Ancora pochi giorni. Poi, lo scenario di crisi sarà concreto: Roma rischia di finire in emergenza rifiuti già dalla prossima settimana. La data è quella del 15 giugno. Dal giorno successivo, infatti, la discarica di Sogliano, in Emilia Romagna, non sarà più in grado di accettare la spazzatura della Capitale. Intanto, però, Campidoglio e Regione Lazio continuano a rimanere fermi, ognuno nelle proprie posizioni. Da una parte, l’ente governato da Nicola Zingaretti chiede a Roma di individuare il luogo sul proprio territorio per una discarica, soluzione questa che non risolverebbe i problemi immediati. Mentre il Campidoglio accusa la Regione di impedire che i rifiuti romani vengano inviati altrove: “Stiamo di fronte a un ricatto politico – spiega a ilfattoquotidiano.it l’assessora ai rifiuti capitolina, Katia Ziantoni – trovo scandaloso che a Roma, la capitale d’Italia, si continui con questa situazione. Noi quello che possiamo fare lo stiamo facendo. Se c’è un’emergenza perché c’è una crisi regionale evidentemente vanno presi provvedimenti urgenti. Non si può risolvere solo con la programmazione”.

Ancora una volta, insomma, sulla monnezza è muro contro muro. “Se sono contrari alla discarica nel territorio del comune, perché nel dicembre 2019 avevano indicato Monte Carnevale?”, si chiedono provocatoriamente dalla Regione. “Era stata un’imposizione”, ribattono dal Campidoglio. La pace sembra lontana. E nemmeno il tavolo tecnico promosso dal ministero della transizione ecologica per ora ha messo tutti sulla stessa direzione. Nonostante le urgenze. Dal prossimo 15 giugno, con quindici giorni di anticipo, Sogliano non potrà più accogliere i rifiuti capitolini: si tratta di circa 200 tonnellate al giorno, che rischiano di portare al collasso il sistema. La E. Giovi (proprietaria dei due Tmb di Malagrotta, che si appoggiavano all’impianto di Sogliano), ha proposto diverse alternative: Angelo De Cesaris Srl nelle Marche, Italcave a Taranto, NEW ENERGY in provincia di Pordenone e gli impianti a Bergamo e Mantova del gruppo Hera. Si tratta di discariche disponibili, ma più costose. Attualmente il Campidoglio per il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti paga 177 euro a tonnellata per Sogliano, una cifra inferiore a tutte le ipotesi prospettate al tavolo (200 euro di media, con un massimo di 220 per l’impianto tarantino).

Ed è qui che sarebbe andato in scena il primo scontro. Secondo la Regione Lazio, contattata da ilfattoquotidiano.it, i tecnici del Comune si sono espressi maniera contraria a sostenere un maggior esborso: “il loro unico obiettivo alla riunione era quello di mandare i rifiuti a Viterbo, che già accoglie parte dei rifiuti romani, per spendere di meno, ma così rischiamo di accelerare una crisi anche nelle altre provincie”. Il Campidoglio però si difende: “La parte tecnica ha fatto notare che quando si continua a parlare dei maggiori costi della Tari – replica l’assessora capitolina Ziantoni – è dovuto proprio a questo. I conferimenti a Viterbo e a Civitavecchia hanno un costo inferiore. Sennò sembra che siamo noi che vogliamo aumentare la Tari ai cittadini”. In una lettera indirizzata alla E. Giovi, l’amministratore di Ama, Stefano Zaghis, che abbiamo provato a contattare, conferma “la disponibilità di Ama a sostenere e pagare con cadenza mensile i maggiori costi”. A fermare tutto, secondo Ziantoni, sarebbe però la Regione che “tiene i romani in ostaggio. L’invio deve essere autorizzato dalla Regione Lazio, che al momento non sblocca questa possibilità”. Ma per Massimiliano Valeriani, assessore ai Rifiuti del Lazio, le sue sono “dichiarazioni prive di senso: Ama e le altre aziende sono libere di stipulare contratti con operatori di altre regioni italiane senza nessun intervento o autorizzazione della Regione Lazio”.

La situazione potrebbe sbloccarsi già nei prossimi giorni. Ma l’obiettivo del Comune, nel medio termine, è chiaro: poter conferire i propri rifiuti negli impianti di Albano, Colleferro (chiuso nel gennaio 2020, ma non saturo), a Magliano Sabino (dove c’è una discarica di inerti) ma soprattutto Roccasecca, la discarica in provincia di Frosinone, al centro di una recente inchiesta giudiziaria che ha portato all’arresto dell’ex dirigente regionale Flavia Tosini e dell’imprenditore Valter Lozza, amministratore di Mad Srl, proprietaria dell’impianto. A Roccasecca ci sono cubature autorizzate pari a 449.500 metri cubi che il comune di Roma vorrebbe utilizzare. La discarica, però, è stata chiusa subito dopo l’inchiesta giudiziaria, la stessa che ha portato alla revoca di un’altra discarica, quella di Monte Carnevale. Inoltre la società dallo scorso 26 marzo ha chiesto ufficialmente alla Regione la revoca per le autorizzazioni dell’ampliamento dell’impianto. La Regione, di fronte alla richiesta del proprietario, si è dichiarata impotente. Per poter utilizzare l’impianto due sono le soluzioni: la requisizione o l’esproprio ai fini di pubblica utilità. In ogni caso, servirebbero almeno due mesi. E il 16 giugno è già alle porte.

Al tavolo tecnico il ministero ha bacchettato l’amministrazione di Virginia Raggi sulla raccolta differenziata, che lo scorso aprile si è attestata al 47%. Per il futuro prossimo Ama spera di poter contare in poco tempo su due nuovi impianti Tmb: uno da realizzare nell’area industriale di Santa Palomba. L’altro, già in servizio, che verrebbe acquistato dalla municipalizzata con un investimento di cento milioni di euro (tra le ipotesi più accreditate c’è l’impianto Rida Ambiente in provincia di Latina). Ma l’impressione è che fino a quando il Campidoglio non individuerà un’area nel proprio Comune dove localizzare la discarica, come richiesto dalla Regione Lazio, sarà difficile trovare strategie condivise sui rifiuti. Per questo dal Campidoglio è sempre vivo lo spettro del ricatto: “Da quello che emerge dai tavoli sì – conclude Ziantoni – Perché ci viene sempre detto: Roma deve indicare il sito, deve fare la sua parte, e noi troviamo le soluzioni. Dal punto di vista normativo, io starei attenta”.

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