Bisogna tenere conto dei vantaggi assicurati alla collettivita dalla collaborazione con la giustizia di Giovanni Brusca. E allo stesso tempo non si può evitare di notare come i mafiosi siano disincentivati a farsi collaboratori di giustizia dopo le sentenze della Cedu e della Corte costituzionale sull’ergastolo ostativo. Lo scrive Roberto Scarpinato, procuratore generale di Palermo, in un’intervento sul quotidiano La Stampa di Torino. “La questione dell’accettabilità sociale della liberazione di Brusca, dopo l’espiazione di 25 anni di carcere e un’ampia collaborazione con la giustizia, sembra ormai appartenere a una stagione storica del passato in via di progressiva liquidazione a seguito delle sentenze della Corte Edu e della Corte costituzionale che hanno posto le premesse per consentire l’uscita dal carcere dopo 26 anni (che possono ridursi a 21 per l’ulteriore sconto dovuto alla liberazione anticipata) anche ai cosiddetti ‘irriducibili‘, cioè capimafia ed esponenti di rango delle mafie condannati all’ergastolo, i quali, pur essendo a conoscenza di informazioni preziose per impedire che i loro complici rimasti in libertà continuino a uccidere, a ‘mafiare‘ e per accertare gli autori di gravi reati, si rifiutano di collaborare con i magistrati”, sostiene l’esperto investigatore antimafia.

Il riferimento, chiaramente, è per le pronunce che hanno dichiarato incostituzionale l’ergastolo ostativo: se il Parlamento non scriverà di nuovo l’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario entro il maggio del 2022, pure i boss delle stragi che non hanno mai collaborato con la giustizia (come i fratelli Graviano o Leoluca Bagarella) potranno uscire dal carcere dopo 26 anni. “L’effetto di tali decisioni – continua Scarpinato – è infatti, al di là delle migliori intenzioni, una forte disincentivazione alla collaborazione”. Per il procuratore generale di Palermo , “occorre poi prendere atto che se oggi a fronte delle diffuse perplessità della pubblica opinione sulla giustificabilità etico-sociale della liberazione condizionale di Brusca può efficacemente argomentarsi che occorre tuttavia tenere conto dei grandi vantaggi assicurati alla collettività dalla sua collaborazione con la giustizia, domani sarà arduo giustificare l’accettabilità sociale della liberazione dopo appena ventuno anni degli ‘irriducibili, senza alcun vantaggio per la collettività e semplicemente avallando le giustificazioni poste da costoro a fondamento del loro rifiuto di collaborare con la giustizia”.

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