È assolutamente necessaria una legge che imponga a chi voglia candidarsi ad una carica elettiva di dichiarare la propria appartenenza a logge di qualsiasi ispirazione. Se avete dubbi al riguardo leggete Potere massonico, in libreria da qualche giorno con Chiarelettere, firmato da Ferruccio Pinotti che ha già dato importanti contributi sulla materia e che stavolta propone un racconto dell’Italia massonica che fa impressione.

Superata l’introduzione di Aldo Cazzullo che si limita ad elencare tutte le grandi e grandissime personalità della storia che sono state anche fratelli di compasso, per concludere che la massoneria è un “fenomeno complesso che va indagato a fondo senza pregiudizi”, troverete un pozzo di informazioni. Il punto, infatti, è che le origini della massoneria e la sua evoluzione nella seconda metà dell’800 non aiutano a comprendere cosa sia oggi il fenomeno delle logge, maledettamente serio e pervasivo. Allora il vincolo massonico garantì la rivoluzione contro i regimi autoritari, la segretezza salvò le vite degli animi coraggiosi e diede impulso alle reti dei rivoltosi.

A ben poco serve, dunque, insistere nel richiamare le nobili radici settecentesche della massoneria, anche perché la sua purezza venne gravemente macchiata all’inizio del secolo scorso, quando non resse alla nascita dei fasci di combattimento. Come già aveva dimostrato lo storico Gerardo Padulo (L’ingrata progenie, NIE, Siena, 2018), Pinotti ci ricorda nel suo poderoso saggio che la massoneria vide in Mussolini un interlocutore credibile, tanto che i suoi maggiori esponenti presero parte all’adunata del 23 marzo 1919 – data di nascita dei Fasci di combattimento – e flirtò con il regime finché non credette di poter dettare la linea sulla questione del Vaticano e in generale della laicità: niente da fare, porte chiusissime, anzi.

A quel punto Mussolini passo alle vie di fatto per sbarazzarsi di ogni ‘corpo intermedio’, mettendo fuori legge i massoni e non solo loro. Di lì il tanto discusso intervento di Antonio Gramsci, inteso erroneamente nel corso degli anni come un riconoscimento della massoneria, e di lì la patente di ‘antifascismo’ conquistata dai ‘fratelli di compasso’, pur se non avevano alzato un dito per impedire la degenerazione autoritaria e fascista dello Stato – le logge di Trieste e Fiume, ricorda Pinotti, non mancarono di dare il loro attivo contributo alla dannunziana impresa.

Nella Repubblica democratica, fin dalla sua nascita, profondo è stato il ruolo delle logge che si propongono come luogo di intermediazione delle decisioni e come orientamento e selezione della classe dirigente: del resto, nelle sue ricerche storiche Gian Mario Cazzaniga definisce la massoneria come “la prima associazione che si pone l’obiettivo di influenzare e dirigere la società già agli albori del Settecento attraverso l’egemonia culturale sull’opinione pubblica”. Una sintesi efficacissima del ruolo che si danno i massoni.

Detto questo, voi direte, di cosa dobbiamo preoccuparci? Di tutto. Perché la segretezza ha favorito in passato la mostruosità della P2, loggia riservata che ha guardato e ‘pesato’ sulla nostra vita pubblicità per vent’anni, espressione del Grande oriente d’Italia nel quale Licio Gelli si muoveva come un pesce nella sua acqua; e poi perché il segreto favorisce tutt’oggi incroci perversi con le organizzazioni criminali messi in luce in modo inequivocabile da numerose e solide inchieste giudiziarie di cui apprendiamo dalle cronache quotidiane.

Ferruccio Pinotti ce le ricorda in questo suo affresco dell’Italia massonica e para-massonica ricostruito attraverso testimonianze, intrecci, relazioni personali, atti giudiziari. Ancora non sappiamo tutto, se è citato in una sola nota un uomo chiave della massoneria come Francesco Cosentino – “Colpa di P2 è Cosentino”, dice Sandro Pertini e annota Andreotti nei suoi Diari, come racconta Sandra Bonsanti nel suo Colpevoli sempre per Chiarelettere. Perché i segreti sono ancora ben custoditi in questa Italia che è diventata un po’ troppo massonica nel suo modo di essere, ora che la rappresentanza politica è così frammentata.

La massoneria svolge molte opere benefiche. Troverete targhe di donazioni e opere di bene in ogni dove; ma purtroppo non è lì il suo core business. Il grado di politicizzazione del sodalizio massonico è altissimo, Pinotti lo snocciola di anno in anno. Per questo c’è urgente bisogno di quella legge.

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