineato da Giorgetti – l’incontro è stato “deludente”: “Esco con la stessa grandissima preoccupazione degli incontri precedenti: non c’è stata data nessun tipo di assicurazione. A distanza di mesi non c’è un punto che noi possiamo considerare un punto di partenza. È tutto in movimento, non ci sono impegni formali su quello che è il tema vero: il piano industriale. Qual è, visto che non è mai stato discusso con il sindacato? E la transizione quando partirà?”, ha spiegato il segretario generale Rocco Palombella. Dall’esecutivo, invece, è stato il ministro del Lavoro Andrea Orlando ad ammettere come gran parte dei nodi restino ancora sul tavolo: “Stiamo provando a mettere una toppa in una situazione di lacerazione, con uno strumento tecnico per poterlo fare, ma sarà comunque un strumento limitato nel tempo. Un tempo che andrà utilizzato per riprendere un dialogo costruttivo tra le parti sociali. Quindi se c’è una buona notizia è una buona notizia ‘temporanea’, perché poi gli ulteriori passi andranno costruiti in futuro”, ha spiegato, dopo il via libera alle 13 settimane di cassa.

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