Era stato lui stesso il primo maggio, nel corso di un’intervista a Repubblica, ad avanzare la possibilità dei vaccini in vacanza. Successivamente ha fatto un’inversione di 180 gradi dicendo che l’idea non era realizzabile, salvo poi ammorbidire le proprie posizioni pochi giorni fa, parlando di soli casi “eccezionali”, e arrivare oggi ad annunciare nuovamente il piano, ma dicendo che si tratta “più di uno spot che di una necessità”. Tutto in poco più di un mese. Ogni volta che ha rilasciato dichiarazioni sulla vaccinazione in vacanza, il commissario straordinario, Francesco Paolo Figliuolo, ha espresso una posizione diversa.

Il via libera definitivo è arrivato oggi, con la lettera che il generale ha inviato a tutti i presidenti di regione e con la quale ha chiesto maggiore “flessibilità” sulle prenotazioni dei vaccini per i cittadini italiani, in vista delle vacanze estive, e permesso anche le somministrazioni per chi passa le ferie fuori regione. Lo ha annunciato lui stesso in un’intervista a Radio 24: “La Conferenza delle Regioni mi ha chiesto la possibilità di essere ancora più flessibile e dare la facoltà di fare anche in casi particolari la seconda dose in vacanza. Ho appena firmato la risposta. Per la struttura va bene, ci organizzeremo e faremo gli opportuni bilanciamenti logistici delle dosi”. Una posizione che, detta così, sembrerebbe ricalcare perfettamente quella espressa il 1 maggio scorso, quando dopo l’intervista aveva chiarito che il governo stava valutando l’ipotesi di “vaccinazioni nei luoghi di vacanza, anche per coinvolgere i giovani.

In questo mese e poco più, però, ha cambiato posizione più di una volta. Basta raccogliere le sue dichiarazioni del 18 maggio, appena 17 giorni dopo l’annuncio, per imbattersi nella frenata improvvisa. Quello dei vaccini nei luoghi di villeggiatura era diventato improvvisamente un “non-problema”: “È bene che chi va in vacanza regoli le proprie vacanze in funzione dell’appuntamento vaccinale. Per Astrazeneca si può fare con un intervallo tra 4 e 12 settimane tra prima e seconda dose, con i vaccini a mRna si può fare a 42 giorni”. L’aumento del tempo di attesa tra la prima e la seconda dose, quindi, come elemento sufficiente a non creare disagi tra i cittadini. E ha poi aggiunto: “La soluzione c’è già. Basta essere molto aderenti a quelle che sono le necessità dei cittadini. Io credo che in un hub vaccinale come questo (si trovava al Palasport Mens Sana di Siena, ndr) uno viene e chiede di spostare la seconda dose di una o di due settimane e ritengo che questa sia la soluzione migliore. Però sono aperto a qualsiasi altra proposta che le Regioni vorranno farmi. Ovviamente a tutto c’è un limite. Se facciamo voli pindarici e invenzioni, io non ci sto”.

Ma una posizione così netta è stata presto, e di nuovo, ammorbidita il 4 giugno. Appena cinque giorni fa, il commissario straordinario aveva di nuovo riaperto uno spiraglio alla vaccinazione in vacanza, pur ritenendola una “assoluta eccezione” valida solo nei casi di pernottamento a lungo termine o dedicata ai lavoratori stagionali fuori regione, mentre si spingeva per una “maggiore flessibilità” delle regioni di residenza nell’offrire un arco di tempo più ampio per prenotare il proprio richiamo e non compromettere così né le vacanze né il buon esito della campagna vaccinale in estate. Tanto che la Lombardia di Attilio Fontana si era mossa annunciando che dal 28 giugno i suoi cittadini potranno prenotare la seconda dose di Pfizer tra il 21esimo e il 42esimo giorno dalla prima somministrazione e quella di Moderna tra il 28esimo e il 42esimo. Ma oggi la nuova virata che riporta la situazione al punto di partenza: “Ho appena firmato la risposta”, ha detto dando la possibilità ai governatori di organizzarsi logisticamente. Ma con una postilla finale: si tratta “più di uno spot che di una necessità”.

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