Non ci sono solo i botta e risposta a distanza tra i leader del G7 e l’ambasciata cinese a Londra, dopo il summit in Cornovaglia durante il quale Pechino è finita nel mirino del Gruppo dei Sette per le violazioni dei diritti umani in Xinjang e a Hong Kong. E non è bastato nemmeno lo scambio di accuse reciproche tra i 30 Paesi della Nato e il Partito Comunista Cinese al termine del summit di ieri a Bruxelles. La battaglia tra il Paese guidato da Xi Jinping e il cosiddetto asse occidentale si combatte anche attraverso i media e la satira. Così, un’immagine del vignettista Bantonglaoatang ripresa e ‘interpretata’ dal Global Times, organo di propaganda del Pcc, è diventata l’ultimo messaggio di Pechino ai paesi critici, Stati Uniti in primis.

Nella vignetta, ribattezzata L’Ultimo G7, si vedono i membri del summit protagonisti di una versione rivista dell’Ultima Cena di Leonardo con teste di animale che si spartiscono una torta a forma di mappa cinese. In alto la scritta: “Così possiamo ancora governare il mondo”. Una frase che in parte riprende le dichiarazioni dell’ambasciata cinese a Londra dopo il summit in Cornovaglia, quando la rappresentanza di Pechino ha dichiarato che “sono finiti i tempi in cui era un ristretto numero di Paesi a governare il mondo”. L’immagine, che secondo il Global Times è diventata virale sui social cinesi, ha il doppio intento di dipingere le sette potenze come un gruppo di affamati sfruttatori pronti a fiondarsi su tutto ciò che può generare profitto per loro, colpendo coloro che ritengono propri nemici sotto la guida degli Stati Uniti, principale competitor internazionale di Pechino, ma anche di sottolineare le divisioni interne al gruppo.

Nell’illustrazione postata domenica su Weibo si vede un’aquila che indossa una bombetta con sopra una bandiera americana e stampa moneta da una piccola macchina che produce banconote, ma con un rotolo di carta igienica, e un debito che sale da 2mila a 8mila miliardi di dollari. Tra gli animali intorno ce ne sono alcuni, come il leone britannico o il castoro canadese, che sembrano propensi a rimanere vicini alle posizioni americane, mentre altri, come il lupo italiano, che sembrano tirarsi indietro, come a prendere le distanze dalle politiche di Washington. Segno che, secondo il vignettista, l’unità sbandierata dal gruppo sia tutt’altro che scontata. L’Italia, infatti, è il primo Paese europeo che ha aderito alla Belt and Road Initiative (Bri), la Nuova Via della Seta, e per questo è riluttante, nell’interpretazione dell’autore, ad aiutare gli Usa a sopprimere la Cina.

A Carbis Bay, Mario Draghi ha affermato che la posizione definita nel vertice, specialmente sulla questione del rispetto dei diritti umani, “riflette la nostra” e l’Italia “rivedrà la posizione sulla Via della Seta”, mentre Joe Biden ha ribadito di non volere un conflitto ma che Pechino deve agire con maggiore responsabilità. Ieri, invece, è stata la Francia, col presidente Emmanuel Macron, a frenare riguardo alle accuse a Pechino, ricordando che la Cina “è una grande potenza con la quale noi lavoriamo su questioni globali, per esempio il clima“.

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