Inizia a prendere una forma più definita la riforma del sistema fiscale italiano che dovrebbe concretizzarsi un una legge delega attesa entro il 31 luglio. Il confronto tra le forze politiche di maggioranza è serrato e la materia è ancora grezza ma su due punti sembrano aver raccolto un accordo di massima. Il primo è la riduzione del prelievo sulle rendite finanziaria, attualmente fissato al 26% (con l’eccezione dei titoli di Stato i cui guadagni vengono tassati al 12,5%). Un livello piuttosto elevato nel confronto internazionale ma non eccezionale, in linea con i prelievi applicati in Germania o Austria. La sforbiciata dovrebbe essere di 3 punti percentuali, riducendo quindi l’aliquota al 23%, stesso valore della Spagna. La tassazione delle rendite da capitale frutta un gettito di poco meno di 10 miliardi l’anno. La ricchezza finanziaria delle famigli italiane è di 4.500 miliardi di euro (tra conti correnti, azioni, titoli obbligazioni etc) ma si concentra in larga parte tra le fasce più abbienti della popolazione. Dunque la sforbiciata al prelievo non avrebbe alcun effetto redistributivo, anzi favorirebbe maggiormente chi è più ricco.

Viceversa va in direzione di una maggiore equità la rimodulazione dell’Irpef. L’obiettivo è un alleggerimento complessivo del prelievo per una tassa che ogni anno porta nelle casse dell’erario quasi 200 miliardi di euro. A pagarla sono in larghissima parte (il 94%) lavoratori dipendenti e pensionati. L’intervento di alleggerimento dovrebbe riguardare soprattutto lo scaglione tra i 28 e i 55 mila euro oggi gravato da un’aliquota del 38%. Il cosiddetto “scalone”, visto che il salto rispetto all’aliquota del 27% applicata tra i 15mila e i 28mila euro è di ben 11 punti percentuali. Nella fascia 28-55mila euro ricadono 7milioni di contribuenti, il 15% del totale (il reddito medio dichiarato dagli italiani è di 21.700 euro lordi annui, ndr), che garantiscono però il 57% del gettito complessivo. Più in generale il Pd preme per una rimodulazione delle aliquote sul “modello tedesco”, ossia costruito non su scaglioni ma sua una continua progressività.

Novità importanti arriveranno anche per le imprese, anche qui nell’ambito di una maggiore efficienza e minore pressione fiscale. In particolare l’Irap dovrebbe sparire venendo assorbita nell’Ires. Così come dovrebbero cambiare i meccanismi di detraibilità per predite accumulate nel corso degli esercizi. Così come

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