Degli “ultras liberisti” per svolgere “attività di supporto” al governo in materia economica. I cinque esperti nominati da Palazzo Chigi per “fornire supporto tecnico” hanno già fatto storcere il naso alle anime più di sinistra all’interno del Partito Democratico, uno su tutti il vicesegretario Peppe Provenzano. Ma ciò che ha attirato l’attenzione dei frequentatori più assidui dei social è uno dei nomi scelti dall’esecutivo Draghi: quello di Riccardo Puglisi, 47 anni, mantovano economista, professore associato all’università di Pavia, avversario di qualsiasi intervento dello Stato nell’economia, che si ritroverà a valutare gli investimenti pubblici programmati dal Recovery plan. Su Twitter può vantare una platea di oltre 77mila follower guadagnata sul campo a suon di endorsement alle politiche ultraliberiste, soprattutto di Matteo Renzi, mentre oggi è un grande sostenitore del presidente del Consiglio Mario Draghi. Ma la fama Puglisi se l’è conquistata soprattutto per la sua indole “blastatrice”, dando dello stupido a chi lo provoca sul social, oltre che per le sue ormai note liste di nomi, che assomigliano tanto a blacklist contro le quali scatenare i suoi follower, e per le sue posizioni aperturiste in materia di pandemia e visceralmente anti-Conte.

Basta infatti aprire il suo profilo per vedere nella lista dei suoi tweet (decine ogni giorno) quello fissato in alto con la videoclip dell’attore James Corden che canta con Ariana Grande No lockdowns anymore. Un post satirico, ma che nel titolo contiene esattamente il punto di vista di Puglisi: è infatti complicato, visto il numero elevato, stabilire quanti siano i post pubblicati con l’hashtag #MoriremoTutti, con i quali l’economista sfotte politici, giornalisti e persone comuni più propensi alla cautela riguardo alle restrizioni anti-Covid. Una strategia che assomiglia molto a quel populismo che tanto dice di voler stroncare e che lo fa assomigliare a una sorta di populista delle élite. Il 31 maggio scorso, ad esempio, si è lasciato andare guardando Otto e Mezzo di Lilli Gruber (uno dei programmi contro i quali si scaglia più volentieri) scrivendo: “Robusta gang di #MoriremoTutti a @OttoemezzoTW, mentre @alesallusti li prende a metaforiche pesciate in faccia“. E poi: “Ho un interesse antropologico per i #MoriremoTutti”, “Di che cosa si occupano oggigiorno i #MoriremoTutti?”, “Dove posso trovare le scuse dei #MoriremoTutti?”, per poi commentare con il solito hashtag un post sul picco di nuovi casi in Gran Bretagna.

Ma da cosa derivi tutta questa avversione per le restrizioni lo si capisce dai tweet più argomentati: “Non so voi, ma io mi sono francamente STANCATO di essere trattato dal governo del mio paese come un SUDDITO CRETINO“, scriveva il 14 aprile, quando al governo però c’era già Mario Draghi che, comunque, non dimentica mai di elogiare. Quattro giorni dopo, commentando le indiscrezioni secondo cui il premier non avrebbe chiesto ai tecnici del Comitato tecnico scientifico un parere sull’alleggerimento delle misure, esultava: “Finita la dittatura del Cts, evvai”.

E critico lo era, quando al governo c’era ancora Conte, anche sulla app Immuni: “Su mascherine e assembramenti sono perfettamente d’accordo – scriveva in riferimento alla loro importanza – Su Immuni ho moltissimi dubbi e infatti non l’ho scaricata“. Nessun parere, nonostante le centinaia di tweet pubblicati, sulla notizia che il green pass verrà caricato in formato digitale proprio sull’app Immuni. Senza dimenticare la battaglia contro il prezzo calmierato delle mascherine, con tanto di grafico scritto a mano: “Qualcuno è così gentile da fare avere al commissario Arcuri questo bel grafico fatto a mano, il quale dovrebbe illustrargli come mai un prezzo massimo sulle mascherine non è esattamente un’idea geniale?”.

E tra un “Lei è stupido o cosa?”, di cui si trovano decine e decine di esempi sul suo profilo, e un “È stupido, non c’è niente da fare”, riferito al leghista Claudio Borghi, l’economista Puglisi non manca di pubblicare le proprie liste di nomi che, scorrendo i suoi tweet, non rappresentano certamente il suo ideale di politico/giornalista/personaggio più o meno noto: “Conte Arcuri Casalino Travaglio Lucarelli Gruber Bettini Padellaro ambasciata”, è solo un esempio. Lo scopo, nemmeno troppo velato se si leggono i commenti sotto, è quello di scatenare gli sfottò, quando va bene, dei propri sostenitori.

La politica è un’altra materia sulla quale Puglisi ama esprimere le proprie opinioni in pubblico, soprattutto accanendosi contro l’ormai ex governo Conte e senza invece risparmiare elogi per l’ex presidente della Bce. Può essere definito, senza timore di smentita, un vero e proprio ultras del nuovo presidente del Consiglio, tanto che subito dopo il 3 a 0 della Nazionale alla Turchia è arrivato a twittare “L’Italia di Draghi vince!”, per poi condividere un tweet di Gianmarco Senna, consigliere regionale leghista in Lombardia, che aveva commentato “Redazione FQ right now”, con la gif di Wanna Marchi che dice “mi sento morire”.

Gli endorsement per Draghi, però, formano una lista ben più lunga: dai retweet degli apprezzamenti di Boris Johnson a quelli delle foto del premier e degli altri partecipanti all’ultimo vertice G7 con la scritta “Non vedo Conte”, per poi passare all’autoesaltazione: “Molto lieto di avere azzeccato la mia previsione su Draghi mesi fa. Grazie @matteorenzi“. E, infine: “Avete già ringraziato @matteorenzi per il fatto che @GiuseppeConteIT non è più presidente del Consiglio?”. Un ritornello continuo, a dire il vero: “Per non avere Salvini al potere, che cosa accettereste? La fustigazione su pubblica piazza? La dittatura di Giuseppe Conte? La pizza con l’ananas?”, “È di tutta evidenza come il governo Draghi sia più centrista del governo Conte 2. Le vedovelle sinistrorse di Conte si arrabattano istericamente al solo pensiero” e “Gli orfanelli di Conte sono uno spettacolo psichedelico”.

Ma l’ex premier non è l’unico bersaglio dei tweet del nuovo consigliere di Palazzo Chigi. Anche i media, quelli che non si allineano alla sua visione dell’economia e della politica, vengono spesso colpiti dalle scudisciate social di Puglisi. Il Fatto Quotidiano è indubbiamente una delle sue vittime predilette, ma l’11 giugno tocca anche a Report: “RENZI SUCCESSORE DI LETTA COME PRESIDENTE DEL CONSIGLIO NEL 2014 +++ Seguitemi per altri clamorosi scoop di @reportrai3“, scriveva. Ce n’è anche per Lilli Gruber e il suo Otto e Mezzo, quando cita un post del profilo fake di Maria Teresa Meli (anzi, l’account ha il cognome storpiato in Melì) in cui si legge che “Guardare il programma della Gruber dovrebbe essere considerato un lavoro usurante“. E quindi vale la pena, da sostenitore energico di un polo di centro (che vada da Italia Viva a Forza Italia passando per Azione), rilanciare anche un tweet della leader più a destra, Giorgia Meloni, quando attacca la Rai citando la Corea del Nord perché non la invitano nei programmi. Su Mediaset, invece, niente da dire.

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