Il Reassemblement National di Marine Le Pen cresce, ma non abbastanza da portare a casa la vittoria pronosticata dai sondaggi prima di queste elezioni regionali in Francia, l’ultima chiamata al voto prima delle Presidenziali di aprile 2022, quando l’estrema destra della figlia d’arte tenterà di salire all’Eliseo. Doveva essere una prova di forza un po’ per tutti i partiti: per La République en Marche di Emmanuel Macron era il primo test alle regionali, visto che nel 2015 il partito non si era ancora presentato, per Le Pen doveva invece essere l’occasione per dimostrare di essere veramente in grado di insidiare la leadership dei macronisti, mentre Repubblicani e il blocco della gauche speravano soprattutto di non incorrere in una débâcle clamorosa che li avrebbe spinti ancora più in basso, dopo il crollo di consensi degli ultimi anni. E invece sono proprio quest’ultimi, a sorpresa, a uscire vincitori dalle ultime consultazioni, caratterizzate però da un astensionismo record: solo il 33% degli aventi diritto si è recato alle urne. Numero, quest’ultimo, che Le Pen ha interpretato come la prova di un’occasione persa: “I nostri elettori non sono andati a votare, chiedo una riscossa” per il secondo turno, ha detto chiedendo di “non lasciarsi influenzare dai risultati del primo turno e mobilitarsi per agguantare la vittoria di cui la Francia ha bisogno”.

I Républicains, dati per moribondi, sono in testa e si affermano come il partito più votato a livello nazionale, poco avanti al blocco della gauche. Staccata, attorno al 19%, l’estrema destra lepenista. Non decolla, ma questo era previsto, La République en Marche che non è al governo di nessuna regione e dimostra che in cinque anni non è riuscita a radicarsi sul territorio. Il primo partito, però, rimane di gran lunga quello dell’astensione, fra il 66,1% e il 68,6%. Ha votato un francese su tre, un record negativo che ha stracciato il precedente, quello del 2010 che aveva visto alle urne nelle regionali il 53,67%. “È particolarmente preoccupante”, ha ammesso il ministro dell’Interno, Gérald Darmanin.

Con i partiti tradizionali pronti alla riscossa dopo anni di buio totale, il presidente deve rianimare il suo progetto per riuscire a rimanere all’Eliseo. In quasi tutte le regioni sono in testa i candidati uscenti di un Paese governato, a livello territoriale, da destra e sinistra tradizionale. La grande sorpresa sono indubbiamente i Républicains, colpiti a inizio campagna elettorale dalla fuga di Thierry Mariani, che si è presentato con il partito della Le Pen nella regione dove il Rassemblement National era dato per favorito (Provenza-Alpi-Costa Azzurra) e che è stato votato meno di Marion Maréchal, la nipote di Marine, cinque anni fa. Il destino della regione tradizionalmente più favorevole ai Le Pen, quella di Marsiglia e Nizza, si deciderà domenica con il ballottaggio fra Mariani e l’uscente Musélier, con forti possibilità di convergenza di una sorte di fronte repubblicano sul candidato della destra moderata. Proprio Muselier e Xavier Bertrand, grande vincitore nelle Hauts-de-France, a nord di Parigi, dove ha letteralmente stracciato l’avversario del Rassemblement National (47% contro 23%) sono i due uomini che sembrano destinati a guidare i destini della destra nei prossimi mesi.

Non è scontato, quindi, che il duello per l’Eliseo si presenti come una riedizione del Macron contro Le Pen del 2017: non si può escludere una sfida fra il presidente uscente e il rappresentante dei neogollisti, ad esempio. Per Marine Le Pen si profilano invece momenti difficili se sarà confermato il crollo di consensi del partito, che prenderebbe addirittura 10 punti in meno rispetto alle regionali del 2015.

Così, i macronisti sconfitti nella regione delle Hauts-de-France, e in generale in tutto il Paese, puntano a dare il colpo di grazia alla destra estrema e invitano i loro sostenitori a votare per il candidato dei Republicains al secondo turno delle regionali. Il partito di Macron si appella a uno “sbarramento repubblicano”. “Chiediamo di votare Xavier Bertrand senza ambiguità, perché deve affrontare il Rassemblement National”, ha dichiarato Stanislav Guerini, Presidente del Partito della maggioranza presidenziale.

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