di Gianfranco Pagliarulo*

Gentile Presidente del Consiglio, gentile ministro degli Esteri,

vi chiedo a nome dell’Anpi di bloccare immediatamente l’iter di nomina del signor Mario Vattani ad ambasciatore italiano a Singapore.

Alla singolare biografia del signor Vattani su cui tornerò, si aggiunge la gravissima vicenda segnalata da ilfattoquotidiano.it del 26 maggio. Secondo ilfattoquotidiano.it il signor Vattani nel 1989 avrebbe partecipato con altri personaggi di “una banda di naziskin” ad una “aggressione selvaggia e a sangue freddo” all’uscita del cinema Capranica di Roma nei confronti di due ragazzi che subirono gravissime lesioni. Andrea Sesti, uno di questi ragazzi, “subì due operazioni al cranio e la frattura delle dita della mano”.

Oggi l’uomo, intervistato da ilfatto.it, afferma: “Vattani (…) fu prosciolto da ogni accusa”, ma fu l’unico anche a risarcire i due ragazzi massacrati, dice ancora Sesti al giornalista, “con una provvisionale di 90 milioni di lire ciascuno, ottenendo in cambio il ritiro del processo di rito civile”. Ancora Sesti: “Con quei soldi all’epoca comprai casa”. Altri della banda furono condannati “per tentato omicidio: quattro condanne a quattro anni e quattro mesi a carico dei gemelli Stefano e Germano Andrini, Andrea Pennacchietti e Ildobrando Ceccarelli. (…)”.

Nel corso dell’articolo si scopre che il signor Vattani divenne successivamente “consigliere diplomatico di Alemanno”, allora sindaco di Roma, quando questi fece assumere all’Ama “Stefano Andrini, uno dei fratelli condannati 20 anni prima per aver ridotto Sesti in fin di vita”.

Come si spiega un’assoluzione per un reato evidentemente a parere del giudice non commesso, ed un risarcimento, per lo stesso reato non commesso, per una cifra molto elevata come 90 milioni di lire ad Andrea Sesti ed un analogo risarcimento ad un’altra vittima della bestiale aggressione? E chi ha pagato questi milioni, dato che Mario Vattani affermò: “Non ricordo. (…) io di certo non glieli ho dati”?

Chiedo di appurare se le notizie riportate da ilfattoquotidiano.it corrispondano al vero perché, se così fosse, la sua nomina ad ambasciatore sarebbe quantomeno un tragico paradosso. Aggiungo che il signor Mario Vattani, figlio dell’ambasciatore Umberto, per due volte Segretario generale alla Farnesina, era stato protagonista nel maggio del 2011 di un pubblico concerto organizzato da CasaPound.

Nella sua esibizione, accompagnato dalla sua band, Sottofasciasemplice, Vattani cantò canzoni che inneggiavano alla Repubblica sociale italiana e denigravano la Repubblica italiana, definita come “fondata sui valori degli epuratori (…) sui valori della violenza, del tradimento e dell’arroganza (…), sulla lotta armata fatta da banditi e disertori, dinamitardi e bombaroli”.

Nonostante ciò, il 26 luglio di quell’anno Mario Vattani fu destinato alla sede di Osaka, in Giappone, come Console generale. Il clamore suscitato dalla sua esibizione musicale fece sì che fosse richiamato a Roma per essere sottoposto a provvedimento disciplinare.

Non risulta che il signor Mario Vattani abbia mai chiesto scusa in merito all’aggressione del 1989 né che abbia mai abiurato al suo credo politico quale esposto nelle sue dichiarazioni pubbliche. Dire che il signor Vattani ha simpatie neofasciste mi pare francamente un eufemismo. Risulta invece che la sua recente nomina ad ambasciatore sia ancora ad uno stadio intermedio del complesso iter amministrativo. Per questi elementi della sua biografia (se confermati) e perché in passato esplicito denigratore della Repubblica, la sua persona è in conclamato contrasto col ruolo di rappresentante di questa Repubblica all’estero.

Afferma Andrea Sesti: “Di Vattani osservo da 30 anni la luminosa carriera all’ombra della diplomazia e del privilegio. In sfregio alla Repubblica antifascista”. In sfregio alla Repubblica antifascista, signor Presidente del Consiglio, signor Ministro! Faccio appello alla vostra sensibilità democratica perché questo sfregio, questa nomina incomprensibile e dannosa per l’immagine del nostro Paese all’estero sia bloccata con la massima urgenza.

*l’autore è presidente dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia

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