Le intercettazioni realizzate col trojan installato sul telefono di Luca Palamara sono utilizzabili. Lo ha deciso il gup di Perugia che ha respinto la richiesta di dichiarare inutilizzabili gli ascolti, come chiesto dalla sua difesa. Rigettata anche l’istanza per una perizia sul server ‘di transito‘ delle conversazioni captate dal trojan, installato a Napoli. La decisione è stata presa dal giudice dopo diverse ore di camera di consiglio. Il gup ha così accolto la tesi della procura che ha sempre considerato utilizzabili le intercettazioni.

La decisione è stata presa nell’ambito dell’udienza preliminare relativa al troncone principale d’inchiesta che vede coinvolto Palamara insieme a Fabrizio Centofanti e Adele Attisani, accusati di corruzione. “Prendiamo atto della decisione del giudice. Restiamo in attesa degli accertamenti definitivi da parte della procura di Firenze. La battaglia per la verità anche sul trojan continua. Ricorreremo nelle sedi opportune, in Cassazione e alla Corte Europea”, ha detto l’ex capo dell’Anm. Nessun commento nemmeno da parte dei pubblici ministeri, il procuratore Raffaele Cantone e i sostituti Gemma Miliani e Mario Formisano. L’udienza è stata quindi rinviata all’8 luglio per l’inizio della discussione da parte della procura.

Questa mattina sono stati sentiti in aula gli esperti della polizia postale che hanno svolto gli accertamenti irripetibili sui 20 file riferibili a Palamara rinvenuti sul server di Napoli di Rcs, la società incaricata dalla procura perugina di svolgere le intercettazioni. Accertamenti dai quali è emerso che sono risultati “creati” tra il 4 e il 29 maggio del 2019. I file hanno una durata tra zero secondi e poco più di due minuti. Diciannove di questi sono “intellegibili” e il loro contenuto è stato trascritto dalla stessa polizia postale.

“Con il nostro tecnico abbiamo riscontrato che tre file tra quelli analizzati dalla polizia postale non sono arrivati a Roma – ha detto il difensore di Palamara, l’avvocato Benedetto Buratti-. Durante l’ispezione disposta dalla procura di Napoli e le operazioni irripetibili decise dal gup di Perugia e dalla procura di Firenze, inoltre, non si è accertato nulla rispetto alla traccia lasciata dal trojan sul server di Napoli l’8 settembre 2019. Insistiamo quindi sulla inutilizzabilità delle intercettazioni e sulla perizia completa sul server”. Per la procura di Perugia le intercettazioni sono da considerare “legittime perché rispecchiamo i criteri e sono state fatte in modo rituale”. Il giudice la pensa allo stesso modo.

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