La riforma della giustizia penale? C’è ma non si vede. C’è perché da più fonti considerano la discussione in Consiglio dei ministri come vicinissima. Non si vede perché di scritto e ufficiale non c’ò al momento ancora nulla. I famosi emendamenti al testo base a suo tempo impostato da Alfonso Bonafede che il governo avrebbe dovuto depositare alla commissione giustizia della Camera non sono mai arrivati. Il motivo è duplice: da una parte è noto come quella penale sia la più divisiva delle tre riforme in materia di giustizia che l’esecutivo è chiamato a portare a casa entro l’autunno. Dall’altro, la ministra Marta Cartabia sembra decisa a portare i suoi emendamenti – elaborati sulla base delle proposte formulate dalla commissione presieduta da Giorgio Lattanzi – direttamente in Cdm. È già nella giornata di domani, 8 luglio. Sulla riforma del processo penale, infatti, sia via Arenula che Palazzo Chigi vogliono accelerare.

Per questo motivo la guardasigilli ha incontrato negli ultimi giorni i big della maggioranza. Dopo i vertici avuti nelle scorse settimane con i parlamentari competenti per le questioni di giustizia, Cartabia ha visto Giulia Bongiorno per la Lega, Anna Rossomando e Alfredo Bazoli per il Pd, Pietro Grasso in quota Leu, Enrico Costa per Azione, Maria Elena Boschi e Lucia Annibali per Italia viva. Per Forza Italia parla il sottosegretario Francesco Paolo Sisto, mentre più complicata è la questione per il M5s, che esprime l’ex guardasigilli Bonafede, l’altra sottosegretaria alla giustizia, Anna Macina, ma che in questo momento è concentrato nella complicata trattativa tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte. Secondo fonti interne ai 5 stelle è proprio a causa del complicato momento del Movimento, che Draghi avrebbe voluto accelerare sulla riforma della giustizia penale, facendola planare direttamente in Consiglio dei ministri, dove siede l’ala governativa dei 5 stelle e dunque quella meno barricadera.

Sì, perché ovviamente il problema è sempre lo stesso: trovare un accordo sulla riforma della prescrizione, bandiera dei 5 stelle che il centrodestra e i renziani vorrebbero smantellare. Cartabia sembra orientata a proporre una versione che salva un “pezzetto” della riforma Bonafede: la prescrizione vale fino al primo grado, ma da quel momento il processo d’Appello deve concludersi entro due anni. In caso contrario scatta la cosiddetta “improcedibilità“: il reato non si può più perseguire e il processo muore. Stesso meccanismo si applica anche in Cassazione, dove il procedimento dovrà concludersi entro un anno. Qualsiasi procedimento e quindi sia uno per furto che uno per omicidio? Al momento non è dato sapere visto che non circolano testi della proposta. Che d’altra parte è ancora oggetto di trattativa: i 5 stelle vorrebbero escludere alcuni reati – come la corruzione – alzando le soglie temporali per altre fattispecie più gravi. “Il Movimento valuterà senza preclusioni in modo costruttivo e propositivo qualsiasi integrazione che garantisca lo spirito e gli obiettivi della norma Bonafede, che deve restare ferma”, dice Mario Perantoni, presidente della commissione giustizia e uno dei pochi parlamentari dei 5 stelle a rompere il silenzio pubblico sul tema. “Un processo – continua – deve sempre concludersi, in tempi ragionevoli, con una sentenza definitiva di merito contro ogni impunità. E’ un principio importante dello Stato di diritto e della civile convivenza”. La proposta piace invece al Pd con Bazoli che si dice fiducioso in un esito positivo della trattativa: “Penso che con qualche minimo aggiustamento si possa trovare una quadra che consenta di mantenere il principio della sospensione della prescrizione dopo il primo grado e poi con la prescrizione processuale in appello evitare il rischio di processi infiniti”.

Va sottolineato, però, che un sistema simile ha il difetto d’incentivare i ricorsi: e dire che lo stesso Draghi stimava un abbattimento del 25% dei tempi dei processi penali dopo le riforme legate al Recovery. A proposito di ricorsi, un altro punto indigesto ai 5 stelle tra le proposte della commissione Lattanzi c’era l’impossibilità per il pubblico ministero di fare ricorso contro le sentenze di condanna, ma pure quelle di proscioglimento e di non luogo a procedere. Una possibilità che veniva mantenuta solo per i difensori. Cartabia, invece, garantirà al pm di poter fare appello, ma solo in certi determinati casi che si applicano anche alle difese. Altra mediazione della ministra sulle priorità dell’azione penale decise ogni anno dal Parlamento: la politica dovrebbe indicare solo criteri generale, che ogni procura interpreterà a seconda delle emergenze di ogni territorio. Tentativi di mediazione che sulla carta sono irricevibili per i 5 stelle. Ecco perché fino all’ultimo non è detto che la riforma venga discussa in Cdm. D’altra parte era prevista all’ordine del giorno anche di una cabina di regia fissata per il pomeriggio, che è poi comunque slittata. Anche perché la ministra era impegnata in un incontro con le organizzazioni sindacali dell’amministrazione penitenziaria, dopo i fatti di Santa Maria Capua a Vetere. “Non intendo lasciar cadere le riflessioni che stanno emergendo sul carcere in questi giorni, ne ho parlato anche con il Presidente del Consiglio – ha detto – Non bisogna perdere l’occasione per il rinnovamento di un comparto così cruciale a vari livelli. Alcuni sull’immediato, altri richiedono riflessioni più ampie, a più lungo periodo”. A quale “rinnovamento immediato” si riferisce la ministra? Al momento non è dato sapere. Ma è un fatto che la Lega abbia subito commentato “che per alcuni reati gravi come la corruzione o la rapina deve rimanere la pena detentiva del carcere”.

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